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martedì 14 giugno 2011

Il Cambiamento della Rivoluzione Attiva

"Senti che bel vento" firmato PD, affisso accanto agli oltre 27 milioni di GRAZIE di Verdi e IDV: sicuramente il mio stomacuore ha reagito meglio nel secondo caso rispetto al primo, ma devo dire che, nonostante tutto, un rigurgito extra-sistole l'ho avuto comunque.

Ho letto un vago tentativo di appropiarsi di un risultato, infatti, che lo interpreta come la vittoria di un partito (o la sconfitta di un altro), piuttosto che come la vittoria di Italiani ed Italiane.

Il motivo del rigurgito è proprio qui. E' che, riportando questa situazione nel piccolo, nel quotidiano, quindi nella mia esperienza personale, quello che ho potuto constatare è stato un totale assenteismo dei partiti, di questi gruppi che si dichiarano rappresentanti e portatori di interessi di una piccola o grande collettività, che tanto si sono impegnati nelle loro campagne elettorali per le amministrative di un mese fa, e che sono rimasti nel silenzio quasi più totale nella campagna referendaria locale.

Tutti uniti, stavolta, in un visibilissimo immobilismo che, forse, li ha allontanati ancor di più dalla cittadinanza, soprattutto da quella più attiva, da quella che più di tutti si è impegnata (nelle sue possibilità) a informare e sensibilizzare.

Non parlo come facente parte del Comitato Referendario Carsunese, che ha lavorato benissimo senza sigle e bandiere, ma solo con le persone. Anche quelle afferenti a partiti o liste, ma che si sono impegnate in quanto cittadini/e.


Parlo da cittadina, appunto, che si aspetta e pretende da politici e politicucci che facciano seguire alle loro belle parole dei fatti concreti, che dimostrino il reale interesse per il benessere comune. E come non possono influire su di esso le scelte (o le mancate scelte) cui ci ha chiamati/e il referendum?

E allora, come mai i partiti e i loro esponenti più "influenti" hanno disertato a questo appuntamento con la democrazia? Come mai non abbiamo visto tirapiedi andare in giro casa per casa, riempire la nostra posta reale o virtuale, diventare molesti ed invadenti con saluti e offerte di caffè, link/avatar su facebook e quant'altro la fantasia elettorale sia riuscita a far partorire alle loro testoline?


Forse perché si tratta di esponenti di una politica che non funziona più?

Forse perché si sta affacciando una nuova forma di politica sulle strade, alle finestre, che ha la forma delle suole delle scarpe e il suono di voci che salgono dal basso?

Sì, forse sì.


Una nuova forma di politica che si scrive comunità e suona a leggerla democrazia.


[parafrasando la canzone del comitato di Jacopo e Fausto]

Che parla con la voce di ragazze che lavorano fino a tardi ma non sono stanche quando devono dare il loro contributo.

Che parla la lingua di chi chiede a lavoro ore di ferie per poter partecipare ogni giorno alle attività del comitato.

Che parla i sorrisi di chi non si fa prendere dall'ansia degli esami quando pedala anziché studiare.

Che parla le mani di chi prepara dolci, raccoglie frutta, impasta focacce per restituire le forze al comitato.

Che parla la presenza costante di chi, "influente", ha sostenuto le attività lasciando completa autonomia ma dando altrettanto completa disponibilità.

Che parla le scritte degli striscioni fissate per terra le prime, appesi dove era opportuno i secondi.

Che parla gli applausi delle nonnine alle finestre e nnanz'a casa.

Che parla i kilometri di chi è venuto a suonare per animare l'informazione, di chi non potendo far altrimenti ha seguito in auto pur di esserci, di chi ha viaggiato per partecipare.

Che parla con la bocca di bambini e bambine tra le giostre della villa e le fontanelle sopite del paese.

Che parla le letture notturne e diurne, le email per organizzare, le conversazioni su skype per definire e ri-definire.

Che parla la voce di chi ha dato voce scrivendo, cantando, leggendo, telefonando, microfonando, megafonando.

Che parla i piedi di chi ha camminato, passeggiato, ciclopasseggiato, ballato, salito, arrampicato, sotto al sole alla pioggia al vento e alla luna.

Che parla la serenità di chi viene ammonito o minacciato ma non si spaventa né si arrende.

Che parla con tute nucleari, magliette VOT4 Sì, rime e canzoni e non si fa scoraggiare da un "ma camina!!!".

Che parla il vocabolario della collaborazione, della disponibilità, dell'apertura, della lealtà, della responsabilità e, quindi, della solidarietà.

Che parla la lingua informale, semplice, diretta, spontanea, immediata, vera delle persone, degli individui singoli che, con le loro forze, si sono organizzati in un comitato allegro e determinato.

Che parla l'amore (e sì, ci risiamo!!! :-P) per una causa collettiva, per un paese, per un Paese, per la democrazia partecipata.

Che parla democrazia partecipata.

Che parla democrazia.


Sì.

Forse accade che cittadine e cittadini si stiano riprendendo la politica, quella autentica che significa impegno sociale, tutela dell'interesse generale, collettivo e singolare, sforzo condiviso e solidale, libertà e autonomia da condizionamenti esterni che non si sposano con gli scopi di questa nuova politica: quella della cittadinanza per la cittadinanza.


Si prepari, dunque, ogni esponente della politica old style, perché il Comitato Referendario Carsunese durerà.

Da gruppo è diventato fatto sociale, da energia a forza.

Dà il benvenuto a tutti coloro che vogliono partecipare e contribuire davvero alla "cosa/causa pubblica" carosinese.

Si toglie il cappello dell'urgenza democratica referendaria e resta.


Resta Comitato Carsunese.
[doppia C come "Cittadini e Cittadine"]

Resta per fare.

Resta per dare.





Buongiorno alla cittadinanza attiva carsunese!

venerdì 3 giugno 2011

Carosino si muove.

Ancora una volta, singolare e collettivo si declinano in crasi continue nella vita quotidiana, concreta, tangibile.

Collettivo è quello che sta accadendo nel nostro Paese, soprattutto dopo le elezioni amministrative e il conseguente ballottaggio in alcune importanti città e province italiane.
In rete e in qualche trasmissione tv si parla di aria nuova.
Sui quotidiani si legge di un vento di cambiamento.
Qualcuno lo definisce già un momento storico importante, di svolta per l'Italia.

Questa sensazione entra, come per contagio mediatico, nell'animo di tutti coloro che questo mutamento aspettavano e sognavano, per chi ci si è impegnato, per chi ha lottato, per chi si è lagnato, per chi ha anche solo atteso.
Questa sensazione funge da impulso energetico restituendo la fiducia in se stessi, la fiducia nel cambiamento, la fiducia nell'esistenza di un futuro.
Questa sensazione cambia la proiezione delle proprie vite possibili, per chi ne aveva una, e la produce, per chi non si sentiva più in grado nemmeno di immaginarsi al di là dell'oggi.

Questa sensazione, questo impulso, questa capacità di immaginazione sono propulsori anche di una dimenticata fiducia nelle proprie capacità di cambiamento, nel proprio ruolo a favore di questo divenire inaspettato ma sperato.
A partire proprio dal centro dell'ego, molti e molte in Italia hanno ricominciato a credere in se stessi, nelle proprie potenzialità, nel loro essere realmente in grado di fare la differenza, di decidere di quel domani avvicinandolo a sé.

Singolare è proprio questo: scoprirsi capaci di contribuire e poi contribuire nel concreto.
Sentire che cambia davvero.
Dal basso e dal piccolo.

Singolare, nel senso di insolito, è ciò che sta accadendo nel nostro paese.
Accanto ai soliti meccanismi statici delle accuse di protagonismo, dei tentativi di protagonismo, delle accuse di strumentalizzazione, dei tentativi di strumentalizzazione
accanto all'immobilità della mugghia e dell'ipocrisia che essa emana
accanto al "solito peggio" che il nostro paese ha saputo dare, ho scoperto il nuovo e il nuovo ha scoperto me sorridente.

La risposta alla stasi che crea paludi e fango e miasmi è stato un roteare di raggi, un rincorrersi di pedali, un direzionare le voci verso le finestre, un abbracciare di idee le fontanelle, un darsi la mano nel mezzo della piazza. E girare. E girare. E girare.




Questo paese ha saputo dimostrare di saper ben superare lo stato di immobilismo malato in cui era caduto, ha saputo tirar fuori sorrisi e fronti corrugate, voci e urla, idee e progetti, capacità organizzative e operative, accordi e disaccordi, strette di mano e comprensioni, avvicinamenti e allontanamenti: un dinamismo che ha prodotto ricchezza per una collettività, un dinamismo che ha spiegato a tutti e fatto comprendere a molti che ognuno è diverso da sé e, per questo, importante fonte di alternative.
Ma soprattutto fonte di un futuro che è sia collettivo che singolare.
Questo paese ha saputo dimostrare attraverso i Carosinesi e le Carosinesi che è ancora vivo e sveglio e attivo e capace di tutto quello che sembrava così difficile da ritenersi impossibile.

Questa è la ricchezza della cittadinanza attiva e della vera partecipazione.
Questa è la ricchezza di una serie di persone che singolarmente danno il meglio per il futuro di tutti e tutte.


Mai più ferma Carosino.
Mai più chiedere di censurarsi.
Mai più costringere a stare attenti a ciò che si pensa e a quanto si dice.
Mai più dover scegliere il meno peggio per sé e per la collettività.
Mai più i meccanismi e le frasi della vecchia politica.
Mai più ferma Carosino.

Carosino si muove. Non fermiamola.


Un grazie sentito al Comitato Referendario Carsunese

giovedì 19 maggio 2011

Chi ama di più il paese?

Chi ha rabbia accecante e repressa da anni ed esplode in pianti di gioia.
Chi il paese lo ha tenuto per anni e, ora, esplode in pianti di rabbia e tristezza.
Chi insinua un alito di malizia e cattiveria nell'interpretazione delle parole di chi non lo sostiene da suddito o servitore ma lo affronta criticamente.
Chi tifa ciecamente per la sua "squadra" come se si trattasse di calcio, difendendola anche di fronte ad evidenti autogol, giustificando falli sconcertanti, mentendo di fronte ad evidenti fuorigioco o falli di mano.
Chi dichiara il popolo sovrano solo se lo elegge, caprone o credulone se coi suoi voti premia qualcun'altro.
Chi è "permeabile" a tutto, perché tutto va bene, tutto è uguale di fronte all'urgenza di un obiettivo così ambito.
Chi candida manichini, applauditori professionisti, urlatori, incompetenti, in modo così evidente da poter mentire, da poter offrire un'altra interpretazione, da poter prendere in giro la nostra intelligenza.
Chi candida persone competenti, umili, convinte che la politica sia mettersi al servizio, che l'ambizione personale non possa prevalere sull'obiettivo del benessere generale, circondate però dalle persone di cui sopra.
Chi è arrogante, chi etichetta, chi tratta con riserva, chi odia a priori, chi si vendica, chi ignora, chi usa, chi abusa.
Chi si riempie la bocca di parole pregne di significato, piegandole però ai suoi personali interessi, alla bassa tifoseria, alla cieca rabbia, alla volontaria servitù: parole prese e lasciate, dimenticate, rigirate, svuotate.
Chi è leale.
Chi è sleale.
Chi è ipocrita.
Chi è sincero.

Chi ama più il paese?

La verità, purtroppo, è che ognuno dei gruppi che si è presentato era composto da quasi ognuna delle categorie elencate sopra. E ognuno dei suoi componenti amava e odiava.
Amava il paese, a modo suo, e odiava l'altro gruppo, a modo suo.
La domanda non è, quindi, chi ama di più.
Per me la domanda è chi fa prevalere il sentimento di amore su quello di odio.

Amare il paese vuol dire amare ogni cittadino e cittadina, inclusi coloro che si odiano.

Può un interesse più grande e allargato superare il proprio interesse?
Può il rispetto per l'intelligenza di chi si rappresenta portare all'impermeabilità, al riconoscimento, al rispetto e alla valorizzazione degli ideali, delle differenze, del pensiero divergente?
Può un obiettivo "impersonale", collettivo, accompagnare verso una responsabilità delle proprie scelte, del proprio ruolo?
Può quell'amore per il paese, concetto così abusato, essere la cifra del futuro, della costruzione di una democrazia, anche se nel piccolo di un paesello, ad un impegno di tutti nella tutela degli interessi di tutti?

Può vincere il paese?

Io mi auguro di sì.
In questo momento di enorme cambiamento a livello nazionale, nel quale si sta affacciando nuovamente la sinistra, una sinistra palesemente coraggiosamente consapevolmente e responsabilmente sinistra, anche nel nostro piccolo stiamo vivendo un cambiamento.
Il voto di questo fine settimana ha stabilito il tramonto di una amministrazione e ha fatto emergere anche la voglia di una svolta, di una innovazione, di fiducia allargata, di novità.
Quello che aspettiamo è di capire se questo voto abbia stabilito, oltre al tramonto, anche un'alba.
Per capirlo è necessario che si lavori. Lavorare insieme, con coerenza, con stabilità, con umiltà e con coraggio, superando gli odi personali e ideologici che hanno segnato queste ultime settimane, anche internamente ai gruppi.
E questo è l'invito che io faccio alla nuova amministrazione e all'opposizione.
Perché l'alba può esserci solo nella costruzione collaborativa e dialogica di una democrazia.
Una democrazia nei e dei fatti.

lunedì 16 maggio 2011

Votate responsabilmente

"Sabina ..., nata a ... il ..., può votare. Si accomodi nella cabina 1".
La giovane donna che pare avermi riconosciuta anche se io non conoscevo affatto, come le altre persone astanti, mi fornisce matita e scheda elettorale.
Incombe al centro dell'aula della scuola media il cubo di cartone bianco, con la sua femminea fessura.
Lo aggiro e mi avvicino alla cabina. Tenda bianca. Luce fioca.
Le mie pupille si allargano. Le mani stringono.
Un momento per riassestare il corpo nel nuovo ambiente finto-asettico e impersonale.
Abbasso gli occhi ormai normo-senzienti e li lascio appoggiati sul banchetto.
Interpongo la scheda elettorale ancora chiusa tra la superficie di legno lucido e la proiezione sulla retina. Non mi do il tempo di leggere quanto scritto sul lato esterno 'che la apro immediatamente.
Davanti a me un foglio piegato in quattro colonne, di cui solo la prima, a sinistra, macchiata dai colori delle liste del mio paese. Tre liste, tre macchie: una blu, una rossa, una verde.
Il resto del foglio completamente libero.

"Sabi pensa, non essere impulsiva, Sabi pensa" e Sabina ha pensato.
Ha pensato alla proporzione quasi perfetta tra quelle tre liste e il resto della scheda, tra quelle macchie, dei non-segni perché svuotati di significato, e tutto quello che c'era intorno e le conteneva.
"Dove mi colloco io?", mi son chiesta. Ed io non ero in nessuno di quei non-segni. Io non ero in nessuno di quei tre nomi. Io ero altrove ed ero vera e pulsante. Io credevo in qualcosa di diverso. Io credevo di poter agire su quello che il resto della pagina rappresentava e di poterlo fare molto meglio di quanto pensassi io stessa.

"Sabi rifletti, non lasciar parlare l'utopia, Sabi rifletti" e Sabina ha riflettuto.
L'utopia è la mia spinta, l'orizzonte del mio passo. Senza credere di poter dare un contributo migliorativo al mondo, la mia esistenza sarebbe vana. Senza credere di poterlo fare riempiendo di significato i segni, le parole, le azioni, mi prenderei solo in giro. Senza credere di poter agire senza il faro delle mie idee, dei miei ideali, dei miei valori, barcollerei nel buio, come quando ho messo piede in questa cabina.

"Sabi hai scelto, non temporeggiare".
La fedeltà a me stessa, in quello che credo, è la forza della mia mano che muove la matita. La scritta "Ministero bla bla bla" la leggo appena e mi dà ancora più energia mentre contribuisco a decidere con la mia scelta il futuro mio e del mio paese. Mentre contribuisco a decidere del mio Paese.
"Io non scelgo il meno peggio" mi son detta, "La prossima volta ci sarò anche io in quel foglio."

La matita sul legno. Il foglio si ripiega quasi da sé.
Un passo indietro, riesco alla luce, alla vita, alla parte del foglio di cui faccio parte.
Lascio un po' di utopia, come un alone, nella cabina e mi giro.
Mi chiedo, solo uscendo, cosa ho colto di quanto lasciato da chi mi ha preceduta... cosa c'era nella cabina finto-asettica che mi sto lasciando alle spalle.
Intanto il cubo mi attende, mi accoglie, fagocita la mia scelta in mezzo alle altre scelte.
Domani sapremo di questo paese e di questo Paese.

Intanto mi son fatta coraggio.
Ho votato responsabilmente.

venerdì 13 maggio 2011

La grande amMOGGHIAta

L'aria è tesa e vibra in modo sinistro al più piccolo movimento.

Ore 18.00
Gli ultras sono già pronti da tempo nei loro angoli: preparano cori, fumogeni, torce e trombe da stadio. Il tamburo è silente, ma trema delle tensioni dell'aria. Ogni ultrà ha immagazzinato rabbia raccogliendola sul posto di lavoro, a casa, nel traffico, coi figli, sulle scale del condominio. La batteria del loro stomaco è rigonfia e pronta all'uso, ipersensibile al segnale prestabilito.
Ogni gruppo occupa un posto assegnato nei dintorni dell'arena, così che gli ultras non si incontrino prima dell'inizio della gara, così che le loro energie non si disperdano in tafferugli prematuri, così che la loro batteria non scambi le vibrazioni nervose per il segnale.
Intanto giungono anche gli altri tifosi e qualche spettatore simpatizzante. Si dispongono in ordine sparso, non troppo vicini agli ultras, non troppo vicini ai gruppi rivali, non troppo davanti, nemmeno troppo dietro, forse nemmeno al centro. I tifosi si muovono, 'che non sanno bene dove mettersi per non dare fastidio a nessuno e per accontentare la squadra e, soprattutto, non scontentare gli ultras.

Ore 18.15
Intorno all'arena l'aria è bollente: sguardi di fuoco trafitti dal suono intollerabile ma tollerato delle trombe da stadio. I tamburi si riscaldano percossi lievemente, come gli ultras, che si sciolgono i muscoli del collo e delle braccia, senza mai decontrarre i muscoli dello stomaco contenente la batteria di rabbia.

Ore 18.23
Fanno il loro ingresso le squadre. Sono tre, anzi due e mezzo, giacché una è stata messa su con le riserve e qualche giocatore improvvisato per fare la triangolare, sennò il campionato non era valido.
Anche i giocatori sono rabbiosi: batterie cariche con tanto di incameratori aggiuntivi di rabbia marginale e sistema di sicurezza per far esplodere l'energia raccolta solo al segnale corretto e per ottimizzarne l'uso.
Gli sfidanti si guardano in cagnesco, soprattutto quelli delle due squadre principali.
Gli ultras si guardano in cagnesco, ovviamente in particolare quelli delle due squadre principali.
I tifosi fingono di guardarsi in cagnesco, per adeguarsi e non dar fastidio a nessuno.
L'aria spumeggia rabbia cagnesca. Le pelli dei tamburi si bagnano e ad ogni tocco schizzano sputi di schiuma bianca e nauseabonda. Gli ultras ne sono ricoperti in tutti i loro angoli.

Ore 18.29
La gara sta per cominciare. Le squadre entrano nell'arena. L'aria è rigonfia, carica e pesante. Si respira appena e gli sfidanti sono in deficit di ossigeno prima ancora di iniziare. Le sinapsi lampeggiano. Sta per arrivare il segnale per le batterie di rabbia.


Ore 18.31
L'arena è una grande ammogghiata.
Allo scoccare dell'ora esatta è arrivato il segnale per squadre ed ultras. La tensione in uscita mal regolata ha prodotto un disordinato deflagrare delle energie rabbiose dallo stomaco alla bocca. Ecco che, in un solo minuto, l'arena è completamente ricoperta di mogghia.
mogghia sui balconi
mogghia sugli spalti
mogghia sui lampioni
mogghia sulle bandiere
mogghia sui tricolori e sui colori mascheranti
mogghia nell'acqua della fontana
mogghia dai getti della fontana
mogghia che schizza dai tamburi battenti ma sordi
mogghia che cola dagli imbuti delle trombe
mogghia sulla schiuma degli ultras
mogghia sulle cravatte degli sfidanti
mogghia sulle spalle degli spettatori simpatizzanti
mogghia sulle teste dei vili astanti
mogghia sulle scarpe dei giovani eleganti
mogghia nei pensieri dei politicanti
La mogghia continua a fuoriuscire con aria di sfida dalle bocce spalancate dei personaggi delle squadre. L'energia accumulata e mal gestita ha rese invane le prove allo specchio dei baldi sfidanti. Ore a guardarsi sputacchiare mogghia, per poi vomitarla con forza da posseduti.
Ma il gioco è iniziato, ormai non si torna indietro e la mogghia invade ogni interstizio tra cervello, stomaco e cuore. Parla di odio, parla di rabbia, parla di frustrazioni, parla di piccolezze.

Ore 18.36
L'ammogghiata continua. Una delle due squadre principali urla mogghia, sputa getti di forza inaudita, quantitativamente è superiore. Ma l'altra squadra, imbattuta da tempo, strategica più che tattica, è qualitativamente superiore e i suoi getti di mogghia, anziché disperdersi a ventaglio, vanno dritti al centro. Tanto strategici da mandare piccoli mogghiatori in giro per le strade e per le case, a distribuire piccole porzioni di mogghia ben calibrata, tanto da sembrare altro. Subito imitati dai rivali.

Ore 18.39
Mentre gli sfidanti continuano nella loro ammogghiata, sotto all'arena gli ultras si agitano disarticolati, come il loro pensiero. Non esiste pensiero, in realtà, tanto la mogghia lo ha appesantito. Scivolano su questo strato melmoso come se fosse il loro habitat naturale, si rotolano e si animano, fanatici della mogghia ad ogni livello.
Alcuni astanti si adeguano, qualcuno cerca riparo, qualcuno se ne va vomitando un po' mogghia un po' bile. E anche un po' il suo pensare che muove i suoi piedi verso il pulito.
E nel pulito incontra chi con la mogghia si scontra.
Chi la odia e la aborre, come questo gioco insensato dell'ammogghiata. Ormai ha fatto fortuna tra le vie di questo centro, rivaleggiando con la mogghia sputata in diretta in tv, tra sfidanti di livello superiore che le squadrette di qui guardano con tanta ammirazione.

Ore 18.45
L'ammogghiata continua, sull'arena e ai suoi piedi dove gli ultras non hanno più il senso di se stessi. Sono un corpo unico e dipendente, che si muove in sintonia con le scariche di mogghia superiore.
L'ammogghiata continua, non solo nell'arena e intorno ad essa. Mogghiano anche i mogghiatori tra le vie, i mogghiatori tra le gente, i mogghiatori tra le parole e le idee.

Ore 18.57
L'ammogghiata continua, ma molti astanti hanno lasciato i dintorni dell'arena. La mogghia dalle scarpe staccandosi ha lasciato scie di liberazione sulle pietre bianche. Perfino l'asfalto le ha accolte. Ma ricordando che ogni ambiente raccoglie fino al limite fisiologico. Ricordando che la mogghia se non si esaurisce manda in crisi il sistema.


Ore 18.59
L'ammogghiata continua, mentre lontani dall'arena i cittadini e le cittadine vengono a conoscenza dell'ondata di mogghia scatenata più in là.
La cittadinanza supera di numero gli ammogghiati e d'intelletto molti di essi.
La cittadinanza s'indigna e sta lontana dalla mogghia, ci prova, anche se gli schizzi e i piccoli mogghiatori portano la mogghia ovunque.
La cittadinanza è ancora silente, ma attende il giorno della grande finale, quando, paletti alla mano, voteranno le performance di questi sfidanti.
Nella speranza che l'ambiente assorba abbastanza mogghia da concedere a queste persone la deambulazione. Perché a loro sguazzare nella mogghia non piace proprio.

venerdì 29 aprile 2011

Piccolo PREZZIARIO del valore di un VOTO

Qualcuno legge e scrive "E' sempre stato così"
oppure "E' così ovunque"
oppure "Noi non facciamo così, per cui non ci interessa".
Io racconto quello che vedo e quello che sento
Lo racconto con la forza di chi non si è abituato a vedere certe cose, con la forza di chi riesce ad indignarsi, di chi non si rassegna che le cose siano così e così resteranno.
Lo racconto con la forza di chi prende una posizione.



A molti e molte indistintamente, proposta di RISOLUZIONE DI QUALSIASI PROBLEMA.
Soluzione utilizzata da chi non conosce l'interlocutore, le sue esigenze, le sue problematiche, ma è consapevole che lo stato di disuguaglianza e ingiustizia sociale abbia portato o porterà comunque per molti un qualche stato di bisogno. In genere si esprime in formule quali "mi raccomando votami 'che poi se ti serve qualcosa non ci sono problemi".



Prezzario per le prossime elezioni amministrative____________________________

Ad una persona molto anziana, promessa della PENSIONE DI INVALIDITA'.
La persona anziana non è invalida, ma ha una pensione minima.
Ogni giorno aspetta il ritorno del promettente, coi documenti che le ha chiesto pronti sul mobiletto della sala pranzo. Ogni volta che il promettente passa, le chiede nuovi documenti e le conferma la promessa. Ma ricordandole il suo nome per le elezioni.

Ad una persona invalida al 100%, promessa di INTERESSAMENTO PER OTTENERE UNA COSA SUA DI DIRITTO.
La persona è stata invitata a recarsi presso l'ufficio del promettente, il quale l'ha chiamata per dirle che quella procedura lì, in corso da anni, si è riattivata grazie al suo intervento e che la sua mediazione la porterà a buon fine, aggiungendo di ricordarsi di votarlo. La persona interessata ha risposto che quella cosa lì è un suo diritto e che il suo interessamento è un suo dovere. E di disturbarla per qualcosa di più importante la prossima volta.

Ad un giovane professionista appena occupato, promessa di INCARICO.
Il promettente non è, in questo specifico caso, un candidato, ma è consapevole che i suoi di incarichi dipendono strettamente dalla vittoria di certe persone. Per cui, dopo una amichevole passeggiata, ha molto poco implicitamente fatto la proposta di compra-vendita. Ma sempre amichevolmente. Il giovane ha risposto ridendo amichevolmente.

Ad una giovane persona iper-critica, specializzata ma precaria, offerta di PROPOSTA PER NOMINA POLITICA ESTERNA.
L'offerta non giunge da una persona candidata, ma molto vicina ad una lista. La persona proponente sa di avere di fronte una persona strenuamente oppositrice quando dice che, in caso di vittoria, farebbe il suo nome per la carica accennata sopra, senza chiedere esplicitamente di cambiare idea sul voto. La persona cui viene fatta la proposta sorride e afferma che, anche se avesse fatto la proposta, nessuno avrebbe dato ascolto alle sue parole. E anche se avessero dato ascolto alle sue parole, non crede che avrebbe accettato. E comunque non li avrebbe votati lo stesso.



Vecchio prezzario (benchmarking per i candidati attuali)______________________

Alla figlia di una persona appena defunta, promessa di OCCUPARSI DELL'ATTO DI MORTE.
Il promettente, subito dopo il triste evento, ha preso da parte la figlia della persona appena dipartita per dirle di non preoccuparsi di quel documento lì 'che se ne sarebbe occupato di persona. E di ricordarsi di votarlo. La signora non ha risposto, disgutata.
[Il candidato era il medico di famiglia]

Ad una giovane persona inoccupata, 50 EURO.

Ad una giovane persona occupata, proposta di un LAVORO MIGLIORE.
Il promettente candidato afferma di voler offrire gratuitamente un lavoro da impiegato in un centro commerciale, poi rivelatosi a tempo molto determinato e tutt'altro che impiegatizio. E soprattutto tutt'altro che migliorativo per la persona interessata.

Ad una persona che doveva operarsi, offerta di VELOCIZZAZIONE TEMPI PER L'OPERAZIONE.
La persona in questione, per un problema non tanto grave dal punto di vista della salute, quanto di sociabilità, decide di sottoporsi ad una operazione. La persona si reca in Asl e prenota. Dopo pochi giorni riceve una telefonata a casa: è il promettente candidato, medico, che si offre spontaneamente di velocizzare la procedura invitando la persona a recarsi presso l'ospedale xyz. Il giorno seguente la persona ha risolto il suo problema, cui segue una costante cura e attenzione da parte del candidato promettente anche in termini di medicazioni e controlli. La persona e i suoi congiunti non l'hanno votato.
[E menomale!!!] Riguardo al congiunto della persona di cui sopra malato di tumore l'unica risposta ottenuta da parte dello stesso promettente alla richiesta di aiuto è stata l'INDIFFERENZA. Le elezioni, infatti, erano state già consumate.




Il contenuto di questo post è in evoluzione.
Esso è, infatti, scritto sulla base delle segnalazioni che giungono a me direttamente, e a volte indirettamente, su base prettamente provinciale (in particolare nell'area che va da San Giorgio J.co e Sava per ora).
Non posso, quindi, assicurare la veridicità dei contenuti delle segnalazioni, per cui non me ne prendo la responsabilità. E per deontologia professionale non farò i nomi né dei votanti né dei candidati coinvolti.

FOTO © Città di Modena - Flickr

mercoledì 27 aprile 2011

Martirizzare i Cristiani e li crisctiani

La domenica delle Palme ho portato la mia famiglia a fare una passeggiata nei luoghi dei primi martiri della Cristianità, a Roma. Sono rimasti particolarmente colpiti da due cose:

  • quanto io possa essere molesta verso una guida e quanto la guida possa trovare stimolante la presenza di una persona che fa domande e presenta persino obiezioni;
  • quanto può essere toccante e spaventoso percorrere la strada circolare di una Chiesa enciclopedica e didascalica sui modi del martirio.

È stato così che il volto di mia madre ha visto susseguirsi espressioni di sdegno e orrore, nonché di vergogna e indignazione per i mille e uno modi di uccidere un Cristiano, ancora vivo naturalmente.

Solo per citarne alcuni:
Arso.
Arso sulla graticola.
Dissetato con piombo fuso.
Abbeverato con olio bollente.
Cotto nell'acqua bollente.
Fritto nell'olio bollente.
Fuso in metalli pesanti a loro volta fusi.
Sbranato da fiere dopo essere stato ricoperto di pelli grondanti sangue.
Tagliato a pezzi dalla forza dei rami di alberi cui veniva legato.
Gettato da un'altura.
Raschiato.
Scorticato.
E i più classici lapidato, crocifisso e crocifisso al contrario.
La decapitazione era riservata ai Cristiani romani, cui si concedeva una morte repentina e potenzialmente indolore.


Torniamo a Carosino, gemendo ancora per il dolore di quei testimoni della prima Ecclesia e ci troviamo di fronte allo spettacolo raccapricciante di un paese vicino alle elezioni e alla Pasqua: commistione quantomai inopportuna di sacro e profano, inopportuna per il sacro, opportuna (in senso di grandi opportunità di visibilità e rendenzione) per il profano.

Di fronte a scene di assoluta incoerenza e bassezza morale, ecco che viene rappresentata sulle pareti di voci e dicerie del nostro paesino la modalità preferita per uccidere “li crisctiani” (nel senso delle persone): infangarli.

Le voci girano e si arricciano pesanti e sporche sulle teste delle persone.

C'è chi prepara campagne elettorali e comizi concentrando tutto su questo strumento fangoso.
Cercando informazioni, vere o false che siano, per gettare fango sull'altrui reputazione.

C'è chi la propria reputazione infangata cerca di lavarsela, frequentando certe persone e certi luoghi.

C'è chi toglie il fango dalla persona che fino a qualche mese fa aveva egli stesso infangato per poi conservarla e rovesciarla sul capo di un nuovo o vecchio nemico politico.

C'è chi, più o meno inconsapevolmente, si fa strumento di questo piccolo martirio, e lava, e sporca, e terge, e getta naturalmente fango.

C'è chi usa il fango sugli altri per apparire più pulito.

C'è chi infanga chi ama e chi infanga il fango.

C'è chi fa statue di fango.

C'è chi fa parole di fango.

C'è chi nel fango ha rialzato altre persone dopo esserci caduto, come dice la celebre frase di una nota canzone di un conosciuto film che ha provocato un “infangamento a tempo determinato”.

C'è chi il fango l'ha visto colare addosso per poi essersene liberato e messo sull'altare, ma che a quel fango non rinuncia per identità da porco, per abbellire i suoi social network, per martirizzare amici, ex amici, ex e conoscenti.

C'è chi il fango lo usa come unico strumento elettorale e c'è chi subirà questo fango.

C'è chi vedrà tra qualche settimana volare fango ovunque e ricoprire l'intero paese in ogni suo angolo, anche in quelli coperti da tetti, volte e cappelloni, sottoforma di voci sussurrate, di sguardi torvi e di posti riservati.


E poi c'è chi si è accorto del fango e lo schifa.

C'è chi in questi circuiti ci entrerà perché ogni crisctiano a Carosino può essere infanganto, anche se testimone solo di onestà e verità, perché troppo libero di dire le cose come stanno, di smarcherare facce di fango, di non aver paura nonostante gli avvertimenti.

C'è chi s'indigna e si rattrista per come sia facile per i Carosinesi usare il fango indiscriminatamente, ignorando che la reputazione, la dignità e l'onore di una persona siano elementi fondamentali per poter affrontare serenamente la vita quotidiana.

C'è chi prova sdegno e orrore, nonché vergogna e indignazione per il modo carosinese di uccidere la reputazione di un altro Carosinese, ancora moralmente vivo naturalmente.

C'è chi pensa che non sia il fango a dover far vincere le elezioni o un posto in prima fila nella mente dei paesani.


Ma il Carosinese se ne frega e usa il fango, arma facile ed efficace, per guidare le menti dei non-infanganti (almeno così crede) e dirigerle nella propria direzione.


I Romani usavano mille e uno modi per martirizzare i primi Cristiani.
I Carosinesi sono affezionati ad un solo modo per martirizzare li crisctiani, ma lo usano con la stessa crudeltà.


Prepariamoci alle piogge di fango.
Le elezioni si avvicinano.



FOTO © ho visto nina volare - Flickr

martedì 19 aprile 2011

La primavera se ne frega

La gazza saltellava attenta tra i rami di grano nascente, attirata dal bagliore irregolare di un cilindro di vetro mosso dal vento. Il suo sguardo immobile nella testa appuntita e irrequieta era alla ricerca di materiale da recupero per la costruzione del nido, ma per un istante lungo un'immensità riuscì a vedere solo la bottiglia ondeggiare e scoprire ai suoi occhi ignari la terra abusata e umiliata sotto alla rinascita primaverile.

Il vento accarezzava piano le piume della gazza e, un poco più sopra, la forza della natura, spandendo polveri gialle e verdi sull'asfalto vicino, portando via i rami secchi fino al centro della strada e spazzando piccoli rettangoli di carta spiegazzati e marci quasi fino a casa di Elvis.

La gazza saltellando raccolse qualche rametto per poi prendere il volo verso il suo nido futuro: sistemò il materiale con precisione e cura, attorcigliando fittamente la ramaglia e il fogliame morto nel fondo di quella che sarebbe diventata una piccola mezza sfera cava.

La gazza riprese il volo, più lungamente, portandosi dalla periferia del paese alla piazza in festa. Era la controra e lo stomaco della cittadina taceva in un ruminare nascosto, tra pareti e soffitti, televisioni accese e discorsi sospesi.

Il vento accompagnò la gazza fino al balcone del palazzo ducale. Si guardò intorno con scatti precisi alla ricerca di qualche pezzo interessante per la sua opera ingegneristica.

Anche in questo il vento la aiutò. Altri piccoli rettangoli di carta colorata rimbalzavano tra le pietre lisce e il bordo del marciapiedi, disegnando volute di tramontana e spettacoli di danza estemporanea che nessuno spettatore aveva ancora visto, a parte la gazza.

Planando con grazia, si appollaiò vicino la sede de “La Crasta” e cominciò a raccogliere quei quadratini volanti. Ne imbeccò qualcuno, tra quelli più sfatti dall'azione dell'aria e dell'acqua, ma anche dell'essere umano che ne aveva piegato bordi, arrotolato il corpo, strappato gli angoli.

Quando comprese di non poterne raccogliere altri, riprese il volo indisturbata, nella calma del sole d'aprile e si portò verso l'intreccio di foglie e rametti che sarebbe stata a breve la sua nuova casa carosinese. Collocò i pezzi di carta più grandi nel mezzo, quasi a sovrapporre innumerevoli strati di un materasso dove poter deporre morbidamente le sue uova.

Fu così che in uno dei piccoli cuori pulsanti della primavera apperve il volto del signor Chiloiro. Vicino a lui, quello del signor Leuzzi che però fu meno fortunato: forse per via dei colori accesi la gazza ladra gli rifiutò il posto d'onore al centro del nido, spezzettandolo e relegandolo alle fessure aperte della struttura. Il signor Leuzzi fu collante e isolante, il signor Chiloiro tappeto e pavimento. Tra i rametti apparve anche qualche traccia del signor Sapio, senza volto, ma evocativo del cielo, a far da facilitatore ai pulcini prima di prendere il volo.

La gazza tornò più volte in piazza, raccolse qualche briciola per se stessa, un po' di filo dalla copertura della fontana, ma soprattutto altri rettangolini di carta, che ogni volta e in abbondanza trovava arrotolarsi in capovolte leggere sulle pietre chiare e spesso anche per le strade ad allietare gatti e cani randagi, annoiati e abbrustoliti al nuovo sole.

La gazza, naturalmente, continuava a preferire la piazza, nella quale Cataldo era guardiano e compagno, mai una minaccia. E continuava a preferire la controra perché trovava gli esseri umani meno chiassosi a quell'ora, se non del tutto assenti, perché alle persone che circondavano quei tre uomini appesi agli edifici della piazza, così divise tra loro, borbottanti, infelici e fintamente festose, a queste persone la gazza preferiva quei tre individui che convivevano da tempo e in perfetta armonia in casa sua insieme ai nomi di una pluralità di candidati, perché a quella piazza tesa e non accogliente, vuota e gremita preferiva la primavera.

La gazza tornò spesso in quella piazza sventolante, sempre alla controra, finché non ebbe finito il nido.

Nacquero i suoi pulcini.

L'ultimo nato morì presto.

Gli altri furono svezzati con vermi e semi.

La loro vita andò avanti nonostante Carosino.

Perché in fondo la primavera sboccia comunque.

Perché in fondo del mormorio degli uomini la primavera se ne frega.



Dettaglio foto "Carosino via Fieramosca" © BLove

domenica 17 aprile 2011

Programma Lista S'Abbina

Programma per i prossimi 5 anni di Carosino
Lista S'ABBINA


1. Rilancio dei luoghi e dei centri di aggregazione
Centro storico
Messa in sicurezza e restauro case con provvedimenti urgenti
Isola pedonale di cultura
Palazzo ducale (funzionalizzazione e valorizzazione)
Teatro
Villa Comunale
Valorizzazione delle periferie
Sagra del vino (rilancio, focus su prodotti, innovazione)
Individuazione di altri momenti di aggregazione

2. Servizi pubblici
Manutenzione
Strade
Illuminazione
Vigili urbani
Fogne
Risoluzione problema del randagismo
Canile
Cani di quartiere
Wi-fi pubblico nei centri di aggregazione comunali
Asilo nido comunale
Biblioteca comunale
Farmacia comunale
Raccolta differenziata e strategia di riduzione (secondo % di legge almeno)
Istruzione
Feste e sagre sostenibili

3. Riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico-culturale
Finanziamento ricerche sulla storia del paese, sugli usi, sulle case e le masserie storiche e
comunicazione degli esiti
Valorizzazione masserie e ri-funzionalizzazione di quelle abbandonate
Valorizzazione elementi culturali tangibile e intangibili
Promozione associazioni culturali e comitati culturali

4. Rilancio dell’economia
Zona PIP (controllo e promozione)
Agricoltura
Agricoltura tradizionale
Serre fotovoltaiche
Controllo allevamento
Diga Pappadai
Mercato interno
Incentivare l’acquisto dei prodotti locali
Chiusura/unificazione filiere produttive
Vino
Attenzione ai giovani
Politiche giovanili
Aiuto all’emersione e regolarizzazione del lavoro
Promozione della formazione
Ufficio del lavoro come punto di riferimento

5. Sport
Carta dei servizi degli stabilimenti/impianti/edifici dati in gestione per le attività sportive
Lancio e rilancio sport per cui il Comune ha realizzato impianti e stabilimenti
(skate, pattinaggio, tennis, …)
Valorizzazione parco fronte scuole medie per attività di corsa e allenamento
Promozione stili di vita salutari con eventi, informazioni e feste
Promozione dello sport in campagna

6. Ecologia
Spazi verdi nel paese e nelle periferie
Rimboschimento
Regolamentazione uso del suolo
Lotta alla desertificazione e all’impermeabilizzazione del suolo
Valorizzazione della campagna e degli edifici ivi dismessi/abbandonati
Rifugi
Mobilità sostenibile
Acquisti verdi nelle PA
Mense
Prodotti d’ufficio e cartoleria
Trasformazione degli impianti fotovoltaici in serre fotovoltaiche

7. Energia
Impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici
Promozione installazione sui tetti privati degli stessi

8. Democrazia
Diretta (Bilancio partecipato, piani di lungo periodo e progetti puntuali)
Partecipazione, soprattutto dei giovani
Uso di tecnologie web 1.0 e 2.0
Consociativa (coinvolgimento associazioni e simili, incentivazione all’associazionismo laico)
Integrativa (lotta al razzismo e al sessismo)
Rilancio Unione Montedoro come strumento di pianificazione integrata e di partecipazione
allargata

La candidata a Sindaco di Carosino
per la Lista S'Abbina
Sabina De Rosis
Meglio conosciuta come la pulimicusa.
Anche conosciuta come “Ma quella chi è? E chi si crede di essere?”


Ringrazio chi mi ha supportato in questa avventura durata 2 giorni, in chi ha creduto in me, in chi ha voluto discutere davanti ad un bicchiere di vino e una focaccia dei grandi temi legati al paese, di quanti ostacolandomi mi hanno spronata a continuare, di chi ha usato le mie idee per farle sue, ma senza rancore perché a scambiarsi le idee ci si ritrova più ricchi tutti. Speriamo in un loro buon uso però...
Ringrazio per chi segretamente ha votato per questo progetto, il mio impegno e la mia passione.
Ringrazio tutti, soprattutto chi mi ha aspramente criticata e chi ha cercato di zittirmi.
Ringrazio il passato che rende l’idea del futuro sempre più rosea.
E ringrazio il presente che addirittura la fa dorata e splendente.