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martedì 13 maggio 2014

Sand Catavd a Taranto | un senso nuovo

Festa patronale di San Cataldo a Taranto...
Il classicone... fuochi d'artificio dal Castello Aragonese, centinaia di persone ad appesantire il Ponte Girevole, sul lungomare del Borgo Antico bancarella tristi...

















Ma c'è un SAND CATAVD che ci piace assai...
ed è questo:


































E con soli 2 euro, potete dare tutti un senso nuovo alle feste tarantine...
forse ci sarebbe qualcosa da festeggiare con un EMOGASOMETRO.

sabato 15 marzo 2014

Risposta di Michele Riondino al giornalista Michele Serra | Antonia Battaglia, Taranto, Ilva

Devo essere onesta: da Tarantina (fuorisede) non mi sono mai avvicinata abbastanza ai "Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti" di Taranto. In parte perché credevo di avere divergenze di pensiero, più che di modi, di approccio alle verità e alle incertezze scientifiche, più che di approccio al manifestare. Ma questo credo dipenda dal fatto che viviamo contesti diversi: io quello della ricerca, loro quello del danno diretto (i cosiddetti e veri stakeholders).
Nonostante non mi senta la persona più adatta per i motivi sopra, sento il dovere di condividere questa lettera di Michele Riondino, tarantino anche lui, in risposta all'Amaca di Michele Serra, apparsa su La Repubblica del 12-03-2014. Non entro nel merito della questione, ma mi ha fatto male la banalizzazione terribile e ingiustificabile delle motivazioni di Antonia Battaglia nelle righe di Michele Serra, al netto del condividerle o no.
Leggete prima la lettera, poi l'Amaca che allego sotto.
A me è salita una rabbia incredibile, e una delusione pantagruelica.

Gentile Michele Serra, sono anni che la seguo. Mi piace il suo modo di scrivere, la sua ironia, il sarcasmo che spesso usa per descrivere paradossi e contraddizioni; ammiro molto la sua capacità di ridurre in pochissime battute ciò che pensa delle tragicommedie italiane. Consideri che la sua "amaca" è il primo pezzo de La Repubblica che leggo ogni giorno, da diversi anni a questa parte. Non posso fare a meno di notare tuttavia quanto poco lei sappia della questione ambientale a Taranto, e Il 3 (o forse il 4) agosto di due anni fa ne ebbi la prima conferma. Nell' "amaca" di quel giorno lei sosteneva che un gruppo di facinorosi ultrà aveva interrotto in modo violento e antidemocratico un comizio dei sindacati che, riunitisi in piazza della Vittoria, intendevano parlare ai lavoratori; quegli stessi lavoratori che stavano vivendo i primi momenti di tensione tra la dirigenza Ilva e la Procura di Taranto. Disse che non si poteva dar credito ad un gruppo di violenti che intendevano imporre la propria voce su quella di chi, per statuto, era delegato a parlare. Gentilissimo Signor Serra, lei ignorava che tra quei facinorosi c'erano liberi cittadini, studenti, medici, malati e anche operai. Si fece ingannare dai loro modi, perché evidentemente non sapeva che una delegazione di quei cittadini e lavoratori liberi e pensanti aveva chiesto in maniera del tutto democratica di poter parlare da quel palco. Quei "facinorosi" volevano confrontarsi con le tre sigle sindacali che, nel corso degli anni, nulla avevano fatto per difendere i loro diritti: come risposta ottennero un categorico rifiuto. L'occupazione di quella piazza fu un atto spontaneo e, se permette, anche dovuto; non ci fu violenza e i segretari confederali preferirono la fuga al confronto.
Da allora, quei cittadini e quei lavoratori hanno cominciato un percorso di lotta non violento che chiaramente non è stato mai preso sul serio; ma si sa: in Italia se non volano sanpietrini o molotov, se non si provoca nessuna carica della polizia, è difficile che qualcuno si impegni a dar voce al dissenso. Oggi, leggendo la sua "amaca" (questa volta non più come primo pezzo della giornata), scopro che lei poco sa anche di Antonia Battaglia, donna tarantina impegnata in politica e nella difesa dei diritti fondamentali, quelli legati all'esistenza e alla possibilità di respirare aria invece che diossina. Lei le dà della ottusa pacifista e le addossa la responsabilità di frantumare quel poco di sinistra che è rimasto nel Paese e nel nascente movimento europeo di Tsipras. Ci tengo a farle notare che gli atti della signora Battaglia seguono esclusivamente la logica della coerenza; questa donna, infatti, rappresenta una collettività che proprio nel suo impegno politico ripone le ultime speranze. È, fuori d'ogni dubbio, impossibile, come la stessa Battaglia afferma, sedersi accanto a chi fino ad oggi ha rifiutato ogni tipo di responsabilità nella questione ambientale a Taranto; a chi ha deriso un giornalista che, nell'esercizio della sua funzione, si è visto strappare di mano il microfono da un alto dirigente Ilva; a chi non ha minimamente provato vergogna e, al contrario, ha sentito il bisogno di alzare la cornetta del telefono per congratularsi con l'autore di un gesto del genere, quello sì antidemocratico. Quello che lei rimprovera alla signora Antonia Battaglia è per me e per i miei concittadini solo ed esclusivamente motivo di orgoglio; Antonia sa che prima di tutto deve rendere conto al popolo che rappresenta, sa di credere nel proprio lavoro; e nella propria ferma volontà di risolvere un dramma che fa registrare giorno dopo giorno nuovi casi di tumori e leucemie. Chiudo questo breve appunto invitandola a visitare la mia città, magari il primo maggio "festa" dei lavoratori.
Michele Riondino
cittadino e lavoratore libero e pensante

www.peacelink.it



Il pezzo di Michele Serra è questo:

L’AMACA di Michele Serra, da Repubblica, 12 marzo 2014
La Lista Tsipras pareva una decente idea per chi crede che la sola alternativa all’Europa prigioniera della contabilità sia un’Europa sociale e solidale. Non si era tenuto conto (almeno qui in Italia) della inesausta litigiosità di quella nebulosa pulviscolare di partitini, movimentini, associazioncine, pensatrici e pensatori single che compongono la sedicente “area dell’alternativa”. Una signora pugliese (portavoce di un imprecisato numero di “associazioni pacifiste”, si spera d’accordo tra loro) si è molto adirata per la presenza in lista di altri pugliesi a lei sgraditi, appartenenti a Sel.
Con tutto il rispetto per la Puglia e per i suoi trulli, la disputa non appare esattamente di respiro europeo. Ma fare ripiombare nel minuscolo, nella bega personale, nella gomitata al vicino di posto ogni questione di qualche respiro e di qualche nobiltà; e ridurla, dunque, a una stizzita contesa tra una manciata di persone; questa è, da sempre, la vera specialità della sinistra, e in modo speciale della sinistra “antagonista” o “alternativa”, da generazioni divisa in fazioni e vicefazioni la cui epifania consiste nell’azzannarsi vicendevolmente a morte. La delegazione pugliese chiederà funerali separati. 

Sarà casuale il ricorso ad espressioni come " nebulosa pulviscolare" oppure di parole come " respiro" nel pezzo di Serra? Forse starò esagerando, ma a me pare anche di leggerci un'altra provocazione, più velata e drammaticamente mostruosa, di quella che ci spiattella in faccia lungo l'intero pezzo... Una provocazione nata non dalla mancanza di conoscenza o consapevolezza del caso Taranto-Ilva, ma da una cosciente valutazione (sottovalutazione).

Altre fonti: http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-polemica-tra-michele-serra-e-antonia-battaglia/

venerdì 28 febbraio 2014

Casa è dove...

Attraverso cosa ci si riconosce?
Photo tratta da ARPAT news
che vi consiglio di seguire e leggere.
Io, l'altro ieri, mi sono riconosciuta in un odore, pungente, prepotente, intollerabile.
Si tornava da una mangiata di pesce a Livorno, quando mi sono sentita a casa attraversando l'area livornese degli impianti produttivi, osservando il familiare disporsi di luci nella raffineria, riconoscendo i camini avvolti dal visibile vapor acqueo che contraddistingue le notti industriali.
Anche io mi sono sentita avvolta dal quelle tristi inquietanti nuvole, prodotto antropico, nella mia identità di tarantina, mentre i miei compagni di viaggio vicentina e piacentino si riconoscevano dei brevi banchi di nebbia donati dalle campagne toscane.
E nelle riflessioni notturne, si finisce per interrogarsi sull'epigenetica. se non finisca per diventare epidentità, epicoscienza in uno stato di incertezza e di eterno ricomporsi anche del nostro DNA, figuriamoci del pensiero di sè...

E poi ci si chiede come si possa far tacere quell'inquietudine che ti fa corrugare la fronte, nell'imbarazzo di far parte di una comunità nella quale c'è chi prova un senso di appartenenza in mezzo alla bruma, e chi in mezzo ai prodotti di scarto in stato gassoso di un'industria pesante.



èpi- [dal gr. ἐπί «sopra, in, di più»; talora può significare anche «dopo»]



venerdì 13 settembre 2013

Di responsabilità, sapere ed esternalità | Ilva, Riva, i magistrati e Il Sole 24 Ore

Caro dottor Paolo Bricco,
sa come funziona la legge?

Resto stupita, da economista che ha lavorato accanto ad epidemiologi nel leggere con quanta leggerezza è stata semplificata la questione Ilva di Taranto su Il Sole 24 Ore di oggi, venerdì 13 settembre 2013.

Perché mai, mi chiedo, un magistrato dovrebbe sapere come funziona un'impresa?

Non dovrebbe forse essere l'imprenditore a sapere come si gestisce un'impresa? Ad avere la responsabilità di saper gestire la propria impresa?
E la responsabilità é quella che un imprenditore ha (o che dovrebbe avere) nei confronti dell'impresa stessa in tutte le sue componenti interne ed esterne (dagli operai ai fornitori, ai clienti), ma anche della comunità in cui opera, conoscendo e rispettando tutte le norme che regolano i rapporti tra questi diversi attori, norme sia "formali" che "informali".

Forse che il signor Riva, meglio i signori Riva abbiano ignorato per anni queste responsabilità? Forse che si siano arricciti alle spese della loro stessa impresa, dei propri operai (ricordiamo gli eventi legati alla Palazzina Laf sempre dello stabilimento tarantino o contiamo le morti bianche o gli incidenti o gli operai malati...), dei fornitori resi totalmente dipendenti dai loro affari grazie alla collaborazione di inetti decisori pubblici e sindacalisti silenti (o peggio), del territorio profondamente contaminato, della comunità locale malata e non più ripagata per questo costo ormai insostenibile?

Come si può accusare un giudice di non interessarsi del funzionamento di un'impresa quando è l'imprenditore stesso a non preoccuparsene? Riva ha comunicato all'esterno l'immagine "classica" dell'homo oeconomicus, il cui beneficio personale è il fine di ogni decisione...sia anche quella di mettere a rischio una delle n imprese del proprio carnet, riuscendo a gofiare abbastanza le casse delle altre con la sorella "povera" ma ben "fortificata".
Forse, infatti, che il gruppo Riva si sia sentito sicuro della sua posizione da quasi monopolista, per il suo network di protettori (inclusi gli operai aziendalisti che da quel lavoro dipendono e che non sanno rendersi autonomi), per il potere negoziale che ha presso decisori pubblici anche quando questi ultimi hanno il sale in zucca, per la forza del patrimonio cumulato in anni e anni di mancati investimenti sugli impianti e di adeguamenti alle normative (e poi dirottato)?

Mi si dica se questo è far funzionare un'impresa con coscienza, con... sapienza.

I giudici stanno stabilendo le responsabilità dei Riva e se l'unico modo di fermare chi continua ad agire ignorando la legge é sequestrare i prodotti di tale agire, che sia. Non è certo il giudice che deve preoccuparsi degli affari dei Riva. Il giudice può e deve solo preoccuparsi di far rispettare la legge.
Alle altre questioni devono pensarci gli altri attori che costituiscono il tessuto sociale ed economico: i decisori pubblici, i cittadini, gli enti di ricerca, gli stessi imprenditori. Ognuno ha una responsabilità nel funzionamento della "cosa pubblica" e molti, troppi di questi soggetti hanno ignorato queste loro responsabilità... Inclusa gran parte della cittadinanza.

Accusare ora i magistrati, che stanno facendo il loro lavoro, di fare il loro lavoro mi sembra un non-sense, oltre che potenzialmente aggravante il conflitto sociale già esistente. Non solo nel tarantino tra Tarantini (operai vs ambientalisti, malati vs politici, operai vs magistrati, ambientalisti vs ricercatori), non solo in Puglia tra alto Salento e resto della Regione, ma anche tra Italiani del Nord e Italiani del Sud (tra Tarantini e operai delle altre imprese del gruppo Riva).


Anche queste sono esternalità negative che un giornalista dovrebbe tenere in considerazione nel lasciare dei commenti sui fatti... o no?





lunedì 22 aprile 2013

Primo Maggio a Taranto... ADDO'?!?!


POST POLITICALLY INCORRECT


Venga, brava gente, venga.

Venga a Taranto. Venga per ascoltare musica, ma solo dopo essertene fottuta di Taranto fino ad ora, brava gente.

Venite arroganti Salentini che a Taranto non ci siete mai venite, venite boriosi Baresi che vi prendete il meglio e decidete il peggio, venite silenti e piccoli Pugliesi a vedere Taranto solo ora, voi che non ci siete mai venuti a Taranto.

Venite a Taranto, ma non veniteci per il suo bellissimo museo nazionale e non per le sue spiagge meravigliose e non per la sua tradizione peripatetica di pensiero e non per la sua grandezza sfiorita incrostata nel tempio dorico e non per i diversi livelli di ipogei e non per i pescatori il pescato e le lunghe attività di allevamento delle cozze e per le rapide attività di distruzione delle stesse e non per vedere la morte e per vedere il dramma e per vedere le barche arenate nelle polveri e non per i seni di Taranto e non per la bellezza nera e dura e forte delle Tarantine dai capelli neri e non per vedere i monti della Sila nei giorni buoni.

Venite Italiani, brava gente, se pensate di fare un bel gesto di dare un contributo di lavarvi la coscienza di portarvi via un po' di polvere rossa.

Venite Italiani, brava gente, se state solo sfruttando chi vuole mantenere l'attenzione alta sul caso "Taranto" attirandovi con successo mediante la spettacolarizzazione e che così date carburante al mercato dello spettacolo, che a Taranto è contestualizzato come un impianto siderurgico in mezzo agli uliveti.

Venite degni rappresentanti di una sinistra malata e ignorante di se stessa, che non si sa e che per questo non esiste, ma venite pure voi amanti della musica "varii ed eventualii" ma soprattutto se non avete una vera coscienza sociale, venite a fruire di questa terra umiliata e sporca ma ripulita come quando l'ILVA fa lavare i guardrail dai minerali volatili o come quando venne Karol Wojtyla e si rifecero tutte le pavimentazioni stradali abbandonate da anni, venite per far beneficiare le vostre orecchie senza intaccare i vostri polmoni e le pareti dei vostri stomaci.

Venite, ve la prestiamo ancora una volta noi la nostra terra di merda.

Venite.

Taranto vi aspetta.

Tanto non si aspetta niente Taranto.



PS. Grazie, comunque, ai Tarantini che questo primo maggio alternativo se lo sono pensato e organizzato. E l'hanno fatto perché Taranto resti un tema caldo, perché sanno che solo così forse qualcuno di quei pezzi di brava gente comincerà a interessarsi, chiedere, sapere, pretendere, scegliere, decidere.


PPS.
X: "A Taranto."
Y: "Taranto?! Addo'?!"

venerdì 17 agosto 2012

Io sono di sinistra, però... | lLVA Vendola e SEL

Uomini e donne del SEL di Taranto, soprattutto giovani adulti, seduti ai primi posti ad assistere allo spettacolo di Ascanio Celestini [Taranto, Palafiom, 10 agosto 2012].
Io non ero distante da loro. Quanto hanno riso dell'ironia di Celestini: pungente, tagliante, esplosiva.
Dei "discorsi alla Nazione" da parte di immaginari e manco tanto presidenti e dittatori, mi ha colpita il discorso di uno dei cittadini-sudditi, quello di sinistra (testo e link in calce). Come sempre dritto al punto, critico, incisivo e VERO.
Soprattutto nella chiusa, in quel "me ne frego" finale che incarna tutto quello che una persona di sinistra non dovrebbe essere, il contrario di un interessarsi che dovrebbe caratterizzare proprio il pensiero di sinistra.
Un discorso di una verità tanto oggettiva che oggi, a pochi giorni da quello spettacolo, le parole del leader, il capo, quello che sta in testa, il pensiero e la strategia, la guida di SEL, che ricordo significa SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA', ha affermato che pensare di fermare l'ILVA di Taranto non è da progressisti e che è impensabile impossibile e controproducente sostenere una soluzione del genere.
Se una parte del discorso è condivisibile, laddove Vendola parla dei rischi di non avviare mai le bonifiche dopo la dismissione, come peraltro è accaduto a Massa, tuttavia è soprendente leggere affermazioni quali:
"Mi rendo conto che è forte il tuono che rimbomba ed evoca patologie come il cancro e la morte, ma ci sono gli strumenti per spostare in avanti il conflitto tra industria e ambiente che si è aperto a Taranto.
e ancora 
"La domanda che faccio ai tanti che in questi giorni sentenziano sull’Ilva è soltanto una: ma davvero pensate che si possa chiudere il più grande polo della chimica? È progressista che l’Italia dismetta alcune sue antiche e robuste tradizioni produttive? È legittimo pensarlo ma io non sono d’accordo. (...) non è che le diossine e le polveri sottili sono specialità pugliesi"
Bene, Nichi Vendola con queste parole mi pare cominci ad incarnare quell'uomo di sinistra che parla con la voce di Celestini... e con Nichi, che è leader, anche il suo SEL, o meglio quella parte di SEL di chi non ha coraggio voglia forza di pensare diversamente.
Allora riprendendo il monologo di Celestini, mi vien da pensare alla persona di sinistra che dice:
"Io sono di sinistra, però non è che puoi fermare un'industria solo perché inquina e perché questo inquinamento provoca qualche malattia o morte. 'Che poi tutti dobbiamo morire. Anzi, questi si prendono la ricchezza prodotta dall'industria. Io li ho visti con le auto sportive e le scarpe di marca. Se non c'era l'ILVA non se le sarebbero mai potute permettere. Mica è poco.
Io sono di sinistra, però l'acciaio da qualche parte si dovrà pure produrre: mica un Paese intero si può fermare perché muore qualche centinaio di persone a Taranto. 'Che poi, ma dov'è Taranto? Esiste?
Io sono di sinistra, però alla fine non sono coglione! Cioè a me chi dà la certezza che quel cancro ai polmoni l'abbia provocato l'ILVA oppure, che ne so, quel vizietto di fumare sigarette? 'Che poi si sa, è tutto casuale, mica puoi incolpare l'ILVA se tuo figlio ha l'asma, che c'entra!
Io sono di sinistra, però mica ci credo a questa cosa dell'epigenetica, dell'epidemiologia, della salute che dipende dall'ambiente! Ma quando mai?! Io sono di sinistra ma non sono coglione! Lo so che si tratta solo di probabilità, non è una scienza esatta per cui non vale niente.
Io sono di sinistra, però sono d'accordo con il Ministro dell'Ambiente quando fa il Ministro dell'Industria. Ragazzi, siamo in crisi, mica ci possiamo permettere il lusso di pensare all'ambiente!
Io sono di sinitra, però di Taranto me ne frego. Cioè, voglio dire, c'è tutta un'Italia... chissenefrega di Taranto, mica ci possiamo rimettere tutti...
"
Ascanio Celestini- Io sono di sinistra - Parla con me 24-03-2011 
Io sono di sinistra. In 150 anni di
storia di questo paese c’è stato
un regime monarchico, un regime
fascista, un regime democristiano
e poi un regime berlusconiano.
Taluni osservatori sostengono che
questa egemonia non dipende
dal consenso che ottiene la destra,
ma dal fatto che la sinistra
non riesce ad esprimere un vero
dissenso. E questo perché la gente
di sinistra, alla fine, la pensa
come Berlusconi e Andreotti,
Mussolini e i Savoia. Io non sono
d’accordo. Nel senso che io sono
di sinistra, però non penso che ci
debba essere questo aut aut, cioè
se sei di destra devi dire cose di
destra se sei di sinistra devi dire
cose di sinistra. Per esempio io sono
di sinistra, sono andato in piazza
per difendere la costituzione e
lo so che nella costituzione c’è
scritto che l’italia ripudia la guerra
.
Io sono di sinistra, però se tutto il
mondo si muove contro Gheddafi
mi pare giusto che lo facciamo pure
noi e sono sicuro che se al governo
ci stava la sinistra faceva la
stessa cosa. D’altra parte D’alema
quando era presidente del
consiglio cosa ha fatto in Serbia? E
Prodi non era d’accordo con la costruzione
della base americana di
Vicenza? Così come, pur essendo
di sinistra, io ero d’accordo anche
sul trattato che l’Italia ha fatto
con la Libia di Gheddafi. Certo
Berlusconi ha un po’ esagerato coi
baciamano, con tutto quel circo
della tenda montata a villa Pamphili,
però fino a quando Gheddafi
è un capo di stato, deve essere rispettato.
oggettivamente, noi siamo
dipendenti dalla Libia che ci
da il gas.
Io sono di sinistra, però il gas non è
mica di sinistra o di destra, io sono
di sinistra, però me lo faccio pure
io un uovo al tegamino e c’ho bisogno
del gas… non dico: mi mangio
l’uovo crudo per non consumare
il gas di Gheddafi! Per non
parlare del problema dell’immigrazione!
Io sono di sinistra, però da quando
s’è firmato l’accordo con Gheddafi
gli extracomunitari hanno
smesso di sbarcare in Italia.
Gheddafi è un dittatore, ma c’ha
risolto un problema. Te ne freghi
che al meccanico gli puzzano le
ascelle… se ti ripara il motore…
Io sono di sinistra, però non sono
contento che questo paese viene
invaso dagli africani e pure dalle
africane… e quando la sera torno
a casa, sulla via Palmiro Togliatti è
pieno di prostitute col culo di fuori.
Io sono di sinistra, però non mi
piace che mio figlio vede questo
spettacolo se poi mio figlio si va a
scaricare i film zozzi da Internet…
è libero di farlo, ma non sono io il
responsabile .
Io sono di sinistra, però i benpensanti
che se la prendono coi politici
che fanno i festini con le
escor t… poi difendono quelle
zozzone in mezzo alla strada.
Io sono di sinistra, però almeno le
escort non mostrano il culo a tutti
quelli che passano sulla Salaria,
ma solo a chi paga, poi sono presentabili
e te le puoi portare dietro
pure ad una cena importante con
qualche capo di stato straniero.
Io sono di sinistra e ovviamente
non ci credo che quello davvero
pensava che era la nipote di Mubarak.
Io sono di sinistra, però battere
sempre il tasto sull’età di quella
Ruby mi sembra una carta perdente.
E se c’aveva 18 anni invece
di 17? Che cambiava? il problema
è il numero di candeline che c’aveva
sulla torta?
Io sono di sinistra, però anche
Montanelli, che era un grande
giornalista… pure se non era di sinistra,
quando stava in Africa a
fare la guerra s’è sposato una ragazzina
di 12 anni, se l’è comprata
per 500 lire perché le africane
a quell’età sono già donne. A 17
anni sta già in menopausa! E’ una
questione di razza, le africane sviluppano
prima. Pure mio cugino
c’ha un coker e a 2 anni l’ha fatto
accoppiare, ma mica lo denuncio
perché è un pedofilo. Il coker a
due anni ha già sviluppato. Certo,
mio cugino l’ha fatto accoppiare
con un altro coker, mica con un
vecchio di 70anni, però tanto di
cappello a uno che a quell’età ancora
ci riesce.
Io sono di sinistra, però non mi
vergogno a dire che Berlusconi è
un politico con le palle.
Io sono di sinistra, però Andreotti
pure se c’ha avuto il processo per
mafia… c’aveva tutto un altro
spessore, un’altra ironia.
Io sono di sinistra, però Mussolini
era un uomo per bene. lo diceva
pure mia nonna che era di sinistra
come me.
Noi di sinistra non siamo dogmatici.
Prima eravamo comunisti,
adesso siamo capitalisti. Prima
eravamo libertari, ora siamo liberisti.
Prima eravamo internazionalisti,
ora siamo patrioti, andiamo
in giro col tricolore, ma che
altro dobbiamo fare?
Io sono di sinistra, però se qualcuno
dice che rinnegando le nostre
convinzioni di fatto siamo diventati
di destra, io neanche lo sto ad
ascoltare.
Io sono di sinistra, però me ne frego.
Ascanio Celestini – monologo andato in onda a “Parla con me” su Rai3, giovedì 24 marzo.
Il Fatto Quotidiano, 26.marzo 2011.