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martedì 13 maggio 2014

Sand Catavd a Taranto | un senso nuovo

Festa patronale di San Cataldo a Taranto...
Il classicone... fuochi d'artificio dal Castello Aragonese, centinaia di persone ad appesantire il Ponte Girevole, sul lungomare del Borgo Antico bancarella tristi...

















Ma c'è un SAND CATAVD che ci piace assai...
ed è questo:


































E con soli 2 euro, potete dare tutti un senso nuovo alle feste tarantine...
forse ci sarebbe qualcosa da festeggiare con un EMOGASOMETRO.

martedì 5 novembre 2013

Il giornalismo scientifico de no'artri | Il caso dell'olivo che si dissecca velocemente

Sulla pagina FB dell'Associazione di promozione sociale "Fucarazza", io, l'uomo che non esiste e un contadino altrettando invisibile sui social network, abbiamo cercato di mettere in ordine le informazioni reperite su internet riguardo il caso del "COMPLESSO DEL DISSECCAMENTO VELOCE DELL'OLIVO" che sta colpendo diversi ettari dell'area jonica della provincia leccese, destando preoccupazioni e allarmismi.

Trovate qui la nostra sintesi per far chiarezza nelle nostre teste e proporre qualche domanda aperta.

Aggiungo una mia considerazione su come si fa il giornalismo scientifico in Italia, non solo in Puglia, giacché la notizia è stata ripresa da Il Fatto Quotidiano, per esempio, e da quotidiani online di varia natura, soprattutto di approfondimento sul tema "ambiente".
Ne parlavo sul caso Taranto, tempo fa, in un pezzo sulla comunicazione politica e ambientale, e ripropongo la stessa riflessione per il caso "batterio killer e olivi disseccati".
Il contesto è sempre quello di una profonda incertezza scientifica.
Ma c'è un'assenza di risposte tempestive "dall'alto" in questo caso? Pare di no, pare che da almeno tre anni si conosca questa fitopatia e che ancora non si sia riusciti ad accertarne le cause (eh sì, forse non esiste un batterio killer...) e che siano stati organizzati workshop per informare i contadini e gli imprenditori agricoli. Azioni insufficienti e cadute nel vuoto.
Perché?
Perché parte delle colture interessate non sono sottoposte a cure costanti e perché si riducono al minimo gli investimenti?
Perché non vi è un interesse per le produzioni di qualità e, quindi, si lascia morire una pianta non abbastanza produttiva, non ci si accolla costi preventivi per evitare il peggio finché non si manifesta e poi quando si manifesta si chiede l'intervento esterno?
Perché non vi sono finanziamenti alla ricerca per arrivare fino in fondo con le attività di epidemiologia ambientale, se anche questo è il suo campo?
Il contesto è sempre quello di una profonda incertezza scientifica.
E la risposta dei media non si fa aspettare, dalla drammatizzazione estrema che vede questo batterio killer devastare i campi pugliesi fino ad essiccare l'ultima piantina, alle teorie complottiste più fantasiose e pericolose che vedono il batterio killer come un'arma biologica di chi non può più competere sul mercato con i nostri prodotti...

Insomma... c'è in giro molto "giornalismo scientifico de no'artri", di chi fa politica con i fatti, di chi non li conosce e non approfondisce le fonti, di chi invece che fare divulgazione fa congetture... sta anche a chi legge avere un approccio critico e farsi delle domande...

lunedì 22 aprile 2013

Primo Maggio a Taranto... ADDO'?!?!


POST POLITICALLY INCORRECT


Venga, brava gente, venga.

Venga a Taranto. Venga per ascoltare musica, ma solo dopo essertene fottuta di Taranto fino ad ora, brava gente.

Venite arroganti Salentini che a Taranto non ci siete mai venite, venite boriosi Baresi che vi prendete il meglio e decidete il peggio, venite silenti e piccoli Pugliesi a vedere Taranto solo ora, voi che non ci siete mai venuti a Taranto.

Venite a Taranto, ma non veniteci per il suo bellissimo museo nazionale e non per le sue spiagge meravigliose e non per la sua tradizione peripatetica di pensiero e non per la sua grandezza sfiorita incrostata nel tempio dorico e non per i diversi livelli di ipogei e non per i pescatori il pescato e le lunghe attività di allevamento delle cozze e per le rapide attività di distruzione delle stesse e non per vedere la morte e per vedere il dramma e per vedere le barche arenate nelle polveri e non per i seni di Taranto e non per la bellezza nera e dura e forte delle Tarantine dai capelli neri e non per vedere i monti della Sila nei giorni buoni.

Venite Italiani, brava gente, se pensate di fare un bel gesto di dare un contributo di lavarvi la coscienza di portarvi via un po' di polvere rossa.

Venite Italiani, brava gente, se state solo sfruttando chi vuole mantenere l'attenzione alta sul caso "Taranto" attirandovi con successo mediante la spettacolarizzazione e che così date carburante al mercato dello spettacolo, che a Taranto è contestualizzato come un impianto siderurgico in mezzo agli uliveti.

Venite degni rappresentanti di una sinistra malata e ignorante di se stessa, che non si sa e che per questo non esiste, ma venite pure voi amanti della musica "varii ed eventualii" ma soprattutto se non avete una vera coscienza sociale, venite a fruire di questa terra umiliata e sporca ma ripulita come quando l'ILVA fa lavare i guardrail dai minerali volatili o come quando venne Karol Wojtyla e si rifecero tutte le pavimentazioni stradali abbandonate da anni, venite per far beneficiare le vostre orecchie senza intaccare i vostri polmoni e le pareti dei vostri stomaci.

Venite, ve la prestiamo ancora una volta noi la nostra terra di merda.

Venite.

Taranto vi aspetta.

Tanto non si aspetta niente Taranto.



PS. Grazie, comunque, ai Tarantini che questo primo maggio alternativo se lo sono pensato e organizzato. E l'hanno fatto perché Taranto resti un tema caldo, perché sanno che solo così forse qualcuno di quei pezzi di brava gente comincerà a interessarsi, chiedere, sapere, pretendere, scegliere, decidere.


PPS.
X: "A Taranto."
Y: "Taranto?! Addo'?!"

venerdì 17 agosto 2012

Io sono di sinistra, però... | lLVA Vendola e SEL

Uomini e donne del SEL di Taranto, soprattutto giovani adulti, seduti ai primi posti ad assistere allo spettacolo di Ascanio Celestini [Taranto, Palafiom, 10 agosto 2012].
Io non ero distante da loro. Quanto hanno riso dell'ironia di Celestini: pungente, tagliante, esplosiva.
Dei "discorsi alla Nazione" da parte di immaginari e manco tanto presidenti e dittatori, mi ha colpita il discorso di uno dei cittadini-sudditi, quello di sinistra (testo e link in calce). Come sempre dritto al punto, critico, incisivo e VERO.
Soprattutto nella chiusa, in quel "me ne frego" finale che incarna tutto quello che una persona di sinistra non dovrebbe essere, il contrario di un interessarsi che dovrebbe caratterizzare proprio il pensiero di sinistra.
Un discorso di una verità tanto oggettiva che oggi, a pochi giorni da quello spettacolo, le parole del leader, il capo, quello che sta in testa, il pensiero e la strategia, la guida di SEL, che ricordo significa SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA', ha affermato che pensare di fermare l'ILVA di Taranto non è da progressisti e che è impensabile impossibile e controproducente sostenere una soluzione del genere.
Se una parte del discorso è condivisibile, laddove Vendola parla dei rischi di non avviare mai le bonifiche dopo la dismissione, come peraltro è accaduto a Massa, tuttavia è soprendente leggere affermazioni quali:
"Mi rendo conto che è forte il tuono che rimbomba ed evoca patologie come il cancro e la morte, ma ci sono gli strumenti per spostare in avanti il conflitto tra industria e ambiente che si è aperto a Taranto.
e ancora 
"La domanda che faccio ai tanti che in questi giorni sentenziano sull’Ilva è soltanto una: ma davvero pensate che si possa chiudere il più grande polo della chimica? È progressista che l’Italia dismetta alcune sue antiche e robuste tradizioni produttive? È legittimo pensarlo ma io non sono d’accordo. (...) non è che le diossine e le polveri sottili sono specialità pugliesi"
Bene, Nichi Vendola con queste parole mi pare cominci ad incarnare quell'uomo di sinistra che parla con la voce di Celestini... e con Nichi, che è leader, anche il suo SEL, o meglio quella parte di SEL di chi non ha coraggio voglia forza di pensare diversamente.
Allora riprendendo il monologo di Celestini, mi vien da pensare alla persona di sinistra che dice:
"Io sono di sinistra, però non è che puoi fermare un'industria solo perché inquina e perché questo inquinamento provoca qualche malattia o morte. 'Che poi tutti dobbiamo morire. Anzi, questi si prendono la ricchezza prodotta dall'industria. Io li ho visti con le auto sportive e le scarpe di marca. Se non c'era l'ILVA non se le sarebbero mai potute permettere. Mica è poco.
Io sono di sinistra, però l'acciaio da qualche parte si dovrà pure produrre: mica un Paese intero si può fermare perché muore qualche centinaio di persone a Taranto. 'Che poi, ma dov'è Taranto? Esiste?
Io sono di sinistra, però alla fine non sono coglione! Cioè a me chi dà la certezza che quel cancro ai polmoni l'abbia provocato l'ILVA oppure, che ne so, quel vizietto di fumare sigarette? 'Che poi si sa, è tutto casuale, mica puoi incolpare l'ILVA se tuo figlio ha l'asma, che c'entra!
Io sono di sinistra, però mica ci credo a questa cosa dell'epigenetica, dell'epidemiologia, della salute che dipende dall'ambiente! Ma quando mai?! Io sono di sinistra ma non sono coglione! Lo so che si tratta solo di probabilità, non è una scienza esatta per cui non vale niente.
Io sono di sinistra, però sono d'accordo con il Ministro dell'Ambiente quando fa il Ministro dell'Industria. Ragazzi, siamo in crisi, mica ci possiamo permettere il lusso di pensare all'ambiente!
Io sono di sinitra, però di Taranto me ne frego. Cioè, voglio dire, c'è tutta un'Italia... chissenefrega di Taranto, mica ci possiamo rimettere tutti...
"
Ascanio Celestini- Io sono di sinistra - Parla con me 24-03-2011 
Io sono di sinistra. In 150 anni di
storia di questo paese c’è stato
un regime monarchico, un regime
fascista, un regime democristiano
e poi un regime berlusconiano.
Taluni osservatori sostengono che
questa egemonia non dipende
dal consenso che ottiene la destra,
ma dal fatto che la sinistra
non riesce ad esprimere un vero
dissenso. E questo perché la gente
di sinistra, alla fine, la pensa
come Berlusconi e Andreotti,
Mussolini e i Savoia. Io non sono
d’accordo. Nel senso che io sono
di sinistra, però non penso che ci
debba essere questo aut aut, cioè
se sei di destra devi dire cose di
destra se sei di sinistra devi dire
cose di sinistra. Per esempio io sono
di sinistra, sono andato in piazza
per difendere la costituzione e
lo so che nella costituzione c’è
scritto che l’italia ripudia la guerra
.
Io sono di sinistra, però se tutto il
mondo si muove contro Gheddafi
mi pare giusto che lo facciamo pure
noi e sono sicuro che se al governo
ci stava la sinistra faceva la
stessa cosa. D’altra parte D’alema
quando era presidente del
consiglio cosa ha fatto in Serbia? E
Prodi non era d’accordo con la costruzione
della base americana di
Vicenza? Così come, pur essendo
di sinistra, io ero d’accordo anche
sul trattato che l’Italia ha fatto
con la Libia di Gheddafi. Certo
Berlusconi ha un po’ esagerato coi
baciamano, con tutto quel circo
della tenda montata a villa Pamphili,
però fino a quando Gheddafi
è un capo di stato, deve essere rispettato.
oggettivamente, noi siamo
dipendenti dalla Libia che ci
da il gas.
Io sono di sinistra, però il gas non è
mica di sinistra o di destra, io sono
di sinistra, però me lo faccio pure
io un uovo al tegamino e c’ho bisogno
del gas… non dico: mi mangio
l’uovo crudo per non consumare
il gas di Gheddafi! Per non
parlare del problema dell’immigrazione!
Io sono di sinistra, però da quando
s’è firmato l’accordo con Gheddafi
gli extracomunitari hanno
smesso di sbarcare in Italia.
Gheddafi è un dittatore, ma c’ha
risolto un problema. Te ne freghi
che al meccanico gli puzzano le
ascelle… se ti ripara il motore…
Io sono di sinistra, però non sono
contento che questo paese viene
invaso dagli africani e pure dalle
africane… e quando la sera torno
a casa, sulla via Palmiro Togliatti è
pieno di prostitute col culo di fuori.
Io sono di sinistra, però non mi
piace che mio figlio vede questo
spettacolo se poi mio figlio si va a
scaricare i film zozzi da Internet…
è libero di farlo, ma non sono io il
responsabile .
Io sono di sinistra, però i benpensanti
che se la prendono coi politici
che fanno i festini con le
escor t… poi difendono quelle
zozzone in mezzo alla strada.
Io sono di sinistra, però almeno le
escort non mostrano il culo a tutti
quelli che passano sulla Salaria,
ma solo a chi paga, poi sono presentabili
e te le puoi portare dietro
pure ad una cena importante con
qualche capo di stato straniero.
Io sono di sinistra e ovviamente
non ci credo che quello davvero
pensava che era la nipote di Mubarak.
Io sono di sinistra, però battere
sempre il tasto sull’età di quella
Ruby mi sembra una carta perdente.
E se c’aveva 18 anni invece
di 17? Che cambiava? il problema
è il numero di candeline che c’aveva
sulla torta?
Io sono di sinistra, però anche
Montanelli, che era un grande
giornalista… pure se non era di sinistra,
quando stava in Africa a
fare la guerra s’è sposato una ragazzina
di 12 anni, se l’è comprata
per 500 lire perché le africane
a quell’età sono già donne. A 17
anni sta già in menopausa! E’ una
questione di razza, le africane sviluppano
prima. Pure mio cugino
c’ha un coker e a 2 anni l’ha fatto
accoppiare, ma mica lo denuncio
perché è un pedofilo. Il coker a
due anni ha già sviluppato. Certo,
mio cugino l’ha fatto accoppiare
con un altro coker, mica con un
vecchio di 70anni, però tanto di
cappello a uno che a quell’età ancora
ci riesce.
Io sono di sinistra, però non mi
vergogno a dire che Berlusconi è
un politico con le palle.
Io sono di sinistra, però Andreotti
pure se c’ha avuto il processo per
mafia… c’aveva tutto un altro
spessore, un’altra ironia.
Io sono di sinistra, però Mussolini
era un uomo per bene. lo diceva
pure mia nonna che era di sinistra
come me.
Noi di sinistra non siamo dogmatici.
Prima eravamo comunisti,
adesso siamo capitalisti. Prima
eravamo libertari, ora siamo liberisti.
Prima eravamo internazionalisti,
ora siamo patrioti, andiamo
in giro col tricolore, ma che
altro dobbiamo fare?
Io sono di sinistra, però se qualcuno
dice che rinnegando le nostre
convinzioni di fatto siamo diventati
di destra, io neanche lo sto ad
ascoltare.
Io sono di sinistra, però me ne frego.
Ascanio Celestini – monologo andato in onda a “Parla con me” su Rai3, giovedì 24 marzo.
Il Fatto Quotidiano, 26.marzo 2011.

giovedì 26 luglio 2012

E' colmabile il gap tra scienza e politica?

Il tema è ambiente e salute.
Dalla definizione di scienza post-moderna alle normative europee, abbiamo una abbondante letteratura che dimostra come il paradigma scientifico nel campo ambientale sia mutato, poiché chiamato ad includere nei processi di produzione e soprattutto di uso delle evidenze scientifiche i cosiddetti "stakeholder", cioè i portatori di interesse a qualsiasi titolo.
Quando si parla di pressioni ambientali, in altri termini dei suoi impatti positivi o negativi sulla vivibilità del pianeta e sul benessere dell'essere umano, questo paradigma sembra diventare ontologico, fondante, imprescindibile. L'epidemilogia ne è il più lampante esempio.

Produrre una conoscenza scientifica che, dunque, si ponga alla base delle politiche pubbliche, o meglio massimizzare la traduzione delle evidenze della scienza in decisioni è il fulcro di un diffuso interesse e dibattito accademico, politico, pubblico, sociale.

Di seguito alcuni spunti di discussione in merito alle possibilità o alle opportunità per colmare il gap tra scienza e politica o, meglio, per costruire un ponte tra questi due mondi.

- Comunicare la scienza: istruzioni per l'uso.
Il trasferimento di conoscenze in ambiente e salute
Colmare il gap tra scienza e politica

Buona lettura!

domenica 3 luglio 2011

Il Paese del fare... o del disfare?!

Non era questo il Governo del fare?
Del fare e del fare bene!

Ma cosa?!
E a chi?!

Mi ha fatto riflettere l'sms di una persona cui avevo scritto che sarei partita anche io, potendo, per la Val di Susa a sostenere nelle mie possibilità la cittadinanza in rivolta. La risposta non è stata di stima, né di rassegnazione rispetto alle potenzialità del singolo, anche se unito in difesa del bene comune. No! E' stata la risposta di un padre ad una figlia, di un professore ad un'alunna, di un esperto ad una povera illusa: la risposta di chi sa come vanno le cose e che sorride dell'ingenuità dell'interlocutore. Parafrasando:
E' una sconfitta in partenza. Maggioranza e "opposizione" non possono rischiare di perdere i finanziamenti, i soldi. Per questo la TAV si farà.
Questa certezza mi ha destabilizzata, soprattutto pensando alla fonte di questo pensiero, sedicente di sinistra-verace. Ma mi ha anche convinta, per la legge del contrappasso, della necessità di non mollare.
Certo, perché in queste due righe, dure righe, è raccolto il problema dell'Italia: un Paese gestito da persone, non solo quelle del Governo, che hanno come unico interesse quello di proteggere i proprii.
Certo, perché nelle parole "non perdere i soldi" non si riesce proprio a leggere di investimenti nello sviluppo (tra l'altro insostenibile in questo caso) di cui qualche politico parla, ma si legge di appalti e subappalti, di grandi imprese e d'influenti imprenditori, di lobby oscure e gruppi d'interesse che comandano questo Paese.
Certo, perché nelle parole "la TAV si farà" non si riesce nemmeno ad intravedere quella bugia mediatica della politica del fare per la collettività, per l'Italia, ma si vede chiaramente il progetto del "farsi", del "fare per sé" e di accollare proprio alla collettività i costi e gli svantaggi di questo fare.

E allora questo "fare" cosa diventa per la cittadinanza?
Un dis-fare, un distruggere!

L'Italia si contraddistingue proprio come Paese di politici e politicanti che parlano come si faceva nella propaganda fascista e che poi agiscono nei loro soli interessi e, anziché occuparsi delle problematiche sociali, costruendo delle soluzioni, passano direttamente alle loro politiche distruttive.
Nel caso della Libia, hanno investito in PR con le dittature e relativi accordi commerciali (a vantaggio di chi?) anziché nelle politiche di accoglienza e integrazione (sapranno che esistono?).
Assicurare la sicurezza, vuol dire per loro dirottare soldi pubblici sulle armi e le forze armate anziché finanziare l'educazione e l'istruzione, le soluzioni sociali.
Persino davanti alle emergenze naturali, tutto si militarizza grazie all'arrivo della Protezione Civile, anziché pensare di evitarle queste emergenze investendo nella ricerca, nello studio, nella programmazione e pianificazione (assetti idrici e geologici, impermeabilizzazione e deforestazione, falde, per citarne alcune).
Idem per le emergenze di gestione, come nel caso dei rifiuti: si manda l'esercito (e si pagano persone, che fanno tutt'altro nella vita, per raccogliere spazzatura da portare nelle discariche a far ammalare altra gente, altre falde, altra terra) anziché lavorare a e finanziare un sistema integrato, sostenibile e ottimale dei rifiuti, coinvolgendo enti locali e popolazione.
E chissà perché le opere di interesse strategico e nazionale (quindi importanti per ogni singolo individuo), anziché essere pensate in modo condiviso e partecipato sono anch'esse militarizzate, dopo essere state imposte: i cantieri come luoghi militari, quasi a dire gli operai con i caschi anti-sommossa.
Nel caso delle proteste, allora si distruggono i manifestanti etichettandoli, criminalizzandoli, delegittimandoli: se non sono agnellini che si fanno incaprettare, allora sono estremisti, sono black bloc, sono "dei centri sociali" (questi luoghi bruttissimi e cattivissimi e malfamatissimi e sporchissimi), sono violenti, dissidenti, terroristi, delinquenti. Senza escludere la presenza di esaltati in manifestazioni così sentite e importanti e pregne di significati e sentimenti maturati in anni ed anni di soprusi e disuguaglianze, qualcuno di questi politici che parlano senza mai essere presenti o di giornalisti che si sono dimenticati che per testimoniare dovrebbero sempre essere presenti, qualcuno di questi individui ha mai pensato che l'indignazione, la rabbia, la stanchezza possano esplodere, a lungo andare, anche in forme non pacifiche ma non meno costruttive rispetto agli interessi della collettività?

Quello che è accaduto in Val di Susa oggi ha rappresentato dal punto di vista del decidere e dell'agire delle Istituzioni questa politica del disfare, del distruggere, anche nei piccoli dettagli, in quegli eventi raccontati solo da chi li ha vissuti direttamente e che non hanno superato il filtro fitto fitto della comunicazione media italiana.
Eppure è così chiaro, così lineare... l'abisso tra il disfare e il fare.
H 08.30 : La valle è militarizzata dalle forze dell'ordine. I manifestanti iniziano a concentrarsi nei punti di raccolta previsti dagli organizzatori.
H 10.53: La polizia tenta di bloccare il corteo di Giaglione. I manifestanti non si arrendono e cercano di aggirare il blocco muovendosi tra i sentieri dei boschi.
H 12.24: La polizia continua il lancio di lacrimogeni sui manifestanti. I manifestanti continuano a resistere al grido :"La Val di Susa non si tocca".
H 14.22: La polizia attacca i manifestanti con i lacrimogeni, idranti e, pare, proiettili di gomma. La natura difende i manifestanti dai fumi: il vento dice "NO TAV" soffiando il gas contro le forze dell' ordine.
H 15.45: La polizia continua ad attaccare i manifestanti con i lacrimogeni e gli idranti. I manifestanti resistono agli idranti, spengono i lacrimogeni e fanno staffette per portare il necessario ai compagni in prima linea.
H 16.45: La polizia avanza con la ruspa. I manifestanti continuano nel loro tentativo di ricostruire il presidio.
H 17.00: Nella zona della baita scoppia un grave incendio a causa del fitto lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine. I manifestanti cercano di spegnerlo.
H 17.12: La polizia carica, lancia lacrimogeni, usa idranti. La gente non si sposta, RESISTE.
H 17.30: La guardia di Finanza e le altre forze dell'ordine rincorrono i manifestanti dentro al bosco lungo la strada per Ramat. I manifestanti fuggono. E' caccia all'uomo.
La differenza che c'è tra l'ordinare a dei lavoratori chiamati, appunto, "forze dell'ordine" di agire stando sulla difensiva, usando strumenti dissuadenti e altre tattiche militaresche cui possiamo associare innumerevoli eufemismi, e i manifestanti stanchi, indignati, rabbiosi, determinati a riprendersi il loro presidio, i fondi delle loro tende, le zanzare che hanno fatto loro compagnia in settimane, mesi e anni di protesta, la terra in cui vivono, ma soprattutto la loro decisività, la legittimazione del loro ruolo, della loro presenza, del loro potere decisionale su quello che li tocca da vicino.
La differenza tra il decidere senza nemmeno consultare, agire comunque e poi "difendersi" e chi invece decide di tutelare il proprio diritto di cittadinanza. In tutti i modi, se quelli usati fino ad ora non hanno funzionato.

La differenza che c'è tra il disfare facendo e il fare disfacendo.

Io tengo per il secondo.
Io tengo per i NoTav.
Io tengo per chi resiste.


____________________________________________________
Fonte delle informazioni sulla manifestazione NoTAV di oggi, 3 luglio 2011:
http://twitter.com/ (#notav, nervi #saldi, #valsusa)

mercoledì 6 aprile 2011

Una montagna di ...erba

A Peppino Impastato bastava contare fino a 100 per giungere, passo dopo passo, fino all'abitazione di uno dei maggiori esponenti della mafia di Cinisi.
A me, ormai espatriata da anni alla ricerca di un futuro migliore, non è concesso sapere chi controlla o almeno fa parte della malavita di Carosino, un po' perché, oltre che straniera nella mia terra, sono estranea alla vita sommersa, taciuta e sussurrata di questo paese, ma anche perché in questo centro abitato i modi di fare "criminali" sono assai diffusi, consolidati e condivisi.
E non parlo di strani regali accettati da chi sta ai piccoli vertici assicurando, in cambio, il disinteresse e il silenzio, non parlo nemmeno di brogli, appalti e raccomandazioni. Non ne parlo perché non sono in grado di provare accuse di questo genere, che alla fine restano voci alimentate da una popolazione che vive di piccoli scandali e facili giudizi.
Parlo, invece, dei piccoli crimini quotidiani perpetrati dalla popolazione carosinese ogni giorno, tanti, troppi perché riesca a descriverli in modo esaustivo.
Oggi mi concentrerò su uno solo di essi.

A me sono bastati 10 passi dalla casa della mia famiglia per giungere alla prima discarica raggiungibile del paese. Una discarica verde, o almeno lo era stata vagamente nell'atto della sua costituzione, quando abitanti delle abitazioni vicine hanno cominciato ad accumulare in quel lembo di terra spoglia tra la strada e il campo incolto i rami dei loro interventi di potatura (naturalmente di giardini privati), "residui" che gli organi del Comune del paese addetti avrebbero dovuto ritirare e riciclare adeguatamente. E con il tempo, molti individui hanno deciso che sarebbe stato più comodo gettare lì mobili rotti, buste della spazzatura, immondizie varie, nonostante la presenza di ben due cassonetti esattamente su quel marciapiedi ("ma che fatica, che schifo aprirne il coperchio!!!"). E così certi residenti pipitari hanno creato una piccola discarica abusiva marcescente in via Michelangelo Buonarroti, di fronte al civico 1, e agli altri non è evidentemente dispiaciuto averne una nel proprio quartiere.

Oggi, 28 febbraio 2010, mia madre ha festeggiato il suo compleanno e mio padre ed io abbiamo deciso di regalarle un marciapiedi pulito, un'uscita dal portone del condominio priva del solito senso di disgusto e ribrezzo per le condizioni della nostra via, ignorate dagli altri Carosinesi e dal Comune di Carosino.
I rami rappresentavano e nascondevano i piccoli crimini di ognuno di noi, anzi, lasciatemelo dire, di ognuno di voi, messi allo scoperto dal lavoro di un uomo impegnato e umile, un uomo capace di comprendere che il rispetto per la propria casa passa anche per la cura della propria strada, della propria città, della propria terra.

Sembra una lezione quasi impossibile da insegnare a chi, a soli poche centinaia di metri dal centro abitato, in quella che dovrebbe essere la nostra campagna, il luogo delle passeggiate, della crescita dei nostri prodotti tipici, la location dei nostri pic-nic, scarica invece qualsiasi cosa. Naturalmente abusivamente. Igienici, materassi, lamiere e pezzi di ferro, pneumatici, armadi e mobili, scarti di materiali edili, prodotti ittici e agricoli marci, poltrone, stendini, mattoni, e quant'altro sono il panorama consueto della campagna carosinese, trasformano l'odore dei tratturi a pochi passi dalle ultime case, deformano e distruggono l'aspetto e l'identità di questa terra.
E i Carosinesi non fanno niente, anzi alcuni di loro producono queste discariche. Gli altri stanno a guardare o fanno finta di niente. Preferiscono fossilizzarsi sui fatti privati degli altri (il Grande Fratello Carsunese), chiacchierare, giudicare, condannare, e ancora ostracizzare, allontanare, ghettizzare, distruggere.
E il Comune di Carosino non fa nulla. Se c'è un responsabile delle questioni ambientali, o un organo preposto, pare che non si interessi dello stato delle strade e delle campagne del paese. Evidentemente anche qui ci sono fatti (o voci?) più importanti di cui tener conto.

Questi, a parer mio, sono crimini. Crimini contro l'ambiente, crimini contro la vivibilità di un centro abitato, crimini contro lo sviluppo. Crimini contro i diritti di ogni cittadino di vivere in una città pulita, valorizzata, civile.
Ognuno di quei piccoli misfatti è ora simbolicamente impilato in via Michelangelo Buonarroti e sarà "nu fucarazzo" in cui mio padre (e quanti vorranno partecipare il 19 marzo prossimo) darà fuoco anche ai comportamenti incivili, omertosi e menefreghisti di molti Carosinesi.
La montagna di erba che s'innalza davanti a casa mia ha un significato preciso: è un piccolo gesto
di lotta per rendere migliore questo paese.