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martedì 13 maggio 2014

Sand Catavd a Taranto | un senso nuovo

Festa patronale di San Cataldo a Taranto...
Il classicone... fuochi d'artificio dal Castello Aragonese, centinaia di persone ad appesantire il Ponte Girevole, sul lungomare del Borgo Antico bancarella tristi...

















Ma c'è un SAND CATAVD che ci piace assai...
ed è questo:


































E con soli 2 euro, potete dare tutti un senso nuovo alle feste tarantine...
forse ci sarebbe qualcosa da festeggiare con un EMOGASOMETRO.

sabato 15 marzo 2014

Risposta di Michele Riondino al giornalista Michele Serra | Antonia Battaglia, Taranto, Ilva

Devo essere onesta: da Tarantina (fuorisede) non mi sono mai avvicinata abbastanza ai "Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti" di Taranto. In parte perché credevo di avere divergenze di pensiero, più che di modi, di approccio alle verità e alle incertezze scientifiche, più che di approccio al manifestare. Ma questo credo dipenda dal fatto che viviamo contesti diversi: io quello della ricerca, loro quello del danno diretto (i cosiddetti e veri stakeholders).
Nonostante non mi senta la persona più adatta per i motivi sopra, sento il dovere di condividere questa lettera di Michele Riondino, tarantino anche lui, in risposta all'Amaca di Michele Serra, apparsa su La Repubblica del 12-03-2014. Non entro nel merito della questione, ma mi ha fatto male la banalizzazione terribile e ingiustificabile delle motivazioni di Antonia Battaglia nelle righe di Michele Serra, al netto del condividerle o no.
Leggete prima la lettera, poi l'Amaca che allego sotto.
A me è salita una rabbia incredibile, e una delusione pantagruelica.

Gentile Michele Serra, sono anni che la seguo. Mi piace il suo modo di scrivere, la sua ironia, il sarcasmo che spesso usa per descrivere paradossi e contraddizioni; ammiro molto la sua capacità di ridurre in pochissime battute ciò che pensa delle tragicommedie italiane. Consideri che la sua "amaca" è il primo pezzo de La Repubblica che leggo ogni giorno, da diversi anni a questa parte. Non posso fare a meno di notare tuttavia quanto poco lei sappia della questione ambientale a Taranto, e Il 3 (o forse il 4) agosto di due anni fa ne ebbi la prima conferma. Nell' "amaca" di quel giorno lei sosteneva che un gruppo di facinorosi ultrà aveva interrotto in modo violento e antidemocratico un comizio dei sindacati che, riunitisi in piazza della Vittoria, intendevano parlare ai lavoratori; quegli stessi lavoratori che stavano vivendo i primi momenti di tensione tra la dirigenza Ilva e la Procura di Taranto. Disse che non si poteva dar credito ad un gruppo di violenti che intendevano imporre la propria voce su quella di chi, per statuto, era delegato a parlare. Gentilissimo Signor Serra, lei ignorava che tra quei facinorosi c'erano liberi cittadini, studenti, medici, malati e anche operai. Si fece ingannare dai loro modi, perché evidentemente non sapeva che una delegazione di quei cittadini e lavoratori liberi e pensanti aveva chiesto in maniera del tutto democratica di poter parlare da quel palco. Quei "facinorosi" volevano confrontarsi con le tre sigle sindacali che, nel corso degli anni, nulla avevano fatto per difendere i loro diritti: come risposta ottennero un categorico rifiuto. L'occupazione di quella piazza fu un atto spontaneo e, se permette, anche dovuto; non ci fu violenza e i segretari confederali preferirono la fuga al confronto.
Da allora, quei cittadini e quei lavoratori hanno cominciato un percorso di lotta non violento che chiaramente non è stato mai preso sul serio; ma si sa: in Italia se non volano sanpietrini o molotov, se non si provoca nessuna carica della polizia, è difficile che qualcuno si impegni a dar voce al dissenso. Oggi, leggendo la sua "amaca" (questa volta non più come primo pezzo della giornata), scopro che lei poco sa anche di Antonia Battaglia, donna tarantina impegnata in politica e nella difesa dei diritti fondamentali, quelli legati all'esistenza e alla possibilità di respirare aria invece che diossina. Lei le dà della ottusa pacifista e le addossa la responsabilità di frantumare quel poco di sinistra che è rimasto nel Paese e nel nascente movimento europeo di Tsipras. Ci tengo a farle notare che gli atti della signora Battaglia seguono esclusivamente la logica della coerenza; questa donna, infatti, rappresenta una collettività che proprio nel suo impegno politico ripone le ultime speranze. È, fuori d'ogni dubbio, impossibile, come la stessa Battaglia afferma, sedersi accanto a chi fino ad oggi ha rifiutato ogni tipo di responsabilità nella questione ambientale a Taranto; a chi ha deriso un giornalista che, nell'esercizio della sua funzione, si è visto strappare di mano il microfono da un alto dirigente Ilva; a chi non ha minimamente provato vergogna e, al contrario, ha sentito il bisogno di alzare la cornetta del telefono per congratularsi con l'autore di un gesto del genere, quello sì antidemocratico. Quello che lei rimprovera alla signora Antonia Battaglia è per me e per i miei concittadini solo ed esclusivamente motivo di orgoglio; Antonia sa che prima di tutto deve rendere conto al popolo che rappresenta, sa di credere nel proprio lavoro; e nella propria ferma volontà di risolvere un dramma che fa registrare giorno dopo giorno nuovi casi di tumori e leucemie. Chiudo questo breve appunto invitandola a visitare la mia città, magari il primo maggio "festa" dei lavoratori.
Michele Riondino
cittadino e lavoratore libero e pensante

www.peacelink.it



Il pezzo di Michele Serra è questo:

L’AMACA di Michele Serra, da Repubblica, 12 marzo 2014
La Lista Tsipras pareva una decente idea per chi crede che la sola alternativa all’Europa prigioniera della contabilità sia un’Europa sociale e solidale. Non si era tenuto conto (almeno qui in Italia) della inesausta litigiosità di quella nebulosa pulviscolare di partitini, movimentini, associazioncine, pensatrici e pensatori single che compongono la sedicente “area dell’alternativa”. Una signora pugliese (portavoce di un imprecisato numero di “associazioni pacifiste”, si spera d’accordo tra loro) si è molto adirata per la presenza in lista di altri pugliesi a lei sgraditi, appartenenti a Sel.
Con tutto il rispetto per la Puglia e per i suoi trulli, la disputa non appare esattamente di respiro europeo. Ma fare ripiombare nel minuscolo, nella bega personale, nella gomitata al vicino di posto ogni questione di qualche respiro e di qualche nobiltà; e ridurla, dunque, a una stizzita contesa tra una manciata di persone; questa è, da sempre, la vera specialità della sinistra, e in modo speciale della sinistra “antagonista” o “alternativa”, da generazioni divisa in fazioni e vicefazioni la cui epifania consiste nell’azzannarsi vicendevolmente a morte. La delegazione pugliese chiederà funerali separati. 

Sarà casuale il ricorso ad espressioni come " nebulosa pulviscolare" oppure di parole come " respiro" nel pezzo di Serra? Forse starò esagerando, ma a me pare anche di leggerci un'altra provocazione, più velata e drammaticamente mostruosa, di quella che ci spiattella in faccia lungo l'intero pezzo... Una provocazione nata non dalla mancanza di conoscenza o consapevolezza del caso Taranto-Ilva, ma da una cosciente valutazione (sottovalutazione).

Altre fonti: http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-polemica-tra-michele-serra-e-antonia-battaglia/

venerdì 28 febbraio 2014

Casa è dove...

Attraverso cosa ci si riconosce?
Photo tratta da ARPAT news
che vi consiglio di seguire e leggere.
Io, l'altro ieri, mi sono riconosciuta in un odore, pungente, prepotente, intollerabile.
Si tornava da una mangiata di pesce a Livorno, quando mi sono sentita a casa attraversando l'area livornese degli impianti produttivi, osservando il familiare disporsi di luci nella raffineria, riconoscendo i camini avvolti dal visibile vapor acqueo che contraddistingue le notti industriali.
Anche io mi sono sentita avvolta dal quelle tristi inquietanti nuvole, prodotto antropico, nella mia identità di tarantina, mentre i miei compagni di viaggio vicentina e piacentino si riconoscevano dei brevi banchi di nebbia donati dalle campagne toscane.
E nelle riflessioni notturne, si finisce per interrogarsi sull'epigenetica. se non finisca per diventare epidentità, epicoscienza in uno stato di incertezza e di eterno ricomporsi anche del nostro DNA, figuriamoci del pensiero di sè...

E poi ci si chiede come si possa far tacere quell'inquietudine che ti fa corrugare la fronte, nell'imbarazzo di far parte di una comunità nella quale c'è chi prova un senso di appartenenza in mezzo alla bruma, e chi in mezzo ai prodotti di scarto in stato gassoso di un'industria pesante.



èpi- [dal gr. ἐπί «sopra, in, di più»; talora può significare anche «dopo»]



mercoledì 1 gennaio 2014

IL CANTASTORIE | Canzone popolare in dialetto gioese-tarantino

[le parti in corsivo sono cantate]
[le parti in grassetto sono istruzioni]



Longa longa e mazza mazza
Uecchje stuert e cu'u pisciosc
Menza lenga e moscia moscia
Quant'è bella, Marianto'!

Fasc'a ammore cu'u lambron
E ste tutta p'tt'lacchia
Quann lav quera racchia
Vvi cce ste cumbin mo'

RIT.
SolistaA zzit ste commoss fin'all'oss
Ste nchian u zit e fasc tant mosse
CoroMamma lu zit ven zum zum zum
Pigghja la seggia e falla zittà
Paraparapì paaparapà
Dall'u pan e fall mangià
Paraparapì paaparapà
E dopo chicch'e checch che bellezz
S' vas'n e s' fasc'n l' vezz

Russ'tidd e malupin
È stu zit ca s'acchiat
Catacumm e smum'rat
No'u putiv megghj'acchià?!

Ten'a cap d stuppin
Sciumm nnanz e sciumm ret
Pp d'sgrazij manc ved
E cci camina addà zzumpà

RIT.
SolistaA zzit ste commoss fin'all'oss
Ste nchian u zit e fasc tant mosse
CoroMamma lu zit ven zum zum zum
Pigghja la seggia e falla zittà
Paraparapì paaparapà
Dall'u pan e fall mangià
Paraparapì paaparapà
E dopo chicch'e checch che bellezz
S' vas'n e s' fasc'n l' vezz

Hann fatt a cumb'nàt
Pprà ddo mis ddà spusà
Jedd'a robba ste prepar
Cosa grossa è a'ver'tà

Na lettera arruzznit
U cummò do tatarann
Stricatur e assucapann
Colonnetta di chiffon

RIT.
SolistaA zzit ste commoss fin'all'oss
Ste nchian u zit e fasc tant mosse
CoroMamma lu zit ven zum zum zum
Pigghja la seggia e falla zittà
Paraparapì paaparapà
Dall'u pan e fall mangià
Paraparapì paaparapà
E dopo chicch'e checch che bellezz
S' vas'n e s' fasc'n l' vezz

A zzit vuó cu sposa cu'u cappell
Si capiiiisc!!!
Cu'u carr a sei cavall e cu lle ancelle...

mercoledì 25 dicembre 2013

IL CANTASTORIE | Brindisi senza senso in dialetto gioese-tarantino

Nu gjurn decdemm cu l'amisc d sce rrubbà l' per'
Diss quidd senza pjett "Anchjemsc u pjett"
Diss quidd senza jamm "Currimsc rret"
Diss quidd senza vrazz "Pigghiaml a p'tr'scjat"

"Comm'a m'ha ffa pp frisc'r u lepre ca na scapp't?"
"Beh, sciam a quedda massaria!"

Tup tup
Risponne quidd ca non g ste "Cce vulit'acchiann?"
"Vulim'acchiann na pignat pp frisc'r u lepre ca n'ha scappat"
"Sciat a qued'avann'
Stonn ddo rott' e na squasciat'
Pigghjate la squasciat' e friscit u lepre ca v'ha scapp't'"

Quidd ca s mangiò a carne stett buen
Quidd ca s mangiò u brod stette buenariedd
Quidd ca s mangiò l'ossr cadì mal't'

"Comm'a m'ha ffa a purtà u mal't' alla città?"
"Sciam n'otà vota a queda masseria"

Tup tup
Risponne quidd ca non c' stava apprima
"Ccè vulit'acchiann'?"
"Vulim nu ciuccio pp purtà u mal't' alla città"
"Sciat a queda vanna
Ni stonn ddu muert e nnu scurciat
Pigghjat u scurciat e purtat lu mal't' alla città"

"Jolz't ca jolz't ciucciariello mij'
Ca quann arriv'm alla città
tanta paglia e biada t'agghja ddà"

U ciucc s'joz senza capir ragione
Brindisi faccio a questa conversazione


martedì 5 novembre 2013

Il giornalismo scientifico de no'artri | Il caso dell'olivo che si dissecca velocemente

Sulla pagina FB dell'Associazione di promozione sociale "Fucarazza", io, l'uomo che non esiste e un contadino altrettando invisibile sui social network, abbiamo cercato di mettere in ordine le informazioni reperite su internet riguardo il caso del "COMPLESSO DEL DISSECCAMENTO VELOCE DELL'OLIVO" che sta colpendo diversi ettari dell'area jonica della provincia leccese, destando preoccupazioni e allarmismi.

Trovate qui la nostra sintesi per far chiarezza nelle nostre teste e proporre qualche domanda aperta.

Aggiungo una mia considerazione su come si fa il giornalismo scientifico in Italia, non solo in Puglia, giacché la notizia è stata ripresa da Il Fatto Quotidiano, per esempio, e da quotidiani online di varia natura, soprattutto di approfondimento sul tema "ambiente".
Ne parlavo sul caso Taranto, tempo fa, in un pezzo sulla comunicazione politica e ambientale, e ripropongo la stessa riflessione per il caso "batterio killer e olivi disseccati".
Il contesto è sempre quello di una profonda incertezza scientifica.
Ma c'è un'assenza di risposte tempestive "dall'alto" in questo caso? Pare di no, pare che da almeno tre anni si conosca questa fitopatia e che ancora non si sia riusciti ad accertarne le cause (eh sì, forse non esiste un batterio killer...) e che siano stati organizzati workshop per informare i contadini e gli imprenditori agricoli. Azioni insufficienti e cadute nel vuoto.
Perché?
Perché parte delle colture interessate non sono sottoposte a cure costanti e perché si riducono al minimo gli investimenti?
Perché non vi è un interesse per le produzioni di qualità e, quindi, si lascia morire una pianta non abbastanza produttiva, non ci si accolla costi preventivi per evitare il peggio finché non si manifesta e poi quando si manifesta si chiede l'intervento esterno?
Perché non vi sono finanziamenti alla ricerca per arrivare fino in fondo con le attività di epidemiologia ambientale, se anche questo è il suo campo?
Il contesto è sempre quello di una profonda incertezza scientifica.
E la risposta dei media non si fa aspettare, dalla drammatizzazione estrema che vede questo batterio killer devastare i campi pugliesi fino ad essiccare l'ultima piantina, alle teorie complottiste più fantasiose e pericolose che vedono il batterio killer come un'arma biologica di chi non può più competere sul mercato con i nostri prodotti...

Insomma... c'è in giro molto "giornalismo scientifico de no'artri", di chi fa politica con i fatti, di chi non li conosce e non approfondisce le fonti, di chi invece che fare divulgazione fa congetture... sta anche a chi legge avere un approccio critico e farsi delle domande...

venerdì 13 settembre 2013

Di responsabilità, sapere ed esternalità | Ilva, Riva, i magistrati e Il Sole 24 Ore

Caro dottor Paolo Bricco,
sa come funziona la legge?

Resto stupita, da economista che ha lavorato accanto ad epidemiologi nel leggere con quanta leggerezza è stata semplificata la questione Ilva di Taranto su Il Sole 24 Ore di oggi, venerdì 13 settembre 2013.

Perché mai, mi chiedo, un magistrato dovrebbe sapere come funziona un'impresa?

Non dovrebbe forse essere l'imprenditore a sapere come si gestisce un'impresa? Ad avere la responsabilità di saper gestire la propria impresa?
E la responsabilità é quella che un imprenditore ha (o che dovrebbe avere) nei confronti dell'impresa stessa in tutte le sue componenti interne ed esterne (dagli operai ai fornitori, ai clienti), ma anche della comunità in cui opera, conoscendo e rispettando tutte le norme che regolano i rapporti tra questi diversi attori, norme sia "formali" che "informali".

Forse che il signor Riva, meglio i signori Riva abbiano ignorato per anni queste responsabilità? Forse che si siano arricciti alle spese della loro stessa impresa, dei propri operai (ricordiamo gli eventi legati alla Palazzina Laf sempre dello stabilimento tarantino o contiamo le morti bianche o gli incidenti o gli operai malati...), dei fornitori resi totalmente dipendenti dai loro affari grazie alla collaborazione di inetti decisori pubblici e sindacalisti silenti (o peggio), del territorio profondamente contaminato, della comunità locale malata e non più ripagata per questo costo ormai insostenibile?

Come si può accusare un giudice di non interessarsi del funzionamento di un'impresa quando è l'imprenditore stesso a non preoccuparsene? Riva ha comunicato all'esterno l'immagine "classica" dell'homo oeconomicus, il cui beneficio personale è il fine di ogni decisione...sia anche quella di mettere a rischio una delle n imprese del proprio carnet, riuscendo a gofiare abbastanza le casse delle altre con la sorella "povera" ma ben "fortificata".
Forse, infatti, che il gruppo Riva si sia sentito sicuro della sua posizione da quasi monopolista, per il suo network di protettori (inclusi gli operai aziendalisti che da quel lavoro dipendono e che non sanno rendersi autonomi), per il potere negoziale che ha presso decisori pubblici anche quando questi ultimi hanno il sale in zucca, per la forza del patrimonio cumulato in anni e anni di mancati investimenti sugli impianti e di adeguamenti alle normative (e poi dirottato)?

Mi si dica se questo è far funzionare un'impresa con coscienza, con... sapienza.

I giudici stanno stabilendo le responsabilità dei Riva e se l'unico modo di fermare chi continua ad agire ignorando la legge é sequestrare i prodotti di tale agire, che sia. Non è certo il giudice che deve preoccuparsi degli affari dei Riva. Il giudice può e deve solo preoccuparsi di far rispettare la legge.
Alle altre questioni devono pensarci gli altri attori che costituiscono il tessuto sociale ed economico: i decisori pubblici, i cittadini, gli enti di ricerca, gli stessi imprenditori. Ognuno ha una responsabilità nel funzionamento della "cosa pubblica" e molti, troppi di questi soggetti hanno ignorato queste loro responsabilità... Inclusa gran parte della cittadinanza.

Accusare ora i magistrati, che stanno facendo il loro lavoro, di fare il loro lavoro mi sembra un non-sense, oltre che potenzialmente aggravante il conflitto sociale già esistente. Non solo nel tarantino tra Tarantini (operai vs ambientalisti, malati vs politici, operai vs magistrati, ambientalisti vs ricercatori), non solo in Puglia tra alto Salento e resto della Regione, ma anche tra Italiani del Nord e Italiani del Sud (tra Tarantini e operai delle altre imprese del gruppo Riva).


Anche queste sono esternalità negative che un giornalista dovrebbe tenere in considerazione nel lasciare dei commenti sui fatti... o no?





lunedì 22 aprile 2013

Primo Maggio a Taranto... ADDO'?!?!


POST POLITICALLY INCORRECT


Venga, brava gente, venga.

Venga a Taranto. Venga per ascoltare musica, ma solo dopo essertene fottuta di Taranto fino ad ora, brava gente.

Venite arroganti Salentini che a Taranto non ci siete mai venite, venite boriosi Baresi che vi prendete il meglio e decidete il peggio, venite silenti e piccoli Pugliesi a vedere Taranto solo ora, voi che non ci siete mai venuti a Taranto.

Venite a Taranto, ma non veniteci per il suo bellissimo museo nazionale e non per le sue spiagge meravigliose e non per la sua tradizione peripatetica di pensiero e non per la sua grandezza sfiorita incrostata nel tempio dorico e non per i diversi livelli di ipogei e non per i pescatori il pescato e le lunghe attività di allevamento delle cozze e per le rapide attività di distruzione delle stesse e non per vedere la morte e per vedere il dramma e per vedere le barche arenate nelle polveri e non per i seni di Taranto e non per la bellezza nera e dura e forte delle Tarantine dai capelli neri e non per vedere i monti della Sila nei giorni buoni.

Venite Italiani, brava gente, se pensate di fare un bel gesto di dare un contributo di lavarvi la coscienza di portarvi via un po' di polvere rossa.

Venite Italiani, brava gente, se state solo sfruttando chi vuole mantenere l'attenzione alta sul caso "Taranto" attirandovi con successo mediante la spettacolarizzazione e che così date carburante al mercato dello spettacolo, che a Taranto è contestualizzato come un impianto siderurgico in mezzo agli uliveti.

Venite degni rappresentanti di una sinistra malata e ignorante di se stessa, che non si sa e che per questo non esiste, ma venite pure voi amanti della musica "varii ed eventualii" ma soprattutto se non avete una vera coscienza sociale, venite a fruire di questa terra umiliata e sporca ma ripulita come quando l'ILVA fa lavare i guardrail dai minerali volatili o come quando venne Karol Wojtyla e si rifecero tutte le pavimentazioni stradali abbandonate da anni, venite per far beneficiare le vostre orecchie senza intaccare i vostri polmoni e le pareti dei vostri stomaci.

Venite, ve la prestiamo ancora una volta noi la nostra terra di merda.

Venite.

Taranto vi aspetta.

Tanto non si aspetta niente Taranto.



PS. Grazie, comunque, ai Tarantini che questo primo maggio alternativo se lo sono pensato e organizzato. E l'hanno fatto perché Taranto resti un tema caldo, perché sanno che solo così forse qualcuno di quei pezzi di brava gente comincerà a interessarsi, chiedere, sapere, pretendere, scegliere, decidere.


PPS.
X: "A Taranto."
Y: "Taranto?! Addo'?!"

venerdì 17 agosto 2012

Io sono di sinistra, però... | lLVA Vendola e SEL

Uomini e donne del SEL di Taranto, soprattutto giovani adulti, seduti ai primi posti ad assistere allo spettacolo di Ascanio Celestini [Taranto, Palafiom, 10 agosto 2012].
Io non ero distante da loro. Quanto hanno riso dell'ironia di Celestini: pungente, tagliante, esplosiva.
Dei "discorsi alla Nazione" da parte di immaginari e manco tanto presidenti e dittatori, mi ha colpita il discorso di uno dei cittadini-sudditi, quello di sinistra (testo e link in calce). Come sempre dritto al punto, critico, incisivo e VERO.
Soprattutto nella chiusa, in quel "me ne frego" finale che incarna tutto quello che una persona di sinistra non dovrebbe essere, il contrario di un interessarsi che dovrebbe caratterizzare proprio il pensiero di sinistra.
Un discorso di una verità tanto oggettiva che oggi, a pochi giorni da quello spettacolo, le parole del leader, il capo, quello che sta in testa, il pensiero e la strategia, la guida di SEL, che ricordo significa SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA', ha affermato che pensare di fermare l'ILVA di Taranto non è da progressisti e che è impensabile impossibile e controproducente sostenere una soluzione del genere.
Se una parte del discorso è condivisibile, laddove Vendola parla dei rischi di non avviare mai le bonifiche dopo la dismissione, come peraltro è accaduto a Massa, tuttavia è soprendente leggere affermazioni quali:
"Mi rendo conto che è forte il tuono che rimbomba ed evoca patologie come il cancro e la morte, ma ci sono gli strumenti per spostare in avanti il conflitto tra industria e ambiente che si è aperto a Taranto.
e ancora 
"La domanda che faccio ai tanti che in questi giorni sentenziano sull’Ilva è soltanto una: ma davvero pensate che si possa chiudere il più grande polo della chimica? È progressista che l’Italia dismetta alcune sue antiche e robuste tradizioni produttive? È legittimo pensarlo ma io non sono d’accordo. (...) non è che le diossine e le polveri sottili sono specialità pugliesi"
Bene, Nichi Vendola con queste parole mi pare cominci ad incarnare quell'uomo di sinistra che parla con la voce di Celestini... e con Nichi, che è leader, anche il suo SEL, o meglio quella parte di SEL di chi non ha coraggio voglia forza di pensare diversamente.
Allora riprendendo il monologo di Celestini, mi vien da pensare alla persona di sinistra che dice:
"Io sono di sinistra, però non è che puoi fermare un'industria solo perché inquina e perché questo inquinamento provoca qualche malattia o morte. 'Che poi tutti dobbiamo morire. Anzi, questi si prendono la ricchezza prodotta dall'industria. Io li ho visti con le auto sportive e le scarpe di marca. Se non c'era l'ILVA non se le sarebbero mai potute permettere. Mica è poco.
Io sono di sinistra, però l'acciaio da qualche parte si dovrà pure produrre: mica un Paese intero si può fermare perché muore qualche centinaio di persone a Taranto. 'Che poi, ma dov'è Taranto? Esiste?
Io sono di sinistra, però alla fine non sono coglione! Cioè a me chi dà la certezza che quel cancro ai polmoni l'abbia provocato l'ILVA oppure, che ne so, quel vizietto di fumare sigarette? 'Che poi si sa, è tutto casuale, mica puoi incolpare l'ILVA se tuo figlio ha l'asma, che c'entra!
Io sono di sinistra, però mica ci credo a questa cosa dell'epigenetica, dell'epidemiologia, della salute che dipende dall'ambiente! Ma quando mai?! Io sono di sinistra ma non sono coglione! Lo so che si tratta solo di probabilità, non è una scienza esatta per cui non vale niente.
Io sono di sinistra, però sono d'accordo con il Ministro dell'Ambiente quando fa il Ministro dell'Industria. Ragazzi, siamo in crisi, mica ci possiamo permettere il lusso di pensare all'ambiente!
Io sono di sinitra, però di Taranto me ne frego. Cioè, voglio dire, c'è tutta un'Italia... chissenefrega di Taranto, mica ci possiamo rimettere tutti...
"
Ascanio Celestini- Io sono di sinistra - Parla con me 24-03-2011 
Io sono di sinistra. In 150 anni di
storia di questo paese c’è stato
un regime monarchico, un regime
fascista, un regime democristiano
e poi un regime berlusconiano.
Taluni osservatori sostengono che
questa egemonia non dipende
dal consenso che ottiene la destra,
ma dal fatto che la sinistra
non riesce ad esprimere un vero
dissenso. E questo perché la gente
di sinistra, alla fine, la pensa
come Berlusconi e Andreotti,
Mussolini e i Savoia. Io non sono
d’accordo. Nel senso che io sono
di sinistra, però non penso che ci
debba essere questo aut aut, cioè
se sei di destra devi dire cose di
destra se sei di sinistra devi dire
cose di sinistra. Per esempio io sono
di sinistra, sono andato in piazza
per difendere la costituzione e
lo so che nella costituzione c’è
scritto che l’italia ripudia la guerra
.
Io sono di sinistra, però se tutto il
mondo si muove contro Gheddafi
mi pare giusto che lo facciamo pure
noi e sono sicuro che se al governo
ci stava la sinistra faceva la
stessa cosa. D’altra parte D’alema
quando era presidente del
consiglio cosa ha fatto in Serbia? E
Prodi non era d’accordo con la costruzione
della base americana di
Vicenza? Così come, pur essendo
di sinistra, io ero d’accordo anche
sul trattato che l’Italia ha fatto
con la Libia di Gheddafi. Certo
Berlusconi ha un po’ esagerato coi
baciamano, con tutto quel circo
della tenda montata a villa Pamphili,
però fino a quando Gheddafi
è un capo di stato, deve essere rispettato.
oggettivamente, noi siamo
dipendenti dalla Libia che ci
da il gas.
Io sono di sinistra, però il gas non è
mica di sinistra o di destra, io sono
di sinistra, però me lo faccio pure
io un uovo al tegamino e c’ho bisogno
del gas… non dico: mi mangio
l’uovo crudo per non consumare
il gas di Gheddafi! Per non
parlare del problema dell’immigrazione!
Io sono di sinistra, però da quando
s’è firmato l’accordo con Gheddafi
gli extracomunitari hanno
smesso di sbarcare in Italia.
Gheddafi è un dittatore, ma c’ha
risolto un problema. Te ne freghi
che al meccanico gli puzzano le
ascelle… se ti ripara il motore…
Io sono di sinistra, però non sono
contento che questo paese viene
invaso dagli africani e pure dalle
africane… e quando la sera torno
a casa, sulla via Palmiro Togliatti è
pieno di prostitute col culo di fuori.
Io sono di sinistra, però non mi
piace che mio figlio vede questo
spettacolo se poi mio figlio si va a
scaricare i film zozzi da Internet…
è libero di farlo, ma non sono io il
responsabile .
Io sono di sinistra, però i benpensanti
che se la prendono coi politici
che fanno i festini con le
escor t… poi difendono quelle
zozzone in mezzo alla strada.
Io sono di sinistra, però almeno le
escort non mostrano il culo a tutti
quelli che passano sulla Salaria,
ma solo a chi paga, poi sono presentabili
e te le puoi portare dietro
pure ad una cena importante con
qualche capo di stato straniero.
Io sono di sinistra e ovviamente
non ci credo che quello davvero
pensava che era la nipote di Mubarak.
Io sono di sinistra, però battere
sempre il tasto sull’età di quella
Ruby mi sembra una carta perdente.
E se c’aveva 18 anni invece
di 17? Che cambiava? il problema
è il numero di candeline che c’aveva
sulla torta?
Io sono di sinistra, però anche
Montanelli, che era un grande
giornalista… pure se non era di sinistra,
quando stava in Africa a
fare la guerra s’è sposato una ragazzina
di 12 anni, se l’è comprata
per 500 lire perché le africane
a quell’età sono già donne. A 17
anni sta già in menopausa! E’ una
questione di razza, le africane sviluppano
prima. Pure mio cugino
c’ha un coker e a 2 anni l’ha fatto
accoppiare, ma mica lo denuncio
perché è un pedofilo. Il coker a
due anni ha già sviluppato. Certo,
mio cugino l’ha fatto accoppiare
con un altro coker, mica con un
vecchio di 70anni, però tanto di
cappello a uno che a quell’età ancora
ci riesce.
Io sono di sinistra, però non mi
vergogno a dire che Berlusconi è
un politico con le palle.
Io sono di sinistra, però Andreotti
pure se c’ha avuto il processo per
mafia… c’aveva tutto un altro
spessore, un’altra ironia.
Io sono di sinistra, però Mussolini
era un uomo per bene. lo diceva
pure mia nonna che era di sinistra
come me.
Noi di sinistra non siamo dogmatici.
Prima eravamo comunisti,
adesso siamo capitalisti. Prima
eravamo libertari, ora siamo liberisti.
Prima eravamo internazionalisti,
ora siamo patrioti, andiamo
in giro col tricolore, ma che
altro dobbiamo fare?
Io sono di sinistra, però se qualcuno
dice che rinnegando le nostre
convinzioni di fatto siamo diventati
di destra, io neanche lo sto ad
ascoltare.
Io sono di sinistra, però me ne frego.
Ascanio Celestini – monologo andato in onda a “Parla con me” su Rai3, giovedì 24 marzo.
Il Fatto Quotidiano, 26.marzo 2011.

mercoledì 14 marzo 2012

A Carosino presto una strada e un teatro per le prime 2 delle 100 donne



L'evento era stato preannunciato da un trafiletto sulla Gazzetta del Mezzogiorno di Angelo Occhinegro apparso il 7 marzo... Ci si aspettava un pochino di persone raccolte attorno alla Casa del Cittadino e della Cittadina, ma così non è stato purtroppo.

Presenti tante persone con il cuore, poche con il loro corpo e mi ci metto in mezzo anche io che per lavoro non sono riuscita a partire per raggiungere la mia casa... Ciononostante coloro che eran presenti in carta e ossa, portando i nostri nomi e la nostra proposta collettiva, lo hanno fatto con entusiasmo, forza e slancio.


Eccoli qui mentre illustrano la proposta direttamente a Sindaco, assessori e consiglieri incontrati nel Municipio.

Il gruppo di ragazz* si è raccolto sulle scale del Comune, aspettando un po' che si formasse il piccolo presidio per poter raccogliere altre adesioni e raccontare le storie di alcune delle personalità elencate nella nostra lunga richiesta.
Dopo l'attesa un po' deludente, ma si sa che la partecipazione su questi temi non è quasi mai alta come vorremmo, il gruppo si è spostato all'interno del Municipio per protocollare la richiesta... ma l'ufficio era chiuso!!! Tutti malati.
Qualche istante di disorientato accoramento, ma poi, come anticipato, l'entusiasmo ha vinto: ragazze e ragazzi sono stati gentilmente accolti dal Segretario Comunale prima e poi dal Sindaco e lì "n'ammu fatto nà raggiunata" (cit. Antonio Rodia): hanno ascoltato con interesse l'illustrazione della nostra proposta.
In poco tempo, nella stanza del Sindaco, si son ritrovati assessori e consiglieri che il gruppo è riuscito a contagiare con il suo entusiasmo... Si sono mostrati tutti ben disposti... "Bella questa iniziativa!" "Mi piace"... Così alle vie senza nome o da realizzare, tra le quali c'è la strada di nuova edificazione parallela a via Olimpia, si è aggiunta anche la prossima titolazione del Teatro Comunale di Carosino che ancora non ha un nome.. il nostro caro "Palamunnezza" verrà ribattezzato!!!
In ogni caso, per entrambe queste titolazioni prossime e per quelle che arriveranno, abbiamo avuto la risposta informale che i nomi saranno attinti dal nostro lungo elenco e che cercheranno di coinvolgerci nelle discussioni sulla scelta.
Tutto sommato siamo soddisfatt*!

Speriamo di poter vedere presto nel nostro paesino le prime righe di questa narrazione finalmente declinata anche al femminile.


Confidiamo che l'assicurazione verbale diventi presto targa, nome e storia... e che quant* non sono intervenut* siano venut* comunque a conoscenza del progetto e degli esiti previsti, grazie anche all'articolo di Floriano Cartanì apparso il 10 marzo sul Corriere del Giorno.




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Un grazie particolare a quant* erano presenti! 

lunedì 27 febbraio 2012

Un p(P)aese declinato al maschile


Ho letto, purtroppo con poca sorpresa, che solo il 5% delle strade pubbliche in Italia è intitolato a donne.*
La curiosità di sapere se il mio paesino d'origine avrebbe confermato questa percentuale mi ha portata ad analizzare le informazioni relative alla toponomastica fornitemi dall'Ufficio Anagrafe del Comune di Carosino.
E la conferma è arrivata...
Su 106 nomi di vie, piazze, contrade, solo 6 sono dedicate a donne:
http://archeologhecheresistono.wordpress.com/

  • via Grazia Deledda
  • via Vittoria Nenni
  • via Matilde Serao

e nell'area delle dediche cattoliche:
  • via Santa Chiara
  • via Madre Teresa di Calcutta
  • piazza Santa Maria Ausiliatrice



Quello che si può fare è chiedere all'attuale Amministrazione Comunale di impegnarsi perché i topoi senza ancora un nome, così come le future strade e piazze (sperando non siano troppe perché siamo per la difesa del suolo e non per la sua occupazione indiscriminata) siano titolate a donne e che, alla toponomastica, sia associata una riga di biografia con un ruolo educativo/informativo per la cittadinanza.
Alcune proposte?
Per cominciare, ecco i nomi di 137 Italiane:

    • Natalia Ginzburg, scrittrice;
    • Elisa Springer, scrittrice austriaca naturalizzata;
    • Elsa Morante, scrittrice, saggista, poetessa;
    • Maria Messina, scrittrice;
    • Anna "Neera" Zuccari, scrittrice;
    • Caterina Percoto, scrittrice;
    • Giulia Molino-Colombini, scrittrice, poetessa, pedagoga;
    • Giannina Milli, scrittrice, poetessa ed educatrice;
    • Vittoria Aganoor, poetessa;
    • Sibilla Aleramo, scrittrice e poetessa;
    • Amalia Guglielminetti, scrittrice e poetessa;
    • Tullia d'Aragona, poetessa e letterata;
    • Amelia Rosselli, poetessa;
    • Claudia Ruggeri, poetessa salentina;
    • Alda Merini, poetessa;
    • Gaspara Stampa, poetessa;
    • Compiuta Donzella, pseudonimo di un’anonima donna fiorentina, forse la prima a comporre veri in volgare;
    • Isabella Morra, poetessa lucana del Cinquecento, uccisa poco più che ventenne dai fratelli per una presunta relazione illecita;
    • Ada Negri, poetessa e scrittrice, prima e unica donna ammessa tra gli Accademici d'Italia;
    • Joyce Lussu, intellettuale, poetessa e traduttrice di poesia, promotrice dell’UDI;
    • Isabella Andreini, attrice, scrittrice e poetessa;
    • Moderata Fonte, scrittrice e musicista;
    • Isabella Morra, poetessa;
    • Antonia Pozzi, poetessa;
    • Leonora da Genga, poetessa;
    • Ortenza di Guglielmo, poetessa;
    • Elisabetta Trebbiani, poetessa;
    • Livia da Chiavello, poetessa ;
    • Giustina Leri Perotti da Sassoferrato, poetessa;
    • Margherita Guidacci, poetessa e traduttrice;
    • Veronica Franco, poetessa e cortigiana;
    • Laura Battiferri, poetessa;
    • Giulia Giovanelli, poetessa;
    • Vittoria Colonna, poetessa e intellettuale;
    • Gianna Manzini, scrittrice;
    • Silva Ballestra, scrittrice;
    • Elsa de Giorgi, scrittrice, attrice, scenografa;
    • Eugenia Masi Costanzi, scrittrice;
    • Anna Banti (Lucia Lopresti), scrittrice e traduttrice;
    • Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice;
    • Carla Lonzi,scrittrice e critica d'arte italiana, femminista teorica dell’autocoscienza e della differenza sessuale;
    • Fausta Cialente, scrittrice, giornalista e traduttrice;
    • Ilaria Alpi, giornalista;
    • Fernanda Pivano, giornalista, scrittrice e traduttrice;
    • Bettisia Gozzadini, tenne lezioni di diritto all’università di Bologna, tra le prime donne a insegnare in un ateneo. Pare avesse dovuto seguire i corsi vestita da uomo;
    • Armanda Guiducci, filosofa, scrittrice e critica letteraria;
    • Margherita Isnardi Parente, filosofa e storica;
    • Elena Cornaro Piscopia, filosofa, prima donna a laurearsi nel mondo;
    • Giuseppa Eleonora Barbapiccola, filosofa e traduttrice italiana, esponente dell'Illuminismo italiano;
    • Maria Montessori, pedagogista, filosofa, medico, scienziata ed educatrice, promotrice dell’estensione del suffragio alle donne;
    • Cristina Trivulzio Belgiojoso, patriota,scrittrice e giornalista;
    • Eleonora Pimentel Fonseca, patriota e scrittrice;
    • Isotta Nogarola, umanista;
    • Olimpia Morata, umanista;
    • Alba Carla Laurita de Céspedes y Bertini, scrittrice, poetessa e partigiana;
    • Teresa Noce,partigiana, politica e antifascista italiana.
    • Xenia Silberberg,antifascista e scrittrice italiana.
    • Ada Gobetti,'insegnante, traduttrice e giornalista italiana.
    • Dina Bertoni Jovine, scrittrice, giornalista e pedagogista oltre che docente universitaria italiana.
    • Lina Merlin,politica e partigiana italiana, membro della Assemblea Costituente e prima donna ad essere eletta al Senato.
    • Camilla Ravera,politica ,
    • Nadia Gallico Spano,politica
    • Anna Maria Ortese,scrittrice
    • Maria Antonietta Macciocchi,scrittrice, giornalista e politica
    • Roberta Tatafiore,attivista,scrittrice e poetessa
    • Anna Maria Mozzoni, architetto e ingegnere, promotrice dell’estensione del suffragio alle donne;
    • Franca Helg, architetto e designer;
    • Elvira Morassi, architetto d'interni;
    • Anna Ferrieri, architetto e designer, esperta di nuovi materiali artificiali e plastici, opere esposte presso il Museum of Modern Art (MOMA) di New York;
    • Ida Giavarini, zootecnica;
    • Rina Monti, zoologa, prima donna a salire su una cattedra universitaria del Regno d’Italia;
    • Eva Mameli Calvino, botanica e naturalista;
    • Ernestina Paper, medico italiana, tra le prime donne a laurearsi nel Regno d'Italia;
    • Piera Locatelli, medico, ricercatrice nel campo della neurologia e oncologia;
    • Ida Bianco Silvestroni, medico e pioniera della medicina preventiva;
    • Trotula de Ruggiero, medico della Scuola Medica Salernitana;
    • Amalia Foggia Moretti, pediatra e divulgatrice scientifica;
    • Giuseppina Aliverti, fisica, concepì e realizzò nuovi metodi di misura della radioattività;
    • Diamante Medaglia Faini, matematica e fisica, promotrice dell'uguaglianza di genere nell'accesso agli studi;
    • Maria Angela Ardinghelli, matematica, fisica e traduttrice italiana, esponente dell'Illuminismo italiano;
    • Maria Gaetana Agnesi, matematica e filantropa;
    • Elena Freda, matematica;
    • Laura Maria Caterina Bassi Veratti, biologa e matematica;
    • Maria Gaetana Agnesi, matematica e benefattrice;
    • Laura Conti, ambientalista, partigiana, medico e dottoressa italiana, importante promotrice e rappresentante dell'ambientalismo in Italia;
    • Nilde Iotti, partigiana, politica, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati;
    • Adele Bei, sindacalista e costituente;
    • Ada Natali, prima donna sindaco d'Italia;
    • Maria Adelaide Aglietta, prima donna segretario di un partito politico:
    • Tina Strobos, pediatra e psichiatra infantile, partecipò alla resistenza tedesca all'occupazione nazista dell'Olanda. Aiutò più di 100 Ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista;
    • Carla Capponi, staffetta partigiana, Medaglia d'oro al valor militare;
    • Irma Bandiera, staffetta partigiana, Medaglia d'oro al valor militare;
    • Jessie Jane Meriton White, patriota, scrittrice e filantropa inglese naturalizzata italiana;
    • Antonietta De Pace, patriota ed eroina del Risorgimento;
    • Enrichetta Di Lorenzo, infermiera militare, patriota del Risorgimento;
    • Angiola Anna Maria Zanotti, pioniera, studiosa e docente;
    • Giuditta Brambilla, suffragetta
    • Carlotta Clerici, suffragetta
    • Anna Kuliscioff, medico e rivoluzionaria russa, tra i principali esponenti e fondatori del Partito Socialista Italiano
    • Leda Colombini, politica e filantropa, strenuo difensore dei diritti delle mamme detenute e dei loro figli;
    • Battista Sforza da Varano, duchessa di Urbino;
    • Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane;
    • Teresa Sarti, filantropa, co-fondatrice e prima presidente di Emergency;
    • Gaia Afrania, avvocato della Roma antica. Durante la sua vita fu emanato un editto che vietava alle donne di esercitare l'avvocatura;
    • Tina Modotti, fotografa, politica e attrice;
    • Mia Martini, cantante;
    • Norma Bruni (Norma Mistroni), cantante;
    • Titina De Filippo, attrice, grande esponente del teatro napoletano;
    • Tina Pica (Annunziata Pica), attrice di teatro e cinema;
    • Anna Magnani, attrice e grande interprete del cinema italiano;
    • Giulietta Masina, attrice cinematografica;
    • Marisa Merlini, attrice;
    • Eleonora Duse, attrice teatrale;
    • Dalida (Iolanda Cristina Gigliotti), cantante e attrice italiana naturalizzata francese;
    • Alida Valli (Alida Maria von Altenburger, baronessa von Markenstein und Frauenberg), attrice;
    • Elena Fabrizi, detta Sora Lella, attrice, cuoca e ristoratrice;
    • Sandra Mondaini, attrice e conduttrice televisiva;
    • Renata Borgatti, pianista;
    • Giulia Recli, compositrice e saggista;
    • Lucia Mannucci,cantante
    • Liliana Renzi,pianista
    • Mariele Ventre, direttrice di coro italiana,fondatrice del Piccolo Coro dell'Antoniano di Bologna
    • Italia Almirante Manzini,attrice
    • Giuseppina Strepponi, soprano interprete di molte opere di Verdi;
    • Renata Tebaldi, soprano;
    • Marietta Robusti, pittrice;
    • Chiara Varotari, pittrice;
    • Margherita Caffi, pittrice;
    • Elisabetta Sirani, pittrice;
    • Artemisia Gentileschi, pittrice;
    • Sofonisba Anguissola, pittrice;
    • Angelica Kaufmann, pittrice;
    • Fede Galizia, pittrice;
    • Rosalba Carriera, pittrice e ritrattista;
    • Maria Grandinetti Mancuso, pittrice e giornalista;
    • Ondina Valla, atleta italiana prima vincitrice di una medaglia d’oro olimpica;
    • Felicia Semeraro,Comasia Gramaldi,tarantine,vittime di violenza domestica,picchiate a morte dal proprio convivente

Per continuare, di seguito i nomi di 123 persoggi internazionali:
    • Felice Schragenheim, poetessa tedesca,morta in un campo di concentramento a 22 anni, deportata perchè lesbica;
    • Mercedes de Acosta, poetessa, scrittrice e costumista statunitense;
    • Djuna Barnes, scrittrice statunitense;
    • Monique Wittig, poetessa e saggista francese;
    • Christa Winsloe, romanziera, drammaturga e scultrice ungherese.
    • Natalie Barney, scrittrice e poetessa statunitense;
    • Vita Sackville-West, scrittrice inglese;
    • Radclyffe Hall (ma utilizzò il nome John), scrittrice britannica;
    • Ivy Compton-Burnett, scrittrice britannica
    • Renée Vivien,poetessa britannica che scrisse in francese, soprannominata "Saffo 1900"
    • Saffo, poetessa della Grecia Antica;
    • Gertrude Stein, scrittrice e poetessa statunitense;
    • Sylvia Plath, poetessa e scrittrice statunitense;
    • Monique Wittig,poetessa, saggista, teorica femminista e docente universitaria francese
    • Gabriela Mistral, poetessa e femminista cilena, Premio Nobel per la Letteratura;
    • Bertha von Suttner, scrittrice austriaca, Premio Nobel per la Pace;
    • Christa Wolf, scrittrice e critica letteraria tedesca;
    • Jane Austen, scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa preromantica;
    • Virginia Woolf, scrittrice inglese;
    • Agatha Christie, scrittrice britannica;
    • Mary Shelley, scrittrice inglese;
    • Olympe de Gouges, drammaturga francese, scrisse testi femministi e abolizionisti dalla grande risonanza;
    • Simone De Beauvoir, insegnante, scrittrice, saggista, filosofa e femminista francese;
    • Harriet Taylor,filosofa inglese
    • Flora Tristan,scrittrice francese
    • Suzanne Voilquin,scrittrice francese
    • Annemarie Schwarzenbach, scrittrice, fotografa e giornalista svizzera;
    • Katherine Mansfield, scrittrice neozelandese;
    • Willa Cather, scrittrice statunitense;
    • Marguerite Yourcenar, scrittrice francese, prima donna eletta alla Académie française;
    • Patricia Highsmith, scrittrice statunitense;
    • Marion Zimmer Bradley, scrittrice, glottoteta e curatrice editoriale statunitense;
    • Thea Sternheim, scrittrice tedesca;
    • María Zambrano, filosofa e saggista spagnola;
    • Teano, filosofa della Scuola Pitagorica;
    • Hannah Arendt, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense;
    • Aspasia di Mileto, maestra di retorica, fu maestra di Socrate;
    • Ruth Benedict, antropologa statunitense;
    • Margaret Mead, antropologa statunitense;
    • Jane Addams, sociologa e pacifista statunitense, Premio Nobel per la Pace;
    • Marguerite Duras,scrittrice e regista francese.
    • Olive Emilie Albertina Schreiner, scrittrice sudafricana, intellettuale e pacifista, attiva nella lotta contro il razzismo e a favore dei diritti delle donne;
    • Merit Ptah, medico dell'antico Egitto, prima donna conosciuta in campo scientifico;
    • Florence Nightingale, infermiera britannica,considerata la fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna
    • Sabina Spielrein, psicoanalista russa, una delle prime donne a esercitare questa professione.
    • Marie Curie, fisica e Premio Nobel;
    • Maria Goeppert-Mayer, fisica tedesca, Premio Nobel;
    • Lise Meitner, fisica austriaca;
    • Rosalind Elsie Franklin, chimica e fisica britannica, diede contributi fondamentali nello studio di DNA, RNA, virus;
    • Dorothy Crowfoot Hodgkin, biochimica britannica, Premio Nobel;
    • Gertrude Elion, farmacologa e biochimica statunitense, Premio Nobel;
    • Augusta Ada Byron (Ada Lovelace), matematica inglese, nota soprattutto per il suo lavoro alla macchina analitica che l'ha resa la prima programmatrice informatica della storia;
    • Sof'ja Vasil'evna Kovalevskaja, matematica, scrittrice e attivista russa;
    • Emmy Noether, matematica;
    • Rózsa Péter, matematica ungherese;
    • Ol'ga Aleksandrovna Ladyženskaja, matematica russa;
    • Sophie Germain, matematica tedesca;
    • Caroline Lucretia Herschel, astronoma, matematica e cantante lirica britannica;
    • Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca di Alessandria d'Egitto, martire del libero pensiero;
    • Henrietta Swan Leavitt, astronoma statunitense;
    • Barbara McClintock, biologa statunitense, Premio Nobel per la Medicina;
    • Mary Wollstonecraft, autrice di "The Vindication of the Rights of Women" (“Rivendicazione dei Diritti delle Donne”);
    • Wangari Muta Maathai, ambientalista, attivista politica e biologa keniota, Premio Nobel per la Pace;
    • Rosa Luxemburg, politica, teorica socialista e rivoluzionaria tedesca;
    • Lalla Fadhma n'Soumer, incarnò il movimento di resistenza alla Francia nei primi anni della conquista coloniale dell'Algeria;
    • Indira Priyadarshini Gandhi, politica indiana;
    • Dolores Ibárruri, politica, attivista e antifascista spagnola
    • Hubertine Auclert,femminista francese
    • Elizabeth Cady Stanton,attivista statunitense
    • Pauline Roland,attivista francese
    • Jeanne Deroin,giornalista e attivista francese
    • Jenny d'Héricourt,attivista francese
    • Emmeline Pankhurst,attivista e politica britannica,con le figlie:
    • Christabel Pankhurst e
    • Sylvia Pankhurst(giornalista e scrittrice)
    • Annie Kenney,operaia e attivista inglese
    • Emily Davison,attivista inglese
    • Betty Friedan,attivista statunitense

    • Azucena Villaflor, attivista argentina, una delle fondatrici del movimento "Madri di Plaza de Mayo";
    • Evita Perón, politica argentina;
    • Diana Spencer (Lady Diana), principessa del Galles e filantropa;
    • Maria Antonietta, regina di Francia;
    • Giovanna D’Arco, eroina e patriota francese;
    • Anna Frank, ragazza ebrea tedesca vittima del nazismo;
    • Simone Weil, attivista, filosofa e mistica francese;
    • Diotima, veggente e sacerdotessa della Grecia antica;
    • Coco Chanel, stilista francese;
    • Marlene Dietrich, attrice tedesca;
    • Ingrid Bergman, attrice svedese;
    • Audrey Hepburn, attrice britannica;
    • Greta Garbo, attrice svedese;
    • Marilyn Monroe, attrice statunitense;
    • Bette Davis (Ruth Elizabeth Davis), attrice statunitense;
    • Margaret Hughes, prima attrice teatrale inglese;
    • Alla Nazimova, attrice teatrale e attrice cinematografica russa naturalizzata statunitense;
    • Sandy Denny, cantautrice britannica;
    • Édith Piaf, cantante francese;
    • Janis Joplin, cantante statunitense;
    • Cesária Évora, cantante capoverdiana, maggiore esponente della morna, detta "la diva a piedi nudi";
    • Etta James, cantante statunitense jazz, blues, R&B e gospel;
    • Ella Fitzgerald, cantante statunitense;
    • Billie Holiday, cantante statunitense jazz e blues;
    • Claire Waldoff, cantante e cabarettista tedesca;
    • Linda Jones, cantante americana soul;
    • Nina Simone, cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense;
    • Clara Josephine Wieck Schumann, pianista e compositrice tedesca;
    • Fanny Mendelssohn, pianista e compositrice tedesca;
    • Wanda Landowska, clavicembalista polacca;
    • Maria Callas (Anna Maria Cecilia Sophia Kalogheròpoulos), soprano statunitense di origini greche;
    • Elisabeth Schwarzkopf, celebre soprano anglotedesca;
    • Elisabeth Chaplin, pittrice francese;
    • Sonia Terk Delaunay, pittrice ucraina;
    • Romaine Brooks, pittrice statunitense;
    • Frida Kahlo, pittrice messicana;
    • Tamara Łempicka, pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco;
    • Mary Cassatt, pittrice britannica;
    • Georgia O'Keeffe, pittrice statunitense;
    • Una Troubridge, scultrice e traduttrice britannica;
    • Francesca Woodman, fotografa statunitense;
    • Isadora Duncan, danzatrice statunitense;
    • Liane de Pougy, ballerina e scrittrice francese.
    • Ida Rubinštejn,danzatrice e mecenate francese
    • Amelia Earhart,aviatrice statunitense


E si potrebbe continuare ancora a lungo! Per questo, oltre a chiedere al Comune di Carosino di impegnarsi attivamente nella promozione della toponomastica femminile introducendo questa richiesta come punto all'O.d.G del prossimo Consiglio Comunale, ci si mette a disposizione per il reperimento di nomi e note bibliografiche.
In merito penso che sia d'interesse comune e condiviso mostrare alla cittadinanza, in modo semplice ma capillare, non solo il ruolo delle donne nell'evoluzione della storia, delle scienze e della arti, ma la pluralità di prospettive possibili per le giovani carosinesi che esse personificano, superando il modello televisivo della donna.
Sapere, poi, che queste donne abitano le nostre strade non è tanto un riconoscimento per loro, quando un onore per noi.

| Si vuole sottolineare che questa è un'opera COLLETTIVA. |


*http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_25/toponomastica-femminile_6f2fc886-5fca-11e1-bae2-adaf00d4a3f2.shtml
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Promotrice: Sabina De Rosis

domenica 4 dicembre 2011

Treni(CentroNord)Italia


Salgo di corsa sulla mia carrozza. Naturalmente ho sbagliato lato. Che fortuna!
Percorro il corridoio tra le due file di posti disposti convivialmente in gruppi da quattro.
Arrivo al mio posto, vicino alla porta opposta della carrozza.
Porta scorrevole con tasto inutile, giacché una magnifica fotocellula la farebbe aprire all'avvicinarsi di ogni mosca, se ci fosse. Ma qui mosche non ce ne sono. Il treno è lindo e ha un odore gradevole. Le sedute ben imbottite sono integre e pulite. Le tappezzerie non sanno di vecchio e polveroso, anzi.
Sul tavolino che divide le coppie di sedili, il mensile di Trenitalia. Scopro che è possibile accedere gratuitamente alla rete wi-fi, "Ma che meraviglia! Peccato che questo treno mi porterà a Firenze in poco più di un'ora e non ho il tempo di cazzeggiare su internet. Devo prepararmi all'intervista!"
Ma la rivista mi rassicura sul fatto che potrò usare l'accesso illimitatamente per le 24 ore successive alla prima autenticazione.

Salgo di corsa sulla mia carrozza. Naturalmente anche stavolta ho sbagliato lato. Che culo!
Percorro nuovamente il corridoio, abbastanza largo da essere attraversato da me e da un'altra persona. Stavolta non ho voglia di aspettare il passaggio di tutti: ho fretta, sono stanca, voglio sedermi.
Arrivo al mio posto, di nuovo vicino alla porta opposta della carrozza.
Posta scorrevole stavolta rotta: non si richiude da sè, devo accompagnarla ogni volta con la mano per evitare l'aria gelida che viene dall'area al di là della porta. Eppure anche questo è un Eurostar super-mega-figo-e-veloce!!! "Sarà che stiamo andando verso Sud" ho pensato per un attimo, pensiero seguito da un immediato biasimo della mia coscienza benpensante: "ma nooo, che dici!".
Mi siedo distrutta, gambe a pezzi e piedi sfatti. Non devo comprarli più gli stivali a 7 euro e le calze a 50 centesimi, o almeno dovrei evitare di abbinarli! Anche le braccia sono a pezzi, per il peso di portare il computer, le scartoffie e tutto il  resto a braccio. Ma sono costretta ad usarle per richiudere le ante della porta scorrevole che, ad ogni passaggio, si aprono e non si richiudono più, con annesso spiffero gelido.
Con i nervi a fior di pelle, mi metto a sfogliare svogliatamente la rivista di Trenitalia.

Devo essere sincera: dopo qualche pagina avevo il sorriso sul volto, per l'idea, secondo me poco opportuna dal punto di vista della comunicazione, di porre di seguito una doppia pagina di pubblicità sul nuovo Executive di Trenitalia (con tanto di schienale imbottito e reclinabile, poggiaGAMBE regolabile, sala meeting con schermi e collegamenti Mac e ovviamente pasti al posto) accanto alla promozione delle tariffe Mini con tanto di valigia mal appiccicata su fondo panoramico di piazza Duomo di Milano, ovviamente, con tanto di finti adesivi delle destinazioni mal photoshoppati. Scopro poi su FSNews che le classi di viaggio saranno presto cancellate. "Ah", penso, "Finalmente!". Mi tocca scocciarmi a sufficienza per arrivare a sfogliare la rivista dal fondo per scoprire il meglio che il mensile ha da offrire.
Anzichè la prima e la seconda classe ci saranno quattro livelli di servizio: standard (cioè l'economico), premium (???), business (dove gli spazi sono normali e la gente non viaggia come bestiame -e già mi viene da aggiungere aggettivi accanto al sopra-menzionato "economico"- e poi???) e il famoso executive di cui si parlava prima (un ufficio in treno). Solo su Frecciarossa. E i Frecciarossa, si sa, sono limitati ad alcune zone specifiche, quelle "sviluppate" e su cui si punta per lo sviluppo...
Certo, perché basta sfogliare a ritroso qualche pagina per trovarsi di fronte a questa emblematica illustrazione relativa alle Frecce ad Alta Velocità: il fatto che l'Italia sia divisa in tre parti è evidentissimo. L'Italia va a diverse velocità, e pare proprio che Trenitalia contribuisca a rendere esponenziale il differenziale di accelerazione tra le diverse zone d'Italia.

Da Roma al Nord-Ovest: 276 collegamenti, di cui 186 Frecciarossa, di cui 32 no-stop per Milano.
Da Roma al Nord-Est: 212 collegamenti, di cui 90 Frecciarossa (ma solo fino a Bologna) e 2 Frecciargento no-stop per Padova.
Da Roma a Napoli: 44 collegamenti, di cui 40 Frecciarossa.
Da Napoli al Sud-Ovest: 12 collegamenti, di cui 8 Frecciarossa (ma solo fino a Salerno).
Da Roma al Sud-Est: 16 collegamenti, di cui 0 Frecciarossa.
Le isole non sono contemplate.

Mappa aggiornata a maggio 2011: ci tengo a sottolinearlo anche io perché ultimamente Trenitalia ha deciso di ridurre il numero di molti collegamenti verso il Sud e, in particolare, di eliminare le cosiddette "corse socialmente utili", perché non hanno un buon margine di profitto*.
Parliamo non solo di eliminazione di servizi, di corse notturne e collegamenti diurni, ma anche di eventuali licenziamenti. E pare che l'attuale management abbia deciso di spostare gli investimenti dall'Italia verso la Francia. Giustamente Trenitalia investe in Francia.

Mi si dirà: ma è un'impresa privata ed è ovvio che sia il profitto privato il criterio portante di ogni decisione. Non è più un'impresa statale.Vero.
E' vero anche che lo Stato Italiano, cioè noi, cioè anche io, cioè anche chi sta leggendo, ha una forte partecipazione azionaria anche dopo la privatizzazione. Tant'è che i finanziamenti statali rendono possibili gran parte delle scelte delle strategie economiche di Trenitalia.
Mi viene, però, da pensare che essendo una impresa di servizi di pubblica utilità, in una situazione di monopolio di fatto, avrà delle RESPONSABILITÁ nei confronti della popolazione italiana.

Chiudo la rivista e mi collego al fantastico mondo del wi-fi di Frecciarossa di Trenitalia, per andare proprio a fare qualche verifica.
Che meraviglia leggere subito "FERROVIE DELLO STATO": penso che qualcosa vorrà dire...
Nella sezione "Missione e strategia"** leggo:
"La missione | Con i nostri servizi e gli interventi di potenziamento della rete contribuiamo allo sviluppo di un grande progetto di mobilità e di logistica per il Paese e alla sua crescita economica, sociale e culturale."
Alla luce di quanto visto sopra, forse andrebbe corretto in "sviluppo per il Nord del Paese"?
Leggo più in basso, sotto il punto "Strategia | Nuovi servizi Alta Velocità/Alta Capacità":
"Da dicembre 2009, con l’attivazione dei tratti Firenze-Bologna e Milano-Novara, è stato completato e aperto all’esercizio commerciale il nuove asse AV/AC Torino – Salerno. I mille chilometri della “metropolitana veloce d’Italia” collegano i principali centri del Paese con tempi di viaggio concorrenziali rispetto all’aereo e all’auto. E accorciando le distanze, cambiano il modo di vivere degli italiani. degli italiani."

Eh sì, l'hann scritto minuscolo ma l'hann voluto ripetere due volte!!! Eppure l'Italia mica finisce a Salerno? O Trenitalia come il Gesù Cristo di Carlo Levi, oltre Eboli non riesce ad andarci? O forse il Mezzogiorno non è Italia? Non siamo Italiani?

Vogliamo parlare del profondo Sud e delle Isole?
Io sono originaria della provincia di Taranto. Una mia amica ha fatto questo rapido e significativo calcolo:
"Queste sono le proposte di Trenitalia per chi deve viaggiare da Grottaglie a Roma (Km 513). Durata media del viaggio 9 ore e 30 minuti. Costo medio in 2° classe 60,00 €."
Il famoso sgarrupato sporco disumano e ignobile notturno da Roma a Lecce/Messina è stato ridotto ad una corsa il venerdì sera verso il Sud e una la domenica sera verso il Centro. A parte che quel treno, nelle sue condizioni vergognose, assicurava un collegamento sicuro tra il Centro-Italia e gran parte del Mezzogiorno, ora negato, ma vogliamo parlare della scelta dei giorni?
Al Sud, cari Italiani e care Italiane, ci si va solo per il weekend, per andare a trovare i parenti lontani o per le vacanze. E' escluso che ci si vada per lavorare, in settimana, concetto esattamente in linea con l'idea di sviluppo dichiarata da Trenitalia sul suo sito istituzionale e sulla sua patinata rivista in carta non riciclata e non riciclabile.
E indigesta anche per me.
Per me che a Taranto ci ritornavo per crearmi delle opportunità di lavoro, per un'idea di sviluppo che forse è in controtendenza... ed essendo stra-precaria, non avevo altra scelta  che il notturno per la sua economicità e perché mi evitava di chiedere ore o giorni di permesso di cui, da precaria, naturalmente non ho il diritto.

Chiamo il controllore esausta.
"Senta, questa porta non funziona. Gentilmente faccia qualcosa"
"Ma la porta si apre"
"Le ho detto che non funziona: evidentemente non si chiude"
"Vediamo..."
La porta di apre e poi, ovviamente, non si richiude.
Dall'altra parte della porta, vicino ai bagni, qualcuno grida "Ma poi alla fine di richiude da sé".
M'inalbero.
"Senta, che motivazione avrei io per dire delle falsità?! Sono 30 minuti che chiudo questa cavolo di porta facendo leva con le braccia. Mi sarei stancata!!! E con quest'aria gelida rischio di ammalarmi. Vogliamo mantenere lo standard di servizio? O aspettiamo altri 10 minuti per verificare che non sto inventando per la voglia di inventare?"
Il controllore mi guarda male. Forse ho esagerato, d'altronde veste Trenitalia, ma non è Trenitalia...
Blocca la porta.

Aggiungo solo che per il resto del viaggio mi toccherà continuare a richiudere le porte a braccio perché chi esce le apre a mano, ma non le richiude alle sue spalle. Egoisticamente e superficialmente.

Torno a sedere.
La pagina ancora aperta sul sito di Trenitalia.
La chiudo.
Apro Facebook e scrivo:
"Ma che meraviglia gli Eurostar Frecciarossa di Trenitalia, con posti spaziosi, lindi e comodi, con la temperatura giusta, con la luce confortevole, coi tempi adeguati e con tanto di wi-fi AGGRATIS!!! Peccato che arrivino a Napoli, MASSIMO! Peccato, poi, che da Napoli in giù ti vendono anche i biglietti senza posto assicurato e viaggi 6 ore in piedi per percorrenze identiche. Peccato, poi, che da Napoli in giù il numero dei convogli sia sette volte inferiore... Peccato che per Trenitalia, l'Italia finisca al confine con il Mezzogiorno. Tanto vale chiamarla TreniCentroNorditalia, almeno non ci si prende in giro."
E poi apro questo post.



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*http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/11/13/news/puglia_sempre_pi_isolata_trenitalia_tagli_a_sette_corse-24923498/
**http://www.fsitaliane.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=69cae6155d5ba110VgnVCM1000003f16f90aRCRD

sabato 27 agosto 2011

Parte la raccolta firme per la tutela dei Comignoli Arbereshe di Carosino (TA)

Eravamo davanti allo stadio di Carosino, seduti davanti ad un cocktail, quando un ragazzo mi iscrisse all'Estate Azzurra, nella squadra del mio rione: i Pipitari.
Non lo conoscevo, ignoravo il significato del suo nome, non capivo il suo colore, né sapevo che il suo simbolo fosse la riproduzione di qualcosa di esistente e vero, ma quando mi fu consegnata la mia maglietta qualcosa si mosse dentro di me.
Fu così che scoprii una parte della storia del mio paesello, legata alla presenza di genti provenienti dall'altra parte del mare. Non lo Jonio, ma l'Adriatico! Genti skipatare, albanesi, macedoni, greche, che hanno portato nella loro valigia tradizioni, lingua, religione, gusto architettonico e tecniche costruttive.
Fu una lunga convivenza, una perfetta integrazione, fino all'avvento di un Cristianesimo soffocante che, per sradicare il credo ortodosso, piano piano portò via lingua e tradizioni.

Cosa è rimasto di tutta questa ricchezza a Carosino?
Di visibile ci sono due comignoli, che tanto fanno pensare a quelli Arbereshe della vicina San Marzano di San Giuseppe. Due beni che raccontano una e tante storie, raccontano l'origine del nome stesso di Carosino, raccontano valori e mutamenti. Due beni che crediamo debbano essere ufficialmente considerati di interesse non solo architettonico, ma anche storico e culturale.

Per questo è partita una raccolta firme per sensibilizzare la Pubblica Amministrazione, le Istituzioni interessate e la comunità carosinese sul tema della tutela di beni di interesse architettonico, culturale e storico della "Arberia Tarantina" a rischio: rischio oblio, abbandono e perdita fisica.
Si tratta di una iniziativa promossa dalla sottoscritta, da Biagio Lieti e Alessandro De Rosis, quali Carosinesi e Pipitari, cioè abitanti del rione carosinese di "origine arbereshe".

L’appello viene rivolto agli Enti Locali nella convinzione che sia d'interesse collettivo mantenere, tutelare e valorizzare quegli elementi materiali e immateriali che possono contribuire alla consapevolezza della propria storia ed identità, e all’affermazione di valori quali la cultura, l'arte, l'architettura, la storia, il folklore, ma anche l'integrazione, l'accoglienza e la valorizzazione delle diversità (temi legati alla presenza storica di comunità di altre provenienze nel tessuto sociale di Carosino).

Di seguito il testo della petizione: FIRMATE!
http://www.petizionionline.it/petizione/tutela-comignoli-arbereshe-skipatari-di-carosino-ta/4629