bere
lunedì 27 gennaio 2014
lunedì 4 novembre 2013
L'amore ai tempi di BlaBlaCar
"E tu perché viaggi?" "Ho il ragazzo a Grassano"
"E tu perché viaggi?" "Ho la ragazza a Genzano"
Ogni passaggio preso o dato è stato un viaggio attraverso storie, per lo più d'amore.
Storie a distanza, che l'uso condiviso di un'auto rende più vicine, più concrete.
La mia domanda, dopo il "perché viaggi", resta sempre "E' possibile un amore a distanza?".
Raccoglierò, viaggio dopo viaggio, attraverso le storie di questo pezzo d'Italia una sintesi di ciò che si pensa o quanto si crede nell'amore...ai tempi di BlaBlaCar.
Un pezzo d'Italia fatto di persone che hanno fiducia nel prossimo, che fanno del prossimo un compagno di viaggio e un collaboratore nella costruzione di storie di vita possibili, in cui la distanza si riduce anche grazie al prossimo, a quello sconosciuto portatore di storie che accompagna, ascolta, parla, condivide il tempo di qualche centinaio di chilometri con un altro sconosciuto.
Un pezzo d'Italia che crede nell'altro, e nell'amore.
_______ 1 ________ E tu ci credi all'amore a distanza?
"No, sai, scusa la domanda personale... Sono stata invadete. No, ma sai, è perché anche io ho una storia a distanza, anzi la vorrei. No, cioè, non è che la vorrei a distanza! E' la storia che vorrei. Ma per ora non può che essere a distanza... E cerco di capire, confrontandomi con altre persone, se è possibile... Tu... tu che ne pensi?"
"Ehehehe è una domanda difficile... soprattutto per uno che si occupa di scienze matematiche e che, forse, tende a razionalizzare molto. Io e Lisa stiamo insieme da tre anni. Abbiamo deciso di provare a stare insieme quando già la mia application per il dottorato era stata accettata... in Austria. Certo, Trento-Austria non era tanto distante, e io ho passato lunghi mesi a Trento, e Lisa è venuta a trovarmi spesso in Austria. La distanza c'era, ma era relativa... Ci si vedeva abbastanza spesso. Non che, quando ero in Austria, non ci fossero state tentazioni altrove. Spesso ho avuto l'occasione di avere storie, appunto occasionali. Ma ogni volta mi son chiesto "Vale la pena mettere in discussione una relazione che mi fa stare bene?" e mi rispondevo che no, non ne valeva la pena. Poi, ci siam fatti un discorso da adulti, Lisa ed io: ci piacevamo e ci volevamo bene e, quando abbiamo deciso di stare insieme a distanza, ci siamo detti che potevano provarci, che finché stavamo bene insieme sarebbe durata, ma nel momento in cui uno solo dei due avesse cominciato a star male ci saremmo parlati con franchezza e avremmo provato a risolvere insieme, magari tornando piano ad essere amici o ex-cordiali. In fondo ci vogliamo molto bene e non vedo perché escludere dalla mia vita una persona che ne ha fatto parte in modo così importante. Avevamo deciso di andare a convivere dopo il mio dottorato, sai? Ma poi a Trento non ho trovato lavoro e non mi andava di rinunciare a questa occupazione qui. Abbiamo pensato che da disoccupato depresso sarei stato male e comunque la nostra storia ne avrebbe risentito. Per cui, ragionevolmente, abbiamo cambiato i nostri progetti. Flessibili come il nostro lavoro e la nostra vita. Per cui, eccomi qui a fare il pendolare. Un weekend torno io a Trento, un weekend è Lisa che viene a trovare me. Per ora va bene. Stiamo bene. Finché è così, va bene."
"Insomma... fai un'analisi molto razionale. Da adulto."
"Sì, certo. Non si può più vivere l'amore con gli stati febbrili adolescenziali, non a distanza e non alla nostra età."
"Quanti anni hai?"
"Ventotto."
"Capisco."
martedì 23 luglio 2013
________________Epitaffio per una Legnano rossa _________________ MOLTO SINGOLARE POCO COLLETTIVO
La Legnano mi ha accompagnata in piazza del Popolo per il primo "Se non ora quando", mentre un ragazzotto, assolutamente non pronto alle mie parole, leggeva il mio intervento al "Se non ora quando" di Carosino, in mezzo alla piazza, dove la parola "menne" ancora rimbomba nella vasca della fontana del settecento.
mercoledì 31 agosto 2011
Lettera d'amore
LASPRO | anno II n.5
gen/feb 2010 |
“Lei non vi renderà felice.Vi farà del male. Ma non vi accorgete di come vi state riducendo?!”
“Tanto siamo stati qualsiasi cosa noi...”
giovedì 19 maggio 2011
Chi ama di più il paese?
giovedì 5 maggio 2011
I frutti buoni della malerba
Ieri una persona legata alla sezione di Carosino di Sinistra Ecologia e Libertà ha rivelato ad un mio stretto congiunto che forse il mio attacco è così strenuo e costante perché nel suo gruppo vi è un uomo che ho amato.
L’interlocutore ha risposto, conoscendomi bene, che io mi sento sempre libera di esprimere il mio dissenso davanti a quello che proprio non va, allo scopo di contribuire alla sua evoluzione e indipendentemente dagli individui coinvolti.
Questo è il punto.
L’amore.
Il mio congiunto ha saputo in poche parole rispondere al meglio a quella che è un’ipotesi che può togliere forza, legittimazione e valore ad un impegno, seppur piccolo, per il mio paese.
Un’ipotesi che, naturalmente, avranno elaborato in molti, ma che non trova terreno nei contenuti del mio dire, scrivere, fare: essi sono indisponibili a certi venti di parole, a certe piogge scure, a certi umori pesanti. E dal mio blog è possibile verificarlo.
Le mie parole che suonano come accuse violente sono solo evidenze, non invento nulla, scrivo ciò che è sotto gli occhi di tutti o di cui ho avuto esperienza diretta, tant’è che in molti hanno commentato che “non si tratta di nulla di nuovo”, come se una cosa avesse valore solo nel suo essere originale, come se palesare il volutamente sommerso non avesse valore, come se “mettersi sulla bocca di un paese” semplicemente esprimendosi sia come niente.
Questo è il punto.
L’amore può portare a “mettersi sulla bocca di un paese”?
Sì, l’amore può, l’amore è vasto, l’amore ci supera nelle nostre piccolezza, soprattutto se non si tratta dell’amore per una persona, ma per seimilaseicentocinquantanove persone, per la terra che ha dato a noi tutti il nome e l’origine e l’ossigeno e le possibilità, anche se poche.
E allora forse quella persona che pensava che io fossi mossa da amore si sbagliava ma di poco. Sono mossa da amore ma per il mio paese da un lato, per il progetto di un partito che era in linea con i miei pensieri e da cui finalmente mi sentivo rappresentata dall’altro. Questo amore è quello che invisibilmente unisce molti di noi, ma solo se non viene dopo l’amore per se stessi.
Il mio blog si chiama Singolare e collettivo proprio per questo. La mia pienezza di cittadina si compie nella misura in cui contribuisco alla crescita e al benessere della collettività che poi (sottolineo poi) diventa anche il mio di benessere.
Questo è il punto.
L’amore per gli altri diventa amore per se stessi.
E non viceversa, secondo me. Parliamo di politica e per me la politica è questo: fare il bene della collettività. Se questo passa attraverso la lotta, il sacrificio, il fango, il sentirsi dire alle spalle di tutto, il diventare il capro espiatorio di cose sulle quali non ho alcuna influenza, l’essere letta e interpretata con una punta di malizia, il ricevere “attestati di odio” e avvertimenti, il veder minimizzare il mio impegno riferendolo ad una relazione finita, che sia. Non mi spaventa.
Questo è il punto.
L’amore come questione personale?
L’amore è una questione personale.
L’amore è politica nel momento in cui è rivolta ad un territorio, ad una sua visione futura, alla comunità.
La politica è quindi una questione personale. Una questione personale che va oltre i personalismi, proprio perché etero-diretta: diretta verso l’altro, verso una pluralità, verso qualcosa che ci supera in termini di spazio e tempo. E NON VERSO SE STESSI E I PROPRI INTERESSI.
La forza oppositiva del mio agire è dettata da questo: il fatto che le scelte dei politici abbiano una influenza sulla mia felicità, sulla qualità della mia vita, sulla quotidianità della mia famiglia e dei miei amici, sulle possibilità che la mia terra mi offre, inclusa quella di poter tornare. Il fatto che, proprio per questo, i politici debbano esprimere i miei bisogni e trovarne soluzioni, il fatto che debbano fare i miei interessi e contribuire alle possibilità che avrò nel futuro. Il fatto che, perché questo sia possibile, io senta dentro di me il dovere morale di dire quello che penso, di far emergere le mie esigenze, di esprimere il mio pensiero, di darmi voce, DI FARMI RAPPRESENTARE.
Questo è il punto.
L’amore nei miei confronti.
I politici per fare i miei interessi devono amarmi [me come ogni altr@ Carosinese]. Devono fare il mio bene e per farlo devono conoscermi, ascoltarmi, farsi miei portavoce e non portavoce di se stessi. I politici devono scendere dal loro piedistallo e comprendere che il loro lavoro sta nel mettersi al nostro servizio, migliorare la nostra vita, fare il nostro bene.
Io voglio che sia il SEL a rappresentarmi perché il suo progetto parla di me, mi capisce e mi convince, mi ama.
Io voglio che anche il SEL di Carosino mi ami, che i candidati di SEL Carosino mi amino, voglio che la persona che è andata a parlare con il mio congiunto mi ami…
Ed è per questo che la mia forza contestatrice, polemica e critica si scaglia in misura maggiore verso questo partito: perché voglio che mi rappresenti sempre, che rappresenti il meglio ovunque, soprattutto laddove io vorrei dare il mio contributo. E, ad ora, il SEL di Carosino non mi rappresenta.
Per cui non struggetevi nell’odio per me. Perché io non vi odio.
Per cui non combattetemi con la forza. Perché io so femmna di nerbo.
Per cui non interpretate il mio impegno con superficiali ipotesi. Perché io non sono in superficie. Io sono dentro. Perché quella che sembra malerba può portare frutti buoni.
E che sia con o senza di voi, porterò lo stesso i miei piccoli modesti frutti.
Ma buoni.
domenica 24 aprile 2011
Rinunci a Satana? No, non rinuncio.
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Sono giorni che penso e che ripenso all'opportunità di pubblicare questo post.
Sono giorni che penso se ne valga la pena.
Sono giorni che mi chiedo se è giusto esprimere liberamente quello che si pensa
sapendo che probabilmente la comunità incredula o bigotta ne farà pagare le conseguenze
solo alla mia famiglia.
"Habemus papam" di ieri sera mi ha fatto ulteriormente riflettere sulla questione della scelta.
Della scelta per sé, della scelta per i cari, della scelta per gli altri, della scelta per tutti.
Non ho ancora preso una decisione, nonostante l'appoggio della mia famiglia,
che del mio coraggio fa baluardo e scudo.
Per ora pubblicherò solo il titolo, consapevole che chi sa o chi ha riflettuto, capirà.
martedì 19 aprile 2011
La primavera se ne frega

La gazza saltellava attenta tra i rami di grano nascente, attirata dal bagliore irregolare di un cilindro di vetro mosso dal vento. Il suo sguardo immobile nella testa appuntita e irrequieta era alla ricerca di materiale da recupero per la costruzione del nido, ma per un istante lungo un'immensità riuscì a vedere solo la bottiglia ondeggiare e scoprire ai suoi occhi ignari la terra abusata e umiliata sotto alla rinascita primaverile.
Il vento accarezzava piano le piume della gazza e, un poco più sopra, la forza della natura, spandendo polveri gialle e verdi sull'asfalto vicino, portando via i rami secchi fino al centro della strada e spazzando piccoli rettangoli di carta spiegazzati e marci quasi fino a casa di Elvis.
La gazza saltellando raccolse qualche rametto per poi prendere il volo verso il suo nido futuro: sistemò il materiale con precisione e cura, attorcigliando fittamente la ramaglia e il fogliame morto nel fondo di quella che sarebbe diventata una piccola mezza sfera cava.
La gazza riprese il volo, più lungamente, portandosi dalla periferia del paese alla piazza in festa. Era la controra e lo stomaco della cittadina taceva in un ruminare nascosto, tra pareti e soffitti, televisioni accese e discorsi sospesi.
Il vento accompagnò la gazza fino al balcone del palazzo ducale. Si guardò intorno con scatti precisi alla ricerca di qualche pezzo interessante per la sua opera ingegneristica.
Anche in questo il vento la aiutò. Altri piccoli rettangoli di carta colorata rimbalzavano tra le pietre lisce e il bordo del marciapiedi, disegnando volute di tramontana e spettacoli di danza estemporanea che nessuno spettatore aveva ancora visto, a parte la gazza.
Planando con grazia, si appollaiò vicino la sede de “La Crasta” e cominciò a raccogliere quei quadratini volanti. Ne imbeccò qualcuno, tra quelli più sfatti dall'azione dell'aria e dell'acqua, ma anche dell'essere umano che ne aveva piegato bordi, arrotolato il corpo, strappato gli angoli.
Quando comprese di non poterne raccogliere altri, riprese il volo indisturbata, nella calma del sole d'aprile e si portò verso l'intreccio di foglie e rametti che sarebbe stata a breve la sua nuova casa carosinese. Collocò i pezzi di carta più grandi nel mezzo, quasi a sovrapporre innumerevoli strati di un materasso dove poter deporre morbidamente le sue uova.
Fu così che in uno dei piccoli cuori pulsanti della primavera apperve il volto del signor Chiloiro. Vicino a lui, quello del signor Leuzzi che però fu meno fortunato: forse per via dei colori accesi la gazza ladra gli rifiutò il posto d'onore al centro del nido, spezzettandolo e relegandolo alle fessure aperte della struttura. Il signor Leuzzi fu collante e isolante, il signor Chiloiro tappeto e pavimento. Tra i rametti apparve anche qualche traccia del signor Sapio, senza volto, ma evocativo del cielo, a far da facilitatore ai pulcini prima di prendere il volo.
La gazza tornò più volte in piazza, raccolse qualche briciola per se stessa, un po' di filo dalla copertura della fontana, ma soprattutto altri rettangolini di carta, che ogni volta e in abbondanza trovava arrotolarsi in capovolte leggere sulle pietre chiare e spesso anche per le strade ad allietare gatti e cani randagi, annoiati e abbrustoliti al nuovo sole.
La gazza, naturalmente, continuava a preferire la piazza, nella quale Cataldo era guardiano e compagno, mai una minaccia. E continuava a preferire la controra perché trovava gli esseri umani meno chiassosi a quell'ora, se non del tutto assenti, perché alle persone che circondavano quei tre uomini appesi agli edifici della piazza, così divise tra loro, borbottanti, infelici e fintamente festose, a queste persone la gazza preferiva quei tre individui che convivevano da tempo e in perfetta armonia in casa sua insieme ai nomi di una pluralità di candidati, perché a quella piazza tesa e non accogliente, vuota e gremita preferiva la primavera.
La gazza tornò spesso in quella piazza sventolante, sempre alla controra, finché non ebbe finito il nido.
Nacquero i suoi pulcini.
L'ultimo nato morì presto.
Gli altri furono svezzati con vermi e semi.
La loro vita andò avanti nonostante Carosino.
Perché in fondo la primavera sboccia comunque.
Perché in fondo del mormorio degli uomini la primavera se ne frega.
Dettaglio foto "Carosino via Fieramosca" © BLove

