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lunedì 14 novembre 2011

Il SEL, Monti e le "minoranze"

Premetto e ricordo che Sinistra Ecologia e Libertà, oggi data all'8% nelle proiezioni di voto, con un calo dello 0.2% *,  non ha rappresentanti in Parlamento. Tuttavia il partito si è espresso ugualmente dando il suo appoggio al Governo Monti ma ponendo delle condizioni.
Verrebbe da sorridere, giacché la forza negoziale di SEL, viste le premesse, è evidentemente molto bassa, se non aprisse a delle importanti riflessioni sulla capacità giustamente richiesta ad un Governo, e in questo caso all'attuale Governo Monti, di comunicare con le "minoranze" (in questo caso in termini di voti e rappresentanze nelle Istituzioni centrali), di integrare tra le proprie preoccupazioni anche le "loro" e di comprendere l'importanza di cercare delle soluzioni condivise.

Ma vediamo come e se vengono intercettate le istanze dei piccoli gruppi, delle voci senza megafoni, delle parole senza grandi testate giornalistiche alle spalle. E poi traiamone spunto per nuove riflessioni, facciamoci domande: Monti ascolterà l'Italia, tutta? o solo l'Europa? Il bene del Belpaese coincide con quello dell'Europa? o con quello che l'Europa pensa sia il nostro bene? Un Governo tecnico di "europeisti" sa quello che è meglio per l'Italia? Mentre i nostri politici no?! ...facciamoci delle domande...


10 novembre 2011                                    
SEL: MONTI A 4 CONDIZIONI **
Sinistra ecologia e libertà, messa anche sotto pressione del Pd, non ha chiuso a un'ipotesi di esecutivo a guida Monti, ma ha messo nero su bianco quattro paletti precisi.
Primonessuna «ipoteca berlusconiana» sui nomi.
Secondo, una patrimoniale.
Terzotempi brevi che preludano, ed è la quarta condizione, a elezioni presto.

14 novembre 2011                                    
DIRETTA NO-STOP ***
Il professore in conferenza stampa: "Governo aperto alla politica ma capirei il rifiuto".
E LA PRIMA CONDIZIONE MI SEMBRA GIA' IN BILICO.
"Conclusione naturale sarà nel 2013".
E LE CONDIZIONI TERZA E QUARTA CROLLANO.
Vedremo come si evolverà la situazione nei prossimi giorni...

27 novembre 2011                                   
E con la patrimoniale "leggera"****, ovvero una finta patrimoniale, potremmo dire integrata "LEGGERMENTE" (o fintamente?) la SECONDA DELLE CONDIZIONI del SEL.





Roma - Fine della manifestazione di SEL "Ora tocca a noi"
01 Ottobre 2011 © Sabina De Rosis



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* Fonte: TG La7
** http://www.unita.it/italia/monti-i-si-e-i-no-dei-partiti-di-opposizione-scheda-1.351080
*** http://www.repubblica.it/politica/2011/11/14/dirette/monti_al_via_le_consultazioni_i_mercati_finanziari_asiatici_festeggiano_il_premier_incaricato-24969649/?ref=HREA-1
**** http://www.corriere.it/economia/11_novembre_25/sensini-autority-conti-pubblici_b281dd7a-172e-11e1-8448-ba9de42f6fce.shtml



giovedì 28 luglio 2011

La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda. [Milan Kundera]

"Che vuoi che capiscano quelli?
Quelli là al massimo gli danno fuoco, 'che le cose non se le sanno tenere, non lo capirebbero!"

E pensare che a pronunciare queste parole sono personaggi che fino a ieri facevano parte della stessa massa indistinta di persone che oggi chiamano cittadinanza, popolazione... se non gente o quelli.
Sì, una massa indistinta dalle connotazioni alquanto oscure e negative.
Rozzi e incivili.
Vigliacchi e limitati.
Gente da responsabilizzare ed educare
(quindi irresponsabile e ignorante).
Gente che parla "tanto per".
Gente che non sa.
Gente che non capisce.
Stupidi.

"E che ne vogliono sapere quelli?
Le persone a te dicono una cosa, a me un'altra, tanto per parlare!
La gente ti manda avanti perché è vile.
E poi, che ne capiscono?"

Ah, beh, niente.
Non ne capiamo nulla noi.
Sempre un noi indistinto, fumoso, ma comunque buono a nulla.
Un noi che può essere anche preso in giro, tanto non abbonda in intelligenza.
Un noi da cui, però, emergono delle teste pensanti a volte.
Delle teste partorienti idee.

Mentre le idee vanno carpite, acchiappate, messe sotto-chiave e poi fatte riemergere come proprie in altri momenti, quelli opportuni, ...le teste vanno evitate, ricacciate nel mucchio, perché pericolosamente critiche e brillanti.
Anzi, no.
Pericolose perché piene di pregiudizi, perché non asservite, perché non abituate a difendere ad ogni costo, a farsi ariete, a farsi muro, a farsi avvocato di una classe politica e di amministratori pubblici sorda e lontana, e che appare sempre più piccola e piena di sé.


"Ma che vuoi che ne capiscano loro?"

Ma no, niente, che vuoi che ne capiamo.
Io per prima, per esempio, non capisco molte cose...

Ed è per questo che MI FACCIO MOLTE DOMANDE.

mercoledì 27 aprile 2011

Martirizzare i Cristiani e li crisctiani

La domenica delle Palme ho portato la mia famiglia a fare una passeggiata nei luoghi dei primi martiri della Cristianità, a Roma. Sono rimasti particolarmente colpiti da due cose:

  • quanto io possa essere molesta verso una guida e quanto la guida possa trovare stimolante la presenza di una persona che fa domande e presenta persino obiezioni;
  • quanto può essere toccante e spaventoso percorrere la strada circolare di una Chiesa enciclopedica e didascalica sui modi del martirio.

È stato così che il volto di mia madre ha visto susseguirsi espressioni di sdegno e orrore, nonché di vergogna e indignazione per i mille e uno modi di uccidere un Cristiano, ancora vivo naturalmente.

Solo per citarne alcuni:
Arso.
Arso sulla graticola.
Dissetato con piombo fuso.
Abbeverato con olio bollente.
Cotto nell'acqua bollente.
Fritto nell'olio bollente.
Fuso in metalli pesanti a loro volta fusi.
Sbranato da fiere dopo essere stato ricoperto di pelli grondanti sangue.
Tagliato a pezzi dalla forza dei rami di alberi cui veniva legato.
Gettato da un'altura.
Raschiato.
Scorticato.
E i più classici lapidato, crocifisso e crocifisso al contrario.
La decapitazione era riservata ai Cristiani romani, cui si concedeva una morte repentina e potenzialmente indolore.


Torniamo a Carosino, gemendo ancora per il dolore di quei testimoni della prima Ecclesia e ci troviamo di fronte allo spettacolo raccapricciante di un paese vicino alle elezioni e alla Pasqua: commistione quantomai inopportuna di sacro e profano, inopportuna per il sacro, opportuna (in senso di grandi opportunità di visibilità e rendenzione) per il profano.

Di fronte a scene di assoluta incoerenza e bassezza morale, ecco che viene rappresentata sulle pareti di voci e dicerie del nostro paesino la modalità preferita per uccidere “li crisctiani” (nel senso delle persone): infangarli.

Le voci girano e si arricciano pesanti e sporche sulle teste delle persone.

C'è chi prepara campagne elettorali e comizi concentrando tutto su questo strumento fangoso.
Cercando informazioni, vere o false che siano, per gettare fango sull'altrui reputazione.

C'è chi la propria reputazione infangata cerca di lavarsela, frequentando certe persone e certi luoghi.

C'è chi toglie il fango dalla persona che fino a qualche mese fa aveva egli stesso infangato per poi conservarla e rovesciarla sul capo di un nuovo o vecchio nemico politico.

C'è chi, più o meno inconsapevolmente, si fa strumento di questo piccolo martirio, e lava, e sporca, e terge, e getta naturalmente fango.

C'è chi usa il fango sugli altri per apparire più pulito.

C'è chi infanga chi ama e chi infanga il fango.

C'è chi fa statue di fango.

C'è chi fa parole di fango.

C'è chi nel fango ha rialzato altre persone dopo esserci caduto, come dice la celebre frase di una nota canzone di un conosciuto film che ha provocato un “infangamento a tempo determinato”.

C'è chi il fango l'ha visto colare addosso per poi essersene liberato e messo sull'altare, ma che a quel fango non rinuncia per identità da porco, per abbellire i suoi social network, per martirizzare amici, ex amici, ex e conoscenti.

C'è chi il fango lo usa come unico strumento elettorale e c'è chi subirà questo fango.

C'è chi vedrà tra qualche settimana volare fango ovunque e ricoprire l'intero paese in ogni suo angolo, anche in quelli coperti da tetti, volte e cappelloni, sottoforma di voci sussurrate, di sguardi torvi e di posti riservati.


E poi c'è chi si è accorto del fango e lo schifa.

C'è chi in questi circuiti ci entrerà perché ogni crisctiano a Carosino può essere infanganto, anche se testimone solo di onestà e verità, perché troppo libero di dire le cose come stanno, di smarcherare facce di fango, di non aver paura nonostante gli avvertimenti.

C'è chi s'indigna e si rattrista per come sia facile per i Carosinesi usare il fango indiscriminatamente, ignorando che la reputazione, la dignità e l'onore di una persona siano elementi fondamentali per poter affrontare serenamente la vita quotidiana.

C'è chi prova sdegno e orrore, nonché vergogna e indignazione per il modo carosinese di uccidere la reputazione di un altro Carosinese, ancora moralmente vivo naturalmente.

C'è chi pensa che non sia il fango a dover far vincere le elezioni o un posto in prima fila nella mente dei paesani.


Ma il Carosinese se ne frega e usa il fango, arma facile ed efficace, per guidare le menti dei non-infanganti (almeno così crede) e dirigerle nella propria direzione.


I Romani usavano mille e uno modi per martirizzare i primi Cristiani.
I Carosinesi sono affezionati ad un solo modo per martirizzare li crisctiani, ma lo usano con la stessa crudeltà.


Prepariamoci alle piogge di fango.
Le elezioni si avvicinano.



FOTO © ho visto nina volare - Flickr

domenica 24 aprile 2011

Rinunci a Satana? No, non rinuncio.



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Sono giorni che penso e che ripenso all'opportunità di pubblicare questo post.
Sono giorni che penso se ne valga la pena.
Sono giorni che mi chiedo se è giusto esprimere liberamente quello che si pensa
sapendo che probabilmente la comunità incredula o bigotta ne farà pagare le conseguenze
solo alla mia famiglia.

"Habemus papam" di ieri sera mi ha fatto ulteriormente riflettere sulla questione della scelta.
Della scelta per sé, della scelta per i cari, della scelta per gli altri, della scelta per tutti.

Non ho ancora preso una decisione, nonostante l'appoggio della mia famiglia,
che del mio coraggio fa baluardo e scudo.

Per ora pubblicherò solo il titolo, consapevole che chi sa o chi ha riflettuto, capirà.

martedì 19 aprile 2011

La primavera se ne frega

La gazza saltellava attenta tra i rami di grano nascente, attirata dal bagliore irregolare di un cilindro di vetro mosso dal vento. Il suo sguardo immobile nella testa appuntita e irrequieta era alla ricerca di materiale da recupero per la costruzione del nido, ma per un istante lungo un'immensità riuscì a vedere solo la bottiglia ondeggiare e scoprire ai suoi occhi ignari la terra abusata e umiliata sotto alla rinascita primaverile.

Il vento accarezzava piano le piume della gazza e, un poco più sopra, la forza della natura, spandendo polveri gialle e verdi sull'asfalto vicino, portando via i rami secchi fino al centro della strada e spazzando piccoli rettangoli di carta spiegazzati e marci quasi fino a casa di Elvis.

La gazza saltellando raccolse qualche rametto per poi prendere il volo verso il suo nido futuro: sistemò il materiale con precisione e cura, attorcigliando fittamente la ramaglia e il fogliame morto nel fondo di quella che sarebbe diventata una piccola mezza sfera cava.

La gazza riprese il volo, più lungamente, portandosi dalla periferia del paese alla piazza in festa. Era la controra e lo stomaco della cittadina taceva in un ruminare nascosto, tra pareti e soffitti, televisioni accese e discorsi sospesi.

Il vento accompagnò la gazza fino al balcone del palazzo ducale. Si guardò intorno con scatti precisi alla ricerca di qualche pezzo interessante per la sua opera ingegneristica.

Anche in questo il vento la aiutò. Altri piccoli rettangoli di carta colorata rimbalzavano tra le pietre lisce e il bordo del marciapiedi, disegnando volute di tramontana e spettacoli di danza estemporanea che nessuno spettatore aveva ancora visto, a parte la gazza.

Planando con grazia, si appollaiò vicino la sede de “La Crasta” e cominciò a raccogliere quei quadratini volanti. Ne imbeccò qualcuno, tra quelli più sfatti dall'azione dell'aria e dell'acqua, ma anche dell'essere umano che ne aveva piegato bordi, arrotolato il corpo, strappato gli angoli.

Quando comprese di non poterne raccogliere altri, riprese il volo indisturbata, nella calma del sole d'aprile e si portò verso l'intreccio di foglie e rametti che sarebbe stata a breve la sua nuova casa carosinese. Collocò i pezzi di carta più grandi nel mezzo, quasi a sovrapporre innumerevoli strati di un materasso dove poter deporre morbidamente le sue uova.

Fu così che in uno dei piccoli cuori pulsanti della primavera apperve il volto del signor Chiloiro. Vicino a lui, quello del signor Leuzzi che però fu meno fortunato: forse per via dei colori accesi la gazza ladra gli rifiutò il posto d'onore al centro del nido, spezzettandolo e relegandolo alle fessure aperte della struttura. Il signor Leuzzi fu collante e isolante, il signor Chiloiro tappeto e pavimento. Tra i rametti apparve anche qualche traccia del signor Sapio, senza volto, ma evocativo del cielo, a far da facilitatore ai pulcini prima di prendere il volo.

La gazza tornò più volte in piazza, raccolse qualche briciola per se stessa, un po' di filo dalla copertura della fontana, ma soprattutto altri rettangolini di carta, che ogni volta e in abbondanza trovava arrotolarsi in capovolte leggere sulle pietre chiare e spesso anche per le strade ad allietare gatti e cani randagi, annoiati e abbrustoliti al nuovo sole.

La gazza, naturalmente, continuava a preferire la piazza, nella quale Cataldo era guardiano e compagno, mai una minaccia. E continuava a preferire la controra perché trovava gli esseri umani meno chiassosi a quell'ora, se non del tutto assenti, perché alle persone che circondavano quei tre uomini appesi agli edifici della piazza, così divise tra loro, borbottanti, infelici e fintamente festose, a queste persone la gazza preferiva quei tre individui che convivevano da tempo e in perfetta armonia in casa sua insieme ai nomi di una pluralità di candidati, perché a quella piazza tesa e non accogliente, vuota e gremita preferiva la primavera.

La gazza tornò spesso in quella piazza sventolante, sempre alla controra, finché non ebbe finito il nido.

Nacquero i suoi pulcini.

L'ultimo nato morì presto.

Gli altri furono svezzati con vermi e semi.

La loro vita andò avanti nonostante Carosino.

Perché in fondo la primavera sboccia comunque.

Perché in fondo del mormorio degli uomini la primavera se ne frega.



Dettaglio foto "Carosino via Fieramosca" © BLove

domenica 3 aprile 2011

PICCOLO PRONTUARIO DEL DIALOGO AMOROSO

Stare accanto e percepirsi in modi opposti: per umana convenzione è rabbia e orgoglio, per intima sensazione è dolore e perduto amore. Eppur la convenzione vince. E nemmeno ci si ascolta più.

"Mi concederesti un minuto per parlare?" piuttosto che "Oh! Vieni qua!".

"Vorrei ascoltarti e capirti." piuttosto che "Perché ti comporti così?!".

"Mi spiace..." piuttosto che "Io non ho fatto niente".

"Aspetta, parliamone" piuttosto che "Sì, vabbeh!".

"Ti amo" piuttosto che dare le spalle e andare via in silenzio.

"Non ti amo più" piuttosto che "Prendiamoci un po' di tempo".

"Ho capito di avere altre priorità" piuttosto che "Sono pessimista".

"Mi spiace, ho le mie colpe" piuttosto che "Non è solo colpa mia".

"Stai particolarmente bene stasera" piuttosto che "Stai bene stasera".

"Vorrei che insieme risolvessimo questi problemi" piuttosto che "Parliamo sempre delle stesse cose".

"Mi piacerebbe vederti quel vestito che ti dona tanto" piuttosto "Vestiti ogni tanto da donna/uomo!".

"Comprendo le tue reazioni e farò di tutto per riconquistare la tua fiducia" piuttosto che "Io c'ho provato, ma tu hai messo su dei paletti e mi sono stancato".

Far sentire la propria presenza piuttosto che dire "Ti sono vicino".

"Ti posso dimostrare che le cose stanno diversamente" e poi dimostrarle piuttosto che dire "Bugia".

Andarsene lontano piuttosto che ruttare accanto alla persona cui qualche minuto prima si è scritto "Ti amo".