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lunedì 26 maggio 2014

Carosino, comune inferiore

http://elezioni.interno.it/comunali/scrutini/20140525/G160780020.htm

venerdì 23 maggio 2014

ADDIO CAROSINO | Di solito fango e di elezioni europee

Mi aspettavo, certo, di ritrovarmi di fronte a fango e fanghiglia alle porte della tornata elettorale amministrativa del 2014 a Carosino, ma non pensavo che mi avrebbe toccata tanto da vicino per temi e persone coinvolte.
La mortificazione, tuttavia, è durata poco, forse per la distanza, forse perché ho potuto discuterne con persone serene, sicure e mature, forse perché mi preoccupa molto la situazione del mio Paese (quello con la P maiuscola) tanto da mettere in ombra la preoccupazione per il paesello (quello con la p minuscola).
Ma il fango c'entra un po' dappertutto.
Berlusconi che fa campagna per le europee parlando di pensioni. Ma che c'entra?!
Renzi che fa marketing ma che ...boh
Grillo non lo capisco perché urla troppo.
Che resta?
In Italia, mi sembra ancora poco.
Ma poiché si tratta di Europa, mi guardo intorno.
Un'alternativa forse c'è, ma possibile che debba ancora scegliere il meno-peggio?

Sul sito del 'L'altra Europa' si legge una cosa condivisibile:
Noi vogliamo cambiare l’Europa, e metterla al servizio dei cittadini, e non delle banche. Per uscire dalla crisi serve una svolta radicale, che metta prima le persone.
Noi sosteniamo Alexis Tsipras, un leader del cambiamento. Abbiamo alleati in tutta Europa: forze di sinistra, movimenti, cittadini che lottano con noi.

 Ma i movimenti di Taranto, i cittadini tarantini in quella lista non son più rappresentati, questo me lo ricordo bene per la polemica che c'è stata tra un Michele Serra quanto mai superficiale e una Antonia Battaglia quanto mai coerente (e idealista?). Io non me lo dimentico. Non dimentico che a rappresentarmi sarebbe ancora SEL con tutte le sue ombre enormi e pesanti e intollerabili.
E nemmeno mi passa inosservata la presenza di Franco Arminio che noi Carosinesi ben conosciamo (chissà se se n'è accorto qualcuno oltre a chi ha organizzato e partecipato alla Rassegna di Poesia carosinese...). Il paesologo che ci ha definiti paesologi ma che poi sembra sempre così arrogante, preso da sè, distante. Non dimentico la sua assenza di risposta alle mie email, figuriamoci se credo che mi ascoli quando e se sarà eletto al parlamento europeo, maddai!

Eppure questo "altro" programma è l'unico che mi convince, che è abbastanza ideale e "radicale" (nel senso pure delle radici e dell'agricoltura) da parlarmi dritta al cuore. Anche se non è ben chiaro né il come né la fattibilità/sostenibilità....

Un'altra, ennesima divisione intestina.


Io mi interrogo su questo... e a Carosino c'è qualche personaggio dalla grande esperienza che si è costruito grandi giardini che si contende 10 centrimentri di orto per continuare a coltivarci i proprii interessi a colpi di palle fangose?!
Mi viene solo voglia di abbassare il capo e sospirare... e di cambiare una volta per tutte residenza. Tanto il resto io non mi sento in grado di cambiarlo. Almeno a Carosino.

mercoledì 14 marzo 2012

A Carosino presto una strada e un teatro per le prime 2 delle 100 donne



L'evento era stato preannunciato da un trafiletto sulla Gazzetta del Mezzogiorno di Angelo Occhinegro apparso il 7 marzo... Ci si aspettava un pochino di persone raccolte attorno alla Casa del Cittadino e della Cittadina, ma così non è stato purtroppo.

Presenti tante persone con il cuore, poche con il loro corpo e mi ci metto in mezzo anche io che per lavoro non sono riuscita a partire per raggiungere la mia casa... Ciononostante coloro che eran presenti in carta e ossa, portando i nostri nomi e la nostra proposta collettiva, lo hanno fatto con entusiasmo, forza e slancio.


Eccoli qui mentre illustrano la proposta direttamente a Sindaco, assessori e consiglieri incontrati nel Municipio.

Il gruppo di ragazz* si è raccolto sulle scale del Comune, aspettando un po' che si formasse il piccolo presidio per poter raccogliere altre adesioni e raccontare le storie di alcune delle personalità elencate nella nostra lunga richiesta.
Dopo l'attesa un po' deludente, ma si sa che la partecipazione su questi temi non è quasi mai alta come vorremmo, il gruppo si è spostato all'interno del Municipio per protocollare la richiesta... ma l'ufficio era chiuso!!! Tutti malati.
Qualche istante di disorientato accoramento, ma poi, come anticipato, l'entusiasmo ha vinto: ragazze e ragazzi sono stati gentilmente accolti dal Segretario Comunale prima e poi dal Sindaco e lì "n'ammu fatto nà raggiunata" (cit. Antonio Rodia): hanno ascoltato con interesse l'illustrazione della nostra proposta.
In poco tempo, nella stanza del Sindaco, si son ritrovati assessori e consiglieri che il gruppo è riuscito a contagiare con il suo entusiasmo... Si sono mostrati tutti ben disposti... "Bella questa iniziativa!" "Mi piace"... Così alle vie senza nome o da realizzare, tra le quali c'è la strada di nuova edificazione parallela a via Olimpia, si è aggiunta anche la prossima titolazione del Teatro Comunale di Carosino che ancora non ha un nome.. il nostro caro "Palamunnezza" verrà ribattezzato!!!
In ogni caso, per entrambe queste titolazioni prossime e per quelle che arriveranno, abbiamo avuto la risposta informale che i nomi saranno attinti dal nostro lungo elenco e che cercheranno di coinvolgerci nelle discussioni sulla scelta.
Tutto sommato siamo soddisfatt*!

Speriamo di poter vedere presto nel nostro paesino le prime righe di questa narrazione finalmente declinata anche al femminile.


Confidiamo che l'assicurazione verbale diventi presto targa, nome e storia... e che quant* non sono intervenut* siano venut* comunque a conoscenza del progetto e degli esiti previsti, grazie anche all'articolo di Floriano Cartanì apparso il 10 marzo sul Corriere del Giorno.




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Un grazie particolare a quant* erano presenti! 

lunedì 27 febbraio 2012

Un p(P)aese declinato al maschile


Ho letto, purtroppo con poca sorpresa, che solo il 5% delle strade pubbliche in Italia è intitolato a donne.*
La curiosità di sapere se il mio paesino d'origine avrebbe confermato questa percentuale mi ha portata ad analizzare le informazioni relative alla toponomastica fornitemi dall'Ufficio Anagrafe del Comune di Carosino.
E la conferma è arrivata...
Su 106 nomi di vie, piazze, contrade, solo 6 sono dedicate a donne:
http://archeologhecheresistono.wordpress.com/

  • via Grazia Deledda
  • via Vittoria Nenni
  • via Matilde Serao

e nell'area delle dediche cattoliche:
  • via Santa Chiara
  • via Madre Teresa di Calcutta
  • piazza Santa Maria Ausiliatrice



Quello che si può fare è chiedere all'attuale Amministrazione Comunale di impegnarsi perché i topoi senza ancora un nome, così come le future strade e piazze (sperando non siano troppe perché siamo per la difesa del suolo e non per la sua occupazione indiscriminata) siano titolate a donne e che, alla toponomastica, sia associata una riga di biografia con un ruolo educativo/informativo per la cittadinanza.
Alcune proposte?
Per cominciare, ecco i nomi di 137 Italiane:

    • Natalia Ginzburg, scrittrice;
    • Elisa Springer, scrittrice austriaca naturalizzata;
    • Elsa Morante, scrittrice, saggista, poetessa;
    • Maria Messina, scrittrice;
    • Anna "Neera" Zuccari, scrittrice;
    • Caterina Percoto, scrittrice;
    • Giulia Molino-Colombini, scrittrice, poetessa, pedagoga;
    • Giannina Milli, scrittrice, poetessa ed educatrice;
    • Vittoria Aganoor, poetessa;
    • Sibilla Aleramo, scrittrice e poetessa;
    • Amalia Guglielminetti, scrittrice e poetessa;
    • Tullia d'Aragona, poetessa e letterata;
    • Amelia Rosselli, poetessa;
    • Claudia Ruggeri, poetessa salentina;
    • Alda Merini, poetessa;
    • Gaspara Stampa, poetessa;
    • Compiuta Donzella, pseudonimo di un’anonima donna fiorentina, forse la prima a comporre veri in volgare;
    • Isabella Morra, poetessa lucana del Cinquecento, uccisa poco più che ventenne dai fratelli per una presunta relazione illecita;
    • Ada Negri, poetessa e scrittrice, prima e unica donna ammessa tra gli Accademici d'Italia;
    • Joyce Lussu, intellettuale, poetessa e traduttrice di poesia, promotrice dell’UDI;
    • Isabella Andreini, attrice, scrittrice e poetessa;
    • Moderata Fonte, scrittrice e musicista;
    • Isabella Morra, poetessa;
    • Antonia Pozzi, poetessa;
    • Leonora da Genga, poetessa;
    • Ortenza di Guglielmo, poetessa;
    • Elisabetta Trebbiani, poetessa;
    • Livia da Chiavello, poetessa ;
    • Giustina Leri Perotti da Sassoferrato, poetessa;
    • Margherita Guidacci, poetessa e traduttrice;
    • Veronica Franco, poetessa e cortigiana;
    • Laura Battiferri, poetessa;
    • Giulia Giovanelli, poetessa;
    • Vittoria Colonna, poetessa e intellettuale;
    • Gianna Manzini, scrittrice;
    • Silva Ballestra, scrittrice;
    • Elsa de Giorgi, scrittrice, attrice, scenografa;
    • Eugenia Masi Costanzi, scrittrice;
    • Anna Banti (Lucia Lopresti), scrittrice e traduttrice;
    • Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice;
    • Carla Lonzi,scrittrice e critica d'arte italiana, femminista teorica dell’autocoscienza e della differenza sessuale;
    • Fausta Cialente, scrittrice, giornalista e traduttrice;
    • Ilaria Alpi, giornalista;
    • Fernanda Pivano, giornalista, scrittrice e traduttrice;
    • Bettisia Gozzadini, tenne lezioni di diritto all’università di Bologna, tra le prime donne a insegnare in un ateneo. Pare avesse dovuto seguire i corsi vestita da uomo;
    • Armanda Guiducci, filosofa, scrittrice e critica letteraria;
    • Margherita Isnardi Parente, filosofa e storica;
    • Elena Cornaro Piscopia, filosofa, prima donna a laurearsi nel mondo;
    • Giuseppa Eleonora Barbapiccola, filosofa e traduttrice italiana, esponente dell'Illuminismo italiano;
    • Maria Montessori, pedagogista, filosofa, medico, scienziata ed educatrice, promotrice dell’estensione del suffragio alle donne;
    • Cristina Trivulzio Belgiojoso, patriota,scrittrice e giornalista;
    • Eleonora Pimentel Fonseca, patriota e scrittrice;
    • Isotta Nogarola, umanista;
    • Olimpia Morata, umanista;
    • Alba Carla Laurita de Céspedes y Bertini, scrittrice, poetessa e partigiana;
    • Teresa Noce,partigiana, politica e antifascista italiana.
    • Xenia Silberberg,antifascista e scrittrice italiana.
    • Ada Gobetti,'insegnante, traduttrice e giornalista italiana.
    • Dina Bertoni Jovine, scrittrice, giornalista e pedagogista oltre che docente universitaria italiana.
    • Lina Merlin,politica e partigiana italiana, membro della Assemblea Costituente e prima donna ad essere eletta al Senato.
    • Camilla Ravera,politica ,
    • Nadia Gallico Spano,politica
    • Anna Maria Ortese,scrittrice
    • Maria Antonietta Macciocchi,scrittrice, giornalista e politica
    • Roberta Tatafiore,attivista,scrittrice e poetessa
    • Anna Maria Mozzoni, architetto e ingegnere, promotrice dell’estensione del suffragio alle donne;
    • Franca Helg, architetto e designer;
    • Elvira Morassi, architetto d'interni;
    • Anna Ferrieri, architetto e designer, esperta di nuovi materiali artificiali e plastici, opere esposte presso il Museum of Modern Art (MOMA) di New York;
    • Ida Giavarini, zootecnica;
    • Rina Monti, zoologa, prima donna a salire su una cattedra universitaria del Regno d’Italia;
    • Eva Mameli Calvino, botanica e naturalista;
    • Ernestina Paper, medico italiana, tra le prime donne a laurearsi nel Regno d'Italia;
    • Piera Locatelli, medico, ricercatrice nel campo della neurologia e oncologia;
    • Ida Bianco Silvestroni, medico e pioniera della medicina preventiva;
    • Trotula de Ruggiero, medico della Scuola Medica Salernitana;
    • Amalia Foggia Moretti, pediatra e divulgatrice scientifica;
    • Giuseppina Aliverti, fisica, concepì e realizzò nuovi metodi di misura della radioattività;
    • Diamante Medaglia Faini, matematica e fisica, promotrice dell'uguaglianza di genere nell'accesso agli studi;
    • Maria Angela Ardinghelli, matematica, fisica e traduttrice italiana, esponente dell'Illuminismo italiano;
    • Maria Gaetana Agnesi, matematica e filantropa;
    • Elena Freda, matematica;
    • Laura Maria Caterina Bassi Veratti, biologa e matematica;
    • Maria Gaetana Agnesi, matematica e benefattrice;
    • Laura Conti, ambientalista, partigiana, medico e dottoressa italiana, importante promotrice e rappresentante dell'ambientalismo in Italia;
    • Nilde Iotti, partigiana, politica, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati;
    • Adele Bei, sindacalista e costituente;
    • Ada Natali, prima donna sindaco d'Italia;
    • Maria Adelaide Aglietta, prima donna segretario di un partito politico:
    • Tina Strobos, pediatra e psichiatra infantile, partecipò alla resistenza tedesca all'occupazione nazista dell'Olanda. Aiutò più di 100 Ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista;
    • Carla Capponi, staffetta partigiana, Medaglia d'oro al valor militare;
    • Irma Bandiera, staffetta partigiana, Medaglia d'oro al valor militare;
    • Jessie Jane Meriton White, patriota, scrittrice e filantropa inglese naturalizzata italiana;
    • Antonietta De Pace, patriota ed eroina del Risorgimento;
    • Enrichetta Di Lorenzo, infermiera militare, patriota del Risorgimento;
    • Angiola Anna Maria Zanotti, pioniera, studiosa e docente;
    • Giuditta Brambilla, suffragetta
    • Carlotta Clerici, suffragetta
    • Anna Kuliscioff, medico e rivoluzionaria russa, tra i principali esponenti e fondatori del Partito Socialista Italiano
    • Leda Colombini, politica e filantropa, strenuo difensore dei diritti delle mamme detenute e dei loro figli;
    • Battista Sforza da Varano, duchessa di Urbino;
    • Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane;
    • Teresa Sarti, filantropa, co-fondatrice e prima presidente di Emergency;
    • Gaia Afrania, avvocato della Roma antica. Durante la sua vita fu emanato un editto che vietava alle donne di esercitare l'avvocatura;
    • Tina Modotti, fotografa, politica e attrice;
    • Mia Martini, cantante;
    • Norma Bruni (Norma Mistroni), cantante;
    • Titina De Filippo, attrice, grande esponente del teatro napoletano;
    • Tina Pica (Annunziata Pica), attrice di teatro e cinema;
    • Anna Magnani, attrice e grande interprete del cinema italiano;
    • Giulietta Masina, attrice cinematografica;
    • Marisa Merlini, attrice;
    • Eleonora Duse, attrice teatrale;
    • Dalida (Iolanda Cristina Gigliotti), cantante e attrice italiana naturalizzata francese;
    • Alida Valli (Alida Maria von Altenburger, baronessa von Markenstein und Frauenberg), attrice;
    • Elena Fabrizi, detta Sora Lella, attrice, cuoca e ristoratrice;
    • Sandra Mondaini, attrice e conduttrice televisiva;
    • Renata Borgatti, pianista;
    • Giulia Recli, compositrice e saggista;
    • Lucia Mannucci,cantante
    • Liliana Renzi,pianista
    • Mariele Ventre, direttrice di coro italiana,fondatrice del Piccolo Coro dell'Antoniano di Bologna
    • Italia Almirante Manzini,attrice
    • Giuseppina Strepponi, soprano interprete di molte opere di Verdi;
    • Renata Tebaldi, soprano;
    • Marietta Robusti, pittrice;
    • Chiara Varotari, pittrice;
    • Margherita Caffi, pittrice;
    • Elisabetta Sirani, pittrice;
    • Artemisia Gentileschi, pittrice;
    • Sofonisba Anguissola, pittrice;
    • Angelica Kaufmann, pittrice;
    • Fede Galizia, pittrice;
    • Rosalba Carriera, pittrice e ritrattista;
    • Maria Grandinetti Mancuso, pittrice e giornalista;
    • Ondina Valla, atleta italiana prima vincitrice di una medaglia d’oro olimpica;
    • Felicia Semeraro,Comasia Gramaldi,tarantine,vittime di violenza domestica,picchiate a morte dal proprio convivente

Per continuare, di seguito i nomi di 123 persoggi internazionali:
    • Felice Schragenheim, poetessa tedesca,morta in un campo di concentramento a 22 anni, deportata perchè lesbica;
    • Mercedes de Acosta, poetessa, scrittrice e costumista statunitense;
    • Djuna Barnes, scrittrice statunitense;
    • Monique Wittig, poetessa e saggista francese;
    • Christa Winsloe, romanziera, drammaturga e scultrice ungherese.
    • Natalie Barney, scrittrice e poetessa statunitense;
    • Vita Sackville-West, scrittrice inglese;
    • Radclyffe Hall (ma utilizzò il nome John), scrittrice britannica;
    • Ivy Compton-Burnett, scrittrice britannica
    • Renée Vivien,poetessa britannica che scrisse in francese, soprannominata "Saffo 1900"
    • Saffo, poetessa della Grecia Antica;
    • Gertrude Stein, scrittrice e poetessa statunitense;
    • Sylvia Plath, poetessa e scrittrice statunitense;
    • Monique Wittig,poetessa, saggista, teorica femminista e docente universitaria francese
    • Gabriela Mistral, poetessa e femminista cilena, Premio Nobel per la Letteratura;
    • Bertha von Suttner, scrittrice austriaca, Premio Nobel per la Pace;
    • Christa Wolf, scrittrice e critica letteraria tedesca;
    • Jane Austen, scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa preromantica;
    • Virginia Woolf, scrittrice inglese;
    • Agatha Christie, scrittrice britannica;
    • Mary Shelley, scrittrice inglese;
    • Olympe de Gouges, drammaturga francese, scrisse testi femministi e abolizionisti dalla grande risonanza;
    • Simone De Beauvoir, insegnante, scrittrice, saggista, filosofa e femminista francese;
    • Harriet Taylor,filosofa inglese
    • Flora Tristan,scrittrice francese
    • Suzanne Voilquin,scrittrice francese
    • Annemarie Schwarzenbach, scrittrice, fotografa e giornalista svizzera;
    • Katherine Mansfield, scrittrice neozelandese;
    • Willa Cather, scrittrice statunitense;
    • Marguerite Yourcenar, scrittrice francese, prima donna eletta alla Académie française;
    • Patricia Highsmith, scrittrice statunitense;
    • Marion Zimmer Bradley, scrittrice, glottoteta e curatrice editoriale statunitense;
    • Thea Sternheim, scrittrice tedesca;
    • María Zambrano, filosofa e saggista spagnola;
    • Teano, filosofa della Scuola Pitagorica;
    • Hannah Arendt, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense;
    • Aspasia di Mileto, maestra di retorica, fu maestra di Socrate;
    • Ruth Benedict, antropologa statunitense;
    • Margaret Mead, antropologa statunitense;
    • Jane Addams, sociologa e pacifista statunitense, Premio Nobel per la Pace;
    • Marguerite Duras,scrittrice e regista francese.
    • Olive Emilie Albertina Schreiner, scrittrice sudafricana, intellettuale e pacifista, attiva nella lotta contro il razzismo e a favore dei diritti delle donne;
    • Merit Ptah, medico dell'antico Egitto, prima donna conosciuta in campo scientifico;
    • Florence Nightingale, infermiera britannica,considerata la fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna
    • Sabina Spielrein, psicoanalista russa, una delle prime donne a esercitare questa professione.
    • Marie Curie, fisica e Premio Nobel;
    • Maria Goeppert-Mayer, fisica tedesca, Premio Nobel;
    • Lise Meitner, fisica austriaca;
    • Rosalind Elsie Franklin, chimica e fisica britannica, diede contributi fondamentali nello studio di DNA, RNA, virus;
    • Dorothy Crowfoot Hodgkin, biochimica britannica, Premio Nobel;
    • Gertrude Elion, farmacologa e biochimica statunitense, Premio Nobel;
    • Augusta Ada Byron (Ada Lovelace), matematica inglese, nota soprattutto per il suo lavoro alla macchina analitica che l'ha resa la prima programmatrice informatica della storia;
    • Sof'ja Vasil'evna Kovalevskaja, matematica, scrittrice e attivista russa;
    • Emmy Noether, matematica;
    • Rózsa Péter, matematica ungherese;
    • Ol'ga Aleksandrovna Ladyženskaja, matematica russa;
    • Sophie Germain, matematica tedesca;
    • Caroline Lucretia Herschel, astronoma, matematica e cantante lirica britannica;
    • Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca di Alessandria d'Egitto, martire del libero pensiero;
    • Henrietta Swan Leavitt, astronoma statunitense;
    • Barbara McClintock, biologa statunitense, Premio Nobel per la Medicina;
    • Mary Wollstonecraft, autrice di "The Vindication of the Rights of Women" (“Rivendicazione dei Diritti delle Donne”);
    • Wangari Muta Maathai, ambientalista, attivista politica e biologa keniota, Premio Nobel per la Pace;
    • Rosa Luxemburg, politica, teorica socialista e rivoluzionaria tedesca;
    • Lalla Fadhma n'Soumer, incarnò il movimento di resistenza alla Francia nei primi anni della conquista coloniale dell'Algeria;
    • Indira Priyadarshini Gandhi, politica indiana;
    • Dolores Ibárruri, politica, attivista e antifascista spagnola
    • Hubertine Auclert,femminista francese
    • Elizabeth Cady Stanton,attivista statunitense
    • Pauline Roland,attivista francese
    • Jeanne Deroin,giornalista e attivista francese
    • Jenny d'Héricourt,attivista francese
    • Emmeline Pankhurst,attivista e politica britannica,con le figlie:
    • Christabel Pankhurst e
    • Sylvia Pankhurst(giornalista e scrittrice)
    • Annie Kenney,operaia e attivista inglese
    • Emily Davison,attivista inglese
    • Betty Friedan,attivista statunitense

    • Azucena Villaflor, attivista argentina, una delle fondatrici del movimento "Madri di Plaza de Mayo";
    • Evita Perón, politica argentina;
    • Diana Spencer (Lady Diana), principessa del Galles e filantropa;
    • Maria Antonietta, regina di Francia;
    • Giovanna D’Arco, eroina e patriota francese;
    • Anna Frank, ragazza ebrea tedesca vittima del nazismo;
    • Simone Weil, attivista, filosofa e mistica francese;
    • Diotima, veggente e sacerdotessa della Grecia antica;
    • Coco Chanel, stilista francese;
    • Marlene Dietrich, attrice tedesca;
    • Ingrid Bergman, attrice svedese;
    • Audrey Hepburn, attrice britannica;
    • Greta Garbo, attrice svedese;
    • Marilyn Monroe, attrice statunitense;
    • Bette Davis (Ruth Elizabeth Davis), attrice statunitense;
    • Margaret Hughes, prima attrice teatrale inglese;
    • Alla Nazimova, attrice teatrale e attrice cinematografica russa naturalizzata statunitense;
    • Sandy Denny, cantautrice britannica;
    • Édith Piaf, cantante francese;
    • Janis Joplin, cantante statunitense;
    • Cesária Évora, cantante capoverdiana, maggiore esponente della morna, detta "la diva a piedi nudi";
    • Etta James, cantante statunitense jazz, blues, R&B e gospel;
    • Ella Fitzgerald, cantante statunitense;
    • Billie Holiday, cantante statunitense jazz e blues;
    • Claire Waldoff, cantante e cabarettista tedesca;
    • Linda Jones, cantante americana soul;
    • Nina Simone, cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense;
    • Clara Josephine Wieck Schumann, pianista e compositrice tedesca;
    • Fanny Mendelssohn, pianista e compositrice tedesca;
    • Wanda Landowska, clavicembalista polacca;
    • Maria Callas (Anna Maria Cecilia Sophia Kalogheròpoulos), soprano statunitense di origini greche;
    • Elisabeth Schwarzkopf, celebre soprano anglotedesca;
    • Elisabeth Chaplin, pittrice francese;
    • Sonia Terk Delaunay, pittrice ucraina;
    • Romaine Brooks, pittrice statunitense;
    • Frida Kahlo, pittrice messicana;
    • Tamara Łempicka, pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco;
    • Mary Cassatt, pittrice britannica;
    • Georgia O'Keeffe, pittrice statunitense;
    • Una Troubridge, scultrice e traduttrice britannica;
    • Francesca Woodman, fotografa statunitense;
    • Isadora Duncan, danzatrice statunitense;
    • Liane de Pougy, ballerina e scrittrice francese.
    • Ida Rubinštejn,danzatrice e mecenate francese
    • Amelia Earhart,aviatrice statunitense


E si potrebbe continuare ancora a lungo! Per questo, oltre a chiedere al Comune di Carosino di impegnarsi attivamente nella promozione della toponomastica femminile introducendo questa richiesta come punto all'O.d.G del prossimo Consiglio Comunale, ci si mette a disposizione per il reperimento di nomi e note bibliografiche.
In merito penso che sia d'interesse comune e condiviso mostrare alla cittadinanza, in modo semplice ma capillare, non solo il ruolo delle donne nell'evoluzione della storia, delle scienze e della arti, ma la pluralità di prospettive possibili per le giovani carosinesi che esse personificano, superando il modello televisivo della donna.
Sapere, poi, che queste donne abitano le nostre strade non è tanto un riconoscimento per loro, quando un onore per noi.

| Si vuole sottolineare che questa è un'opera COLLETTIVA. |


*http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_25/toponomastica-femminile_6f2fc886-5fca-11e1-bae2-adaf00d4a3f2.shtml
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Promotrice: Sabina De Rosis

sabato 27 agosto 2011

Parte la raccolta firme per la tutela dei Comignoli Arbereshe di Carosino (TA)

Eravamo davanti allo stadio di Carosino, seduti davanti ad un cocktail, quando un ragazzo mi iscrisse all'Estate Azzurra, nella squadra del mio rione: i Pipitari.
Non lo conoscevo, ignoravo il significato del suo nome, non capivo il suo colore, né sapevo che il suo simbolo fosse la riproduzione di qualcosa di esistente e vero, ma quando mi fu consegnata la mia maglietta qualcosa si mosse dentro di me.
Fu così che scoprii una parte della storia del mio paesello, legata alla presenza di genti provenienti dall'altra parte del mare. Non lo Jonio, ma l'Adriatico! Genti skipatare, albanesi, macedoni, greche, che hanno portato nella loro valigia tradizioni, lingua, religione, gusto architettonico e tecniche costruttive.
Fu una lunga convivenza, una perfetta integrazione, fino all'avvento di un Cristianesimo soffocante che, per sradicare il credo ortodosso, piano piano portò via lingua e tradizioni.

Cosa è rimasto di tutta questa ricchezza a Carosino?
Di visibile ci sono due comignoli, che tanto fanno pensare a quelli Arbereshe della vicina San Marzano di San Giuseppe. Due beni che raccontano una e tante storie, raccontano l'origine del nome stesso di Carosino, raccontano valori e mutamenti. Due beni che crediamo debbano essere ufficialmente considerati di interesse non solo architettonico, ma anche storico e culturale.

Per questo è partita una raccolta firme per sensibilizzare la Pubblica Amministrazione, le Istituzioni interessate e la comunità carosinese sul tema della tutela di beni di interesse architettonico, culturale e storico della "Arberia Tarantina" a rischio: rischio oblio, abbandono e perdita fisica.
Si tratta di una iniziativa promossa dalla sottoscritta, da Biagio Lieti e Alessandro De Rosis, quali Carosinesi e Pipitari, cioè abitanti del rione carosinese di "origine arbereshe".

L’appello viene rivolto agli Enti Locali nella convinzione che sia d'interesse collettivo mantenere, tutelare e valorizzare quegli elementi materiali e immateriali che possono contribuire alla consapevolezza della propria storia ed identità, e all’affermazione di valori quali la cultura, l'arte, l'architettura, la storia, il folklore, ma anche l'integrazione, l'accoglienza e la valorizzazione delle diversità (temi legati alla presenza storica di comunità di altre provenienze nel tessuto sociale di Carosino).

Di seguito il testo della petizione: FIRMATE!
http://www.petizionionline.it/petizione/tutela-comignoli-arbereshe-skipatari-di-carosino-ta/4629

giovedì 28 luglio 2011

La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda. [Milan Kundera]

"Che vuoi che capiscano quelli?
Quelli là al massimo gli danno fuoco, 'che le cose non se le sanno tenere, non lo capirebbero!"

E pensare che a pronunciare queste parole sono personaggi che fino a ieri facevano parte della stessa massa indistinta di persone che oggi chiamano cittadinanza, popolazione... se non gente o quelli.
Sì, una massa indistinta dalle connotazioni alquanto oscure e negative.
Rozzi e incivili.
Vigliacchi e limitati.
Gente da responsabilizzare ed educare
(quindi irresponsabile e ignorante).
Gente che parla "tanto per".
Gente che non sa.
Gente che non capisce.
Stupidi.

"E che ne vogliono sapere quelli?
Le persone a te dicono una cosa, a me un'altra, tanto per parlare!
La gente ti manda avanti perché è vile.
E poi, che ne capiscono?"

Ah, beh, niente.
Non ne capiamo nulla noi.
Sempre un noi indistinto, fumoso, ma comunque buono a nulla.
Un noi che può essere anche preso in giro, tanto non abbonda in intelligenza.
Un noi da cui, però, emergono delle teste pensanti a volte.
Delle teste partorienti idee.

Mentre le idee vanno carpite, acchiappate, messe sotto-chiave e poi fatte riemergere come proprie in altri momenti, quelli opportuni, ...le teste vanno evitate, ricacciate nel mucchio, perché pericolosamente critiche e brillanti.
Anzi, no.
Pericolose perché piene di pregiudizi, perché non asservite, perché non abituate a difendere ad ogni costo, a farsi ariete, a farsi muro, a farsi avvocato di una classe politica e di amministratori pubblici sorda e lontana, e che appare sempre più piccola e piena di sé.


"Ma che vuoi che ne capiscano loro?"

Ma no, niente, che vuoi che ne capiamo.
Io per prima, per esempio, non capisco molte cose...

Ed è per questo che MI FACCIO MOLTE DOMANDE.

domenica 26 giugno 2011

Il dire e il fare - I congresso S(e)L Carosino

Con le parole di Gramsci*, qualche giorno fa, Massimiliano Bruno Cinque ha aperto la sua mozione durante il congresso del S(e)L di Carosino, il primo, quello per la decisione sulla segreteria dello stesso.
[...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”
Chiamare in causa, la propria causa, un politico, pensatore, partigiano come Gramsci ha un peso. Ha un valore.
Queste parole hanno un valore.
Un valore indisponibile che esprimono, in sintesi, delle riflessioni profonde e spesso difficili, un pensiero che ha attraversato e guidato non solo la vita e le scelte di Gramsci, ma anche la storia della sinistra dell'Italia.
Sono parole pregne di senso, che significano essere in un certo modo e agire di conseguenza.

Le parole sono importanti, come urlava Nanni Moretti.
Non possono essere pronunciate come se fosse niente, come se non avessero conseguenze.
In questo caso, le conseguenze sono la necessità che si traducano in azioni.

Auguro al nuovo coordinatore del S(e)L di Carosino, che le ha scelte per presentarsi, di non essere indifferente e di combattere l'indifferenza, di stare da una parte e di difenderla da chi si muove come ammorbante zanzara su acque melmose, di avere cioè il coraggio di PARTEGGIARE come la sezione di Carosino non ha saputo fare dalla sua nascita fino ad ora.

Parteggiare e prendere le distanze da chi non parteggia:
  • aborrire quelle alleanze disgustose con partiti che non parteggiano, che si dicono centristi al solo scopo di potersi muovere a destra e a sinistra a seconda delle opportunità del momento, che rinnegano se stessi e i loro valori di fondo (semmai ne hanno) per adattarsi alla circostanza più conveniente al momento, che non seguono le linee programmatiche del loro partito quando queste non si adattano alle alleanze strategiche temporanee, che se ne fregano degli elementi distintivi, identitarii che dovrebbero caratterizzarli, che forse nemmeno ce l'hanno una identità precisa e, per questo, spesso raccolgono persone opportuniste che fanno della politica un lavoro, un'opportunità di carriera, una comoda strada per soddisfare i proprii interessi personali;
  • aborrire quelle persone degli altri partiti alleati o del proprio partito che, allo stesso modo, non parteggiano, non sanno parteggiare o non vogliono parteggiare, che cioè non si fanno guidare da una idea o ideale definiti, da valori precisi, da un ontologico dirsi e quindi fare, che non si votano al prossimo, al benessere collettivo, all'interesse della cittadinanza ma al proprio, cambiando partito, sigla, parte pur di non perdere i proprii privilegi.
  • odiare chi non parteggia, cioè disprezzare profondamente quel modo di fare politica che non sia chiaramente da una parte, che non sia interessata al bene delle persone, che sia indifferente e apprezzare, piuttosto, un modo di far politica che si lascia coinvolgere nella cosa pubblica, che ritiene la cosa pubblica di tutti, non dei "potenti", che s'interessa, che ascolta, che combatte, che non scende a compromessi.

Auguro al nuovo segretario dell'appena-nata, e già anacronistica, S(e)L di Carosino di avere la forza e il coraggio delle parole. Le ha già pronunciate aprendo la sua mozione: ora deve metterle in pratica.
Vogliamo vederlo parteggiare.
Vogliamo vederlo odiare chi non parteggia.
Vogliamo vedere una politica coerente.
Una politica interessata.
Una politica non indifferente e non asservita agli interessi di pochi.
Una politica di persone coraggiose, coerenti, che ci amano e vogliono e fanno il nostro bene.
Una politica che parla la nostra lingua e che sta dalla nostra parte.
A sinistra.
Libera.
Con un cuore ecologico**...


Una politica degna di rappresentarci.


_________________________________________________________________

*Gramsci, La città futura, 11 febbraio 1917

** Quando lo avrà forse toglierò le parentesi che rinchiudono e minuscolizzano la "e" nella sigla del partito a Carosino.

martedì 14 giugno 2011

Il Cambiamento della Rivoluzione Attiva

"Senti che bel vento" firmato PD, affisso accanto agli oltre 27 milioni di GRAZIE di Verdi e IDV: sicuramente il mio stomacuore ha reagito meglio nel secondo caso rispetto al primo, ma devo dire che, nonostante tutto, un rigurgito extra-sistole l'ho avuto comunque.

Ho letto un vago tentativo di appropiarsi di un risultato, infatti, che lo interpreta come la vittoria di un partito (o la sconfitta di un altro), piuttosto che come la vittoria di Italiani ed Italiane.

Il motivo del rigurgito è proprio qui. E' che, riportando questa situazione nel piccolo, nel quotidiano, quindi nella mia esperienza personale, quello che ho potuto constatare è stato un totale assenteismo dei partiti, di questi gruppi che si dichiarano rappresentanti e portatori di interessi di una piccola o grande collettività, che tanto si sono impegnati nelle loro campagne elettorali per le amministrative di un mese fa, e che sono rimasti nel silenzio quasi più totale nella campagna referendaria locale.

Tutti uniti, stavolta, in un visibilissimo immobilismo che, forse, li ha allontanati ancor di più dalla cittadinanza, soprattutto da quella più attiva, da quella che più di tutti si è impegnata (nelle sue possibilità) a informare e sensibilizzare.

Non parlo come facente parte del Comitato Referendario Carsunese, che ha lavorato benissimo senza sigle e bandiere, ma solo con le persone. Anche quelle afferenti a partiti o liste, ma che si sono impegnate in quanto cittadini/e.


Parlo da cittadina, appunto, che si aspetta e pretende da politici e politicucci che facciano seguire alle loro belle parole dei fatti concreti, che dimostrino il reale interesse per il benessere comune. E come non possono influire su di esso le scelte (o le mancate scelte) cui ci ha chiamati/e il referendum?

E allora, come mai i partiti e i loro esponenti più "influenti" hanno disertato a questo appuntamento con la democrazia? Come mai non abbiamo visto tirapiedi andare in giro casa per casa, riempire la nostra posta reale o virtuale, diventare molesti ed invadenti con saluti e offerte di caffè, link/avatar su facebook e quant'altro la fantasia elettorale sia riuscita a far partorire alle loro testoline?


Forse perché si tratta di esponenti di una politica che non funziona più?

Forse perché si sta affacciando una nuova forma di politica sulle strade, alle finestre, che ha la forma delle suole delle scarpe e il suono di voci che salgono dal basso?

Sì, forse sì.


Una nuova forma di politica che si scrive comunità e suona a leggerla democrazia.


[parafrasando la canzone del comitato di Jacopo e Fausto]

Che parla con la voce di ragazze che lavorano fino a tardi ma non sono stanche quando devono dare il loro contributo.

Che parla la lingua di chi chiede a lavoro ore di ferie per poter partecipare ogni giorno alle attività del comitato.

Che parla i sorrisi di chi non si fa prendere dall'ansia degli esami quando pedala anziché studiare.

Che parla le mani di chi prepara dolci, raccoglie frutta, impasta focacce per restituire le forze al comitato.

Che parla la presenza costante di chi, "influente", ha sostenuto le attività lasciando completa autonomia ma dando altrettanto completa disponibilità.

Che parla le scritte degli striscioni fissate per terra le prime, appesi dove era opportuno i secondi.

Che parla gli applausi delle nonnine alle finestre e nnanz'a casa.

Che parla i kilometri di chi è venuto a suonare per animare l'informazione, di chi non potendo far altrimenti ha seguito in auto pur di esserci, di chi ha viaggiato per partecipare.

Che parla con la bocca di bambini e bambine tra le giostre della villa e le fontanelle sopite del paese.

Che parla le letture notturne e diurne, le email per organizzare, le conversazioni su skype per definire e ri-definire.

Che parla la voce di chi ha dato voce scrivendo, cantando, leggendo, telefonando, microfonando, megafonando.

Che parla i piedi di chi ha camminato, passeggiato, ciclopasseggiato, ballato, salito, arrampicato, sotto al sole alla pioggia al vento e alla luna.

Che parla la serenità di chi viene ammonito o minacciato ma non si spaventa né si arrende.

Che parla con tute nucleari, magliette VOT4 Sì, rime e canzoni e non si fa scoraggiare da un "ma camina!!!".

Che parla il vocabolario della collaborazione, della disponibilità, dell'apertura, della lealtà, della responsabilità e, quindi, della solidarietà.

Che parla la lingua informale, semplice, diretta, spontanea, immediata, vera delle persone, degli individui singoli che, con le loro forze, si sono organizzati in un comitato allegro e determinato.

Che parla l'amore (e sì, ci risiamo!!! :-P) per una causa collettiva, per un paese, per un Paese, per la democrazia partecipata.

Che parla democrazia partecipata.

Che parla democrazia.


Sì.

Forse accade che cittadine e cittadini si stiano riprendendo la politica, quella autentica che significa impegno sociale, tutela dell'interesse generale, collettivo e singolare, sforzo condiviso e solidale, libertà e autonomia da condizionamenti esterni che non si sposano con gli scopi di questa nuova politica: quella della cittadinanza per la cittadinanza.


Si prepari, dunque, ogni esponente della politica old style, perché il Comitato Referendario Carsunese durerà.

Da gruppo è diventato fatto sociale, da energia a forza.

Dà il benvenuto a tutti coloro che vogliono partecipare e contribuire davvero alla "cosa/causa pubblica" carosinese.

Si toglie il cappello dell'urgenza democratica referendaria e resta.


Resta Comitato Carsunese.
[doppia C come "Cittadini e Cittadine"]

Resta per fare.

Resta per dare.





Buongiorno alla cittadinanza attiva carsunese!

venerdì 3 giugno 2011

Carosino si muove.

Ancora una volta, singolare e collettivo si declinano in crasi continue nella vita quotidiana, concreta, tangibile.

Collettivo è quello che sta accadendo nel nostro Paese, soprattutto dopo le elezioni amministrative e il conseguente ballottaggio in alcune importanti città e province italiane.
In rete e in qualche trasmissione tv si parla di aria nuova.
Sui quotidiani si legge di un vento di cambiamento.
Qualcuno lo definisce già un momento storico importante, di svolta per l'Italia.

Questa sensazione entra, come per contagio mediatico, nell'animo di tutti coloro che questo mutamento aspettavano e sognavano, per chi ci si è impegnato, per chi ha lottato, per chi si è lagnato, per chi ha anche solo atteso.
Questa sensazione funge da impulso energetico restituendo la fiducia in se stessi, la fiducia nel cambiamento, la fiducia nell'esistenza di un futuro.
Questa sensazione cambia la proiezione delle proprie vite possibili, per chi ne aveva una, e la produce, per chi non si sentiva più in grado nemmeno di immaginarsi al di là dell'oggi.

Questa sensazione, questo impulso, questa capacità di immaginazione sono propulsori anche di una dimenticata fiducia nelle proprie capacità di cambiamento, nel proprio ruolo a favore di questo divenire inaspettato ma sperato.
A partire proprio dal centro dell'ego, molti e molte in Italia hanno ricominciato a credere in se stessi, nelle proprie potenzialità, nel loro essere realmente in grado di fare la differenza, di decidere di quel domani avvicinandolo a sé.

Singolare è proprio questo: scoprirsi capaci di contribuire e poi contribuire nel concreto.
Sentire che cambia davvero.
Dal basso e dal piccolo.

Singolare, nel senso di insolito, è ciò che sta accadendo nel nostro paese.
Accanto ai soliti meccanismi statici delle accuse di protagonismo, dei tentativi di protagonismo, delle accuse di strumentalizzazione, dei tentativi di strumentalizzazione
accanto all'immobilità della mugghia e dell'ipocrisia che essa emana
accanto al "solito peggio" che il nostro paese ha saputo dare, ho scoperto il nuovo e il nuovo ha scoperto me sorridente.

La risposta alla stasi che crea paludi e fango e miasmi è stato un roteare di raggi, un rincorrersi di pedali, un direzionare le voci verso le finestre, un abbracciare di idee le fontanelle, un darsi la mano nel mezzo della piazza. E girare. E girare. E girare.




Questo paese ha saputo dimostrare di saper ben superare lo stato di immobilismo malato in cui era caduto, ha saputo tirar fuori sorrisi e fronti corrugate, voci e urla, idee e progetti, capacità organizzative e operative, accordi e disaccordi, strette di mano e comprensioni, avvicinamenti e allontanamenti: un dinamismo che ha prodotto ricchezza per una collettività, un dinamismo che ha spiegato a tutti e fatto comprendere a molti che ognuno è diverso da sé e, per questo, importante fonte di alternative.
Ma soprattutto fonte di un futuro che è sia collettivo che singolare.
Questo paese ha saputo dimostrare attraverso i Carosinesi e le Carosinesi che è ancora vivo e sveglio e attivo e capace di tutto quello che sembrava così difficile da ritenersi impossibile.

Questa è la ricchezza della cittadinanza attiva e della vera partecipazione.
Questa è la ricchezza di una serie di persone che singolarmente danno il meglio per il futuro di tutti e tutte.


Mai più ferma Carosino.
Mai più chiedere di censurarsi.
Mai più costringere a stare attenti a ciò che si pensa e a quanto si dice.
Mai più dover scegliere il meno peggio per sé e per la collettività.
Mai più i meccanismi e le frasi della vecchia politica.
Mai più ferma Carosino.

Carosino si muove. Non fermiamola.


Un grazie sentito al Comitato Referendario Carsunese

giovedì 19 maggio 2011

Chi ama di più il paese?

Chi ha rabbia accecante e repressa da anni ed esplode in pianti di gioia.
Chi il paese lo ha tenuto per anni e, ora, esplode in pianti di rabbia e tristezza.
Chi insinua un alito di malizia e cattiveria nell'interpretazione delle parole di chi non lo sostiene da suddito o servitore ma lo affronta criticamente.
Chi tifa ciecamente per la sua "squadra" come se si trattasse di calcio, difendendola anche di fronte ad evidenti autogol, giustificando falli sconcertanti, mentendo di fronte ad evidenti fuorigioco o falli di mano.
Chi dichiara il popolo sovrano solo se lo elegge, caprone o credulone se coi suoi voti premia qualcun'altro.
Chi è "permeabile" a tutto, perché tutto va bene, tutto è uguale di fronte all'urgenza di un obiettivo così ambito.
Chi candida manichini, applauditori professionisti, urlatori, incompetenti, in modo così evidente da poter mentire, da poter offrire un'altra interpretazione, da poter prendere in giro la nostra intelligenza.
Chi candida persone competenti, umili, convinte che la politica sia mettersi al servizio, che l'ambizione personale non possa prevalere sull'obiettivo del benessere generale, circondate però dalle persone di cui sopra.
Chi è arrogante, chi etichetta, chi tratta con riserva, chi odia a priori, chi si vendica, chi ignora, chi usa, chi abusa.
Chi si riempie la bocca di parole pregne di significato, piegandole però ai suoi personali interessi, alla bassa tifoseria, alla cieca rabbia, alla volontaria servitù: parole prese e lasciate, dimenticate, rigirate, svuotate.
Chi è leale.
Chi è sleale.
Chi è ipocrita.
Chi è sincero.

Chi ama più il paese?

La verità, purtroppo, è che ognuno dei gruppi che si è presentato era composto da quasi ognuna delle categorie elencate sopra. E ognuno dei suoi componenti amava e odiava.
Amava il paese, a modo suo, e odiava l'altro gruppo, a modo suo.
La domanda non è, quindi, chi ama di più.
Per me la domanda è chi fa prevalere il sentimento di amore su quello di odio.

Amare il paese vuol dire amare ogni cittadino e cittadina, inclusi coloro che si odiano.

Può un interesse più grande e allargato superare il proprio interesse?
Può il rispetto per l'intelligenza di chi si rappresenta portare all'impermeabilità, al riconoscimento, al rispetto e alla valorizzazione degli ideali, delle differenze, del pensiero divergente?
Può un obiettivo "impersonale", collettivo, accompagnare verso una responsabilità delle proprie scelte, del proprio ruolo?
Può quell'amore per il paese, concetto così abusato, essere la cifra del futuro, della costruzione di una democrazia, anche se nel piccolo di un paesello, ad un impegno di tutti nella tutela degli interessi di tutti?

Può vincere il paese?

Io mi auguro di sì.
In questo momento di enorme cambiamento a livello nazionale, nel quale si sta affacciando nuovamente la sinistra, una sinistra palesemente coraggiosamente consapevolmente e responsabilmente sinistra, anche nel nostro piccolo stiamo vivendo un cambiamento.
Il voto di questo fine settimana ha stabilito il tramonto di una amministrazione e ha fatto emergere anche la voglia di una svolta, di una innovazione, di fiducia allargata, di novità.
Quello che aspettiamo è di capire se questo voto abbia stabilito, oltre al tramonto, anche un'alba.
Per capirlo è necessario che si lavori. Lavorare insieme, con coerenza, con stabilità, con umiltà e con coraggio, superando gli odi personali e ideologici che hanno segnato queste ultime settimane, anche internamente ai gruppi.
E questo è l'invito che io faccio alla nuova amministrazione e all'opposizione.
Perché l'alba può esserci solo nella costruzione collaborativa e dialogica di una democrazia.
Una democrazia nei e dei fatti.

lunedì 16 maggio 2011

Votate responsabilmente

"Sabina ..., nata a ... il ..., può votare. Si accomodi nella cabina 1".
La giovane donna che pare avermi riconosciuta anche se io non conoscevo affatto, come le altre persone astanti, mi fornisce matita e scheda elettorale.
Incombe al centro dell'aula della scuola media il cubo di cartone bianco, con la sua femminea fessura.
Lo aggiro e mi avvicino alla cabina. Tenda bianca. Luce fioca.
Le mie pupille si allargano. Le mani stringono.
Un momento per riassestare il corpo nel nuovo ambiente finto-asettico e impersonale.
Abbasso gli occhi ormai normo-senzienti e li lascio appoggiati sul banchetto.
Interpongo la scheda elettorale ancora chiusa tra la superficie di legno lucido e la proiezione sulla retina. Non mi do il tempo di leggere quanto scritto sul lato esterno 'che la apro immediatamente.
Davanti a me un foglio piegato in quattro colonne, di cui solo la prima, a sinistra, macchiata dai colori delle liste del mio paese. Tre liste, tre macchie: una blu, una rossa, una verde.
Il resto del foglio completamente libero.

"Sabi pensa, non essere impulsiva, Sabi pensa" e Sabina ha pensato.
Ha pensato alla proporzione quasi perfetta tra quelle tre liste e il resto della scheda, tra quelle macchie, dei non-segni perché svuotati di significato, e tutto quello che c'era intorno e le conteneva.
"Dove mi colloco io?", mi son chiesta. Ed io non ero in nessuno di quei non-segni. Io non ero in nessuno di quei tre nomi. Io ero altrove ed ero vera e pulsante. Io credevo in qualcosa di diverso. Io credevo di poter agire su quello che il resto della pagina rappresentava e di poterlo fare molto meglio di quanto pensassi io stessa.

"Sabi rifletti, non lasciar parlare l'utopia, Sabi rifletti" e Sabina ha riflettuto.
L'utopia è la mia spinta, l'orizzonte del mio passo. Senza credere di poter dare un contributo migliorativo al mondo, la mia esistenza sarebbe vana. Senza credere di poterlo fare riempiendo di significato i segni, le parole, le azioni, mi prenderei solo in giro. Senza credere di poter agire senza il faro delle mie idee, dei miei ideali, dei miei valori, barcollerei nel buio, come quando ho messo piede in questa cabina.

"Sabi hai scelto, non temporeggiare".
La fedeltà a me stessa, in quello che credo, è la forza della mia mano che muove la matita. La scritta "Ministero bla bla bla" la leggo appena e mi dà ancora più energia mentre contribuisco a decidere con la mia scelta il futuro mio e del mio paese. Mentre contribuisco a decidere del mio Paese.
"Io non scelgo il meno peggio" mi son detta, "La prossima volta ci sarò anche io in quel foglio."

La matita sul legno. Il foglio si ripiega quasi da sé.
Un passo indietro, riesco alla luce, alla vita, alla parte del foglio di cui faccio parte.
Lascio un po' di utopia, come un alone, nella cabina e mi giro.
Mi chiedo, solo uscendo, cosa ho colto di quanto lasciato da chi mi ha preceduta... cosa c'era nella cabina finto-asettica che mi sto lasciando alle spalle.
Intanto il cubo mi attende, mi accoglie, fagocita la mia scelta in mezzo alle altre scelte.
Domani sapremo di questo paese e di questo Paese.

Intanto mi son fatta coraggio.
Ho votato responsabilmente.

venerdì 13 maggio 2011

La grande amMOGGHIAta

L'aria è tesa e vibra in modo sinistro al più piccolo movimento.

Ore 18.00
Gli ultras sono già pronti da tempo nei loro angoli: preparano cori, fumogeni, torce e trombe da stadio. Il tamburo è silente, ma trema delle tensioni dell'aria. Ogni ultrà ha immagazzinato rabbia raccogliendola sul posto di lavoro, a casa, nel traffico, coi figli, sulle scale del condominio. La batteria del loro stomaco è rigonfia e pronta all'uso, ipersensibile al segnale prestabilito.
Ogni gruppo occupa un posto assegnato nei dintorni dell'arena, così che gli ultras non si incontrino prima dell'inizio della gara, così che le loro energie non si disperdano in tafferugli prematuri, così che la loro batteria non scambi le vibrazioni nervose per il segnale.
Intanto giungono anche gli altri tifosi e qualche spettatore simpatizzante. Si dispongono in ordine sparso, non troppo vicini agli ultras, non troppo vicini ai gruppi rivali, non troppo davanti, nemmeno troppo dietro, forse nemmeno al centro. I tifosi si muovono, 'che non sanno bene dove mettersi per non dare fastidio a nessuno e per accontentare la squadra e, soprattutto, non scontentare gli ultras.

Ore 18.15
Intorno all'arena l'aria è bollente: sguardi di fuoco trafitti dal suono intollerabile ma tollerato delle trombe da stadio. I tamburi si riscaldano percossi lievemente, come gli ultras, che si sciolgono i muscoli del collo e delle braccia, senza mai decontrarre i muscoli dello stomaco contenente la batteria di rabbia.

Ore 18.23
Fanno il loro ingresso le squadre. Sono tre, anzi due e mezzo, giacché una è stata messa su con le riserve e qualche giocatore improvvisato per fare la triangolare, sennò il campionato non era valido.
Anche i giocatori sono rabbiosi: batterie cariche con tanto di incameratori aggiuntivi di rabbia marginale e sistema di sicurezza per far esplodere l'energia raccolta solo al segnale corretto e per ottimizzarne l'uso.
Gli sfidanti si guardano in cagnesco, soprattutto quelli delle due squadre principali.
Gli ultras si guardano in cagnesco, ovviamente in particolare quelli delle due squadre principali.
I tifosi fingono di guardarsi in cagnesco, per adeguarsi e non dar fastidio a nessuno.
L'aria spumeggia rabbia cagnesca. Le pelli dei tamburi si bagnano e ad ogni tocco schizzano sputi di schiuma bianca e nauseabonda. Gli ultras ne sono ricoperti in tutti i loro angoli.

Ore 18.29
La gara sta per cominciare. Le squadre entrano nell'arena. L'aria è rigonfia, carica e pesante. Si respira appena e gli sfidanti sono in deficit di ossigeno prima ancora di iniziare. Le sinapsi lampeggiano. Sta per arrivare il segnale per le batterie di rabbia.


Ore 18.31
L'arena è una grande ammogghiata.
Allo scoccare dell'ora esatta è arrivato il segnale per squadre ed ultras. La tensione in uscita mal regolata ha prodotto un disordinato deflagrare delle energie rabbiose dallo stomaco alla bocca. Ecco che, in un solo minuto, l'arena è completamente ricoperta di mogghia.
mogghia sui balconi
mogghia sugli spalti
mogghia sui lampioni
mogghia sulle bandiere
mogghia sui tricolori e sui colori mascheranti
mogghia nell'acqua della fontana
mogghia dai getti della fontana
mogghia che schizza dai tamburi battenti ma sordi
mogghia che cola dagli imbuti delle trombe
mogghia sulla schiuma degli ultras
mogghia sulle cravatte degli sfidanti
mogghia sulle spalle degli spettatori simpatizzanti
mogghia sulle teste dei vili astanti
mogghia sulle scarpe dei giovani eleganti
mogghia nei pensieri dei politicanti
La mogghia continua a fuoriuscire con aria di sfida dalle bocce spalancate dei personaggi delle squadre. L'energia accumulata e mal gestita ha rese invane le prove allo specchio dei baldi sfidanti. Ore a guardarsi sputacchiare mogghia, per poi vomitarla con forza da posseduti.
Ma il gioco è iniziato, ormai non si torna indietro e la mogghia invade ogni interstizio tra cervello, stomaco e cuore. Parla di odio, parla di rabbia, parla di frustrazioni, parla di piccolezze.

Ore 18.36
L'ammogghiata continua. Una delle due squadre principali urla mogghia, sputa getti di forza inaudita, quantitativamente è superiore. Ma l'altra squadra, imbattuta da tempo, strategica più che tattica, è qualitativamente superiore e i suoi getti di mogghia, anziché disperdersi a ventaglio, vanno dritti al centro. Tanto strategici da mandare piccoli mogghiatori in giro per le strade e per le case, a distribuire piccole porzioni di mogghia ben calibrata, tanto da sembrare altro. Subito imitati dai rivali.

Ore 18.39
Mentre gli sfidanti continuano nella loro ammogghiata, sotto all'arena gli ultras si agitano disarticolati, come il loro pensiero. Non esiste pensiero, in realtà, tanto la mogghia lo ha appesantito. Scivolano su questo strato melmoso come se fosse il loro habitat naturale, si rotolano e si animano, fanatici della mogghia ad ogni livello.
Alcuni astanti si adeguano, qualcuno cerca riparo, qualcuno se ne va vomitando un po' mogghia un po' bile. E anche un po' il suo pensare che muove i suoi piedi verso il pulito.
E nel pulito incontra chi con la mogghia si scontra.
Chi la odia e la aborre, come questo gioco insensato dell'ammogghiata. Ormai ha fatto fortuna tra le vie di questo centro, rivaleggiando con la mogghia sputata in diretta in tv, tra sfidanti di livello superiore che le squadrette di qui guardano con tanta ammirazione.

Ore 18.45
L'ammogghiata continua, sull'arena e ai suoi piedi dove gli ultras non hanno più il senso di se stessi. Sono un corpo unico e dipendente, che si muove in sintonia con le scariche di mogghia superiore.
L'ammogghiata continua, non solo nell'arena e intorno ad essa. Mogghiano anche i mogghiatori tra le vie, i mogghiatori tra le gente, i mogghiatori tra le parole e le idee.

Ore 18.57
L'ammogghiata continua, ma molti astanti hanno lasciato i dintorni dell'arena. La mogghia dalle scarpe staccandosi ha lasciato scie di liberazione sulle pietre bianche. Perfino l'asfalto le ha accolte. Ma ricordando che ogni ambiente raccoglie fino al limite fisiologico. Ricordando che la mogghia se non si esaurisce manda in crisi il sistema.


Ore 18.59
L'ammogghiata continua, mentre lontani dall'arena i cittadini e le cittadine vengono a conoscenza dell'ondata di mogghia scatenata più in là.
La cittadinanza supera di numero gli ammogghiati e d'intelletto molti di essi.
La cittadinanza s'indigna e sta lontana dalla mogghia, ci prova, anche se gli schizzi e i piccoli mogghiatori portano la mogghia ovunque.
La cittadinanza è ancora silente, ma attende il giorno della grande finale, quando, paletti alla mano, voteranno le performance di questi sfidanti.
Nella speranza che l'ambiente assorba abbastanza mogghia da concedere a queste persone la deambulazione. Perché a loro sguazzare nella mogghia non piace proprio.

giovedì 5 maggio 2011

I frutti buoni della malerba

Ieri una persona legata alla sezione di Carosino di Sinistra Ecologia e Libertà ha rivelato ad un mio stretto congiunto che forse il mio attacco è così strenuo e costante perché nel suo gruppo vi è un uomo che ho amato.

L’interlocutore ha risposto, conoscendomi bene, che io mi sento sempre libera di esprimere il mio dissenso davanti a quello che proprio non va, allo scopo di contribuire alla sua evoluzione e indipendentemente dagli individui coinvolti.


Questo è il punto.
L’amore.

Il mio congiunto ha saputo in poche parole rispondere al meglio a quella che è un’ipotesi che può togliere forza, legittimazione e valore ad un impegno, seppur piccolo, per il mio paese.

Un’ipotesi che, naturalmente, avranno elaborato in molti, ma che non trova terreno nei contenuti del mio dire, scrivere, fare: essi sono indisponibili a certi venti di parole, a certe piogge scure, a certi umori pesanti. E dal mio blog è possibile verificarlo.

Le mie parole che suonano come accuse violente sono solo evidenze, non invento nulla, scrivo ciò che è sotto gli occhi di tutti o di cui ho avuto esperienza diretta, tant’è che in molti hanno commentato che “non si tratta di nulla di nuovo”, come se una cosa avesse valore solo nel suo essere originale, come se palesare il volutamente sommerso non avesse valore, come se “mettersi sulla bocca di un paese” semplicemente esprimendosi sia come niente.


Questo è il punto.
L’amore può portare a “mettersi sulla bocca di un paese”?

Sì, l’amore può, l’amore è vasto, l’amore ci supera nelle nostre piccolezza, soprattutto se non si tratta dell’amore per una persona, ma per seimilaseicentocinquantanove persone, per la terra che ha dato a noi tutti il nome e l’origine e l’ossigeno e le possibilità, anche se poche.

E allora forse quella persona che pensava che io fossi mossa da amore si sbagliava ma di poco. Sono mossa da amore ma per il mio paese da un lato, per il progetto di un partito che era in linea con i miei pensieri e da cui finalmente mi sentivo rappresentata dall’altro. Questo amore è quello che invisibilmente unisce molti di noi, ma solo se non viene dopo l’amore per se stessi.

Il mio blog si chiama Singolare e collettivo proprio per questo. La mia pienezza di cittadina si compie nella misura in cui contribuisco alla crescita e al benessere della collettività che poi (sottolineo poi) diventa anche il mio di benessere.


Questo è il punto.
L’amore per gli altri diventa amore per se stessi.

E non viceversa, secondo me. Parliamo di politica e per me la politica è questo: fare il bene della collettività. Se questo passa attraverso la lotta, il sacrificio, il fango, il sentirsi dire alle spalle di tutto, il diventare il capro espiatorio di cose sulle quali non ho alcuna influenza, l’essere letta e interpretata con una punta di malizia, il ricevere “attestati di odio” e avvertimenti, il veder minimizzare il mio impegno riferendolo ad una relazione finita, che sia. Non mi spaventa.


Questo è il punto.
L’amore come questione personale?

L’amore è una questione personale.

L’amore è politica nel momento in cui è rivolta ad un territorio, ad una sua visione futura, alla comunità.

La politica è quindi una questione personale. Una questione personale che va oltre i personalismi, proprio perché etero-diretta: diretta verso l’altro, verso una pluralità, verso qualcosa che ci supera in termini di spazio e tempo. E NON VERSO SE STESSI E I PROPRI INTERESSI.

La forza oppositiva del mio agire è dettata da questo: il fatto che le scelte dei politici abbiano una influenza sulla mia felicità, sulla qualità della mia vita, sulla quotidianità della mia famiglia e dei miei amici, sulle possibilità che la mia terra mi offre, inclusa quella di poter tornare. Il fatto che, proprio per questo, i politici debbano esprimere i miei bisogni e trovarne soluzioni, il fatto che debbano fare i miei interessi e contribuire alle possibilità che avrò nel futuro. Il fatto che, perché questo sia possibile, io senta dentro di me il dovere morale di dire quello che penso, di far emergere le mie esigenze, di esprimere il mio pensiero, di darmi voce, DI FARMI RAPPRESENTARE.


Questo è il punto.
L’amore nei miei confronti.

I politici per fare i miei interessi devono amarmi [me come ogni altr@ Carosinese]. Devono fare il mio bene e per farlo devono conoscermi, ascoltarmi, farsi miei portavoce e non portavoce di se stessi. I politici devono scendere dal loro piedistallo e comprendere che il loro lavoro sta nel mettersi al nostro servizio, migliorare la nostra vita, fare il nostro bene.

Io voglio che sia il SEL a rappresentarmi perché il suo progetto parla di me, mi capisce e mi convince, mi ama.

Io voglio che anche il SEL di Carosino mi ami, che i candidati di SEL Carosino mi amino, voglio che la persona che è andata a parlare con il mio congiunto mi ami…

Ed è per questo che la mia forza contestatrice, polemica e critica si scaglia in misura maggiore verso questo partito: perché voglio che mi rappresenti sempre, che rappresenti il meglio ovunque, soprattutto laddove io vorrei dare il mio contributo. E, ad ora, il SEL di Carosino non mi rappresenta.


Per cui non struggetevi nell’odio per me. Perché io non vi odio.

Per cui non combattetemi con la forza. Perché io so femmna di nerbo.

Per cui non interpretate il mio impegno con superficiali ipotesi. Perché io non sono in superficie. Io sono dentro. Perché quella che sembra malerba può portare frutti buoni.


E che sia con o senza di voi, porterò lo stesso i miei piccoli modesti frutti.
Ma buoni.

venerdì 29 aprile 2011

Piccolo PREZZIARIO del valore di un VOTO

Qualcuno legge e scrive "E' sempre stato così"
oppure "E' così ovunque"
oppure "Noi non facciamo così, per cui non ci interessa".
Io racconto quello che vedo e quello che sento
Lo racconto con la forza di chi non si è abituato a vedere certe cose, con la forza di chi riesce ad indignarsi, di chi non si rassegna che le cose siano così e così resteranno.
Lo racconto con la forza di chi prende una posizione.



A molti e molte indistintamente, proposta di RISOLUZIONE DI QUALSIASI PROBLEMA.
Soluzione utilizzata da chi non conosce l'interlocutore, le sue esigenze, le sue problematiche, ma è consapevole che lo stato di disuguaglianza e ingiustizia sociale abbia portato o porterà comunque per molti un qualche stato di bisogno. In genere si esprime in formule quali "mi raccomando votami 'che poi se ti serve qualcosa non ci sono problemi".



Prezzario per le prossime elezioni amministrative____________________________

Ad una persona molto anziana, promessa della PENSIONE DI INVALIDITA'.
La persona anziana non è invalida, ma ha una pensione minima.
Ogni giorno aspetta il ritorno del promettente, coi documenti che le ha chiesto pronti sul mobiletto della sala pranzo. Ogni volta che il promettente passa, le chiede nuovi documenti e le conferma la promessa. Ma ricordandole il suo nome per le elezioni.

Ad una persona invalida al 100%, promessa di INTERESSAMENTO PER OTTENERE UNA COSA SUA DI DIRITTO.
La persona è stata invitata a recarsi presso l'ufficio del promettente, il quale l'ha chiamata per dirle che quella procedura lì, in corso da anni, si è riattivata grazie al suo intervento e che la sua mediazione la porterà a buon fine, aggiungendo di ricordarsi di votarlo. La persona interessata ha risposto che quella cosa lì è un suo diritto e che il suo interessamento è un suo dovere. E di disturbarla per qualcosa di più importante la prossima volta.

Ad un giovane professionista appena occupato, promessa di INCARICO.
Il promettente non è, in questo specifico caso, un candidato, ma è consapevole che i suoi di incarichi dipendono strettamente dalla vittoria di certe persone. Per cui, dopo una amichevole passeggiata, ha molto poco implicitamente fatto la proposta di compra-vendita. Ma sempre amichevolmente. Il giovane ha risposto ridendo amichevolmente.

Ad una giovane persona iper-critica, specializzata ma precaria, offerta di PROPOSTA PER NOMINA POLITICA ESTERNA.
L'offerta non giunge da una persona candidata, ma molto vicina ad una lista. La persona proponente sa di avere di fronte una persona strenuamente oppositrice quando dice che, in caso di vittoria, farebbe il suo nome per la carica accennata sopra, senza chiedere esplicitamente di cambiare idea sul voto. La persona cui viene fatta la proposta sorride e afferma che, anche se avesse fatto la proposta, nessuno avrebbe dato ascolto alle sue parole. E anche se avessero dato ascolto alle sue parole, non crede che avrebbe accettato. E comunque non li avrebbe votati lo stesso.



Vecchio prezzario (benchmarking per i candidati attuali)______________________

Alla figlia di una persona appena defunta, promessa di OCCUPARSI DELL'ATTO DI MORTE.
Il promettente, subito dopo il triste evento, ha preso da parte la figlia della persona appena dipartita per dirle di non preoccuparsi di quel documento lì 'che se ne sarebbe occupato di persona. E di ricordarsi di votarlo. La signora non ha risposto, disgutata.
[Il candidato era il medico di famiglia]

Ad una giovane persona inoccupata, 50 EURO.

Ad una giovane persona occupata, proposta di un LAVORO MIGLIORE.
Il promettente candidato afferma di voler offrire gratuitamente un lavoro da impiegato in un centro commerciale, poi rivelatosi a tempo molto determinato e tutt'altro che impiegatizio. E soprattutto tutt'altro che migliorativo per la persona interessata.

Ad una persona che doveva operarsi, offerta di VELOCIZZAZIONE TEMPI PER L'OPERAZIONE.
La persona in questione, per un problema non tanto grave dal punto di vista della salute, quanto di sociabilità, decide di sottoporsi ad una operazione. La persona si reca in Asl e prenota. Dopo pochi giorni riceve una telefonata a casa: è il promettente candidato, medico, che si offre spontaneamente di velocizzare la procedura invitando la persona a recarsi presso l'ospedale xyz. Il giorno seguente la persona ha risolto il suo problema, cui segue una costante cura e attenzione da parte del candidato promettente anche in termini di medicazioni e controlli. La persona e i suoi congiunti non l'hanno votato.
[E menomale!!!] Riguardo al congiunto della persona di cui sopra malato di tumore l'unica risposta ottenuta da parte dello stesso promettente alla richiesta di aiuto è stata l'INDIFFERENZA. Le elezioni, infatti, erano state già consumate.




Il contenuto di questo post è in evoluzione.
Esso è, infatti, scritto sulla base delle segnalazioni che giungono a me direttamente, e a volte indirettamente, su base prettamente provinciale (in particolare nell'area che va da San Giorgio J.co e Sava per ora).
Non posso, quindi, assicurare la veridicità dei contenuti delle segnalazioni, per cui non me ne prendo la responsabilità. E per deontologia professionale non farò i nomi né dei votanti né dei candidati coinvolti.

FOTO © Città di Modena - Flickr

mercoledì 27 aprile 2011

Martirizzare i Cristiani e li crisctiani

La domenica delle Palme ho portato la mia famiglia a fare una passeggiata nei luoghi dei primi martiri della Cristianità, a Roma. Sono rimasti particolarmente colpiti da due cose:

  • quanto io possa essere molesta verso una guida e quanto la guida possa trovare stimolante la presenza di una persona che fa domande e presenta persino obiezioni;
  • quanto può essere toccante e spaventoso percorrere la strada circolare di una Chiesa enciclopedica e didascalica sui modi del martirio.

È stato così che il volto di mia madre ha visto susseguirsi espressioni di sdegno e orrore, nonché di vergogna e indignazione per i mille e uno modi di uccidere un Cristiano, ancora vivo naturalmente.

Solo per citarne alcuni:
Arso.
Arso sulla graticola.
Dissetato con piombo fuso.
Abbeverato con olio bollente.
Cotto nell'acqua bollente.
Fritto nell'olio bollente.
Fuso in metalli pesanti a loro volta fusi.
Sbranato da fiere dopo essere stato ricoperto di pelli grondanti sangue.
Tagliato a pezzi dalla forza dei rami di alberi cui veniva legato.
Gettato da un'altura.
Raschiato.
Scorticato.
E i più classici lapidato, crocifisso e crocifisso al contrario.
La decapitazione era riservata ai Cristiani romani, cui si concedeva una morte repentina e potenzialmente indolore.


Torniamo a Carosino, gemendo ancora per il dolore di quei testimoni della prima Ecclesia e ci troviamo di fronte allo spettacolo raccapricciante di un paese vicino alle elezioni e alla Pasqua: commistione quantomai inopportuna di sacro e profano, inopportuna per il sacro, opportuna (in senso di grandi opportunità di visibilità e rendenzione) per il profano.

Di fronte a scene di assoluta incoerenza e bassezza morale, ecco che viene rappresentata sulle pareti di voci e dicerie del nostro paesino la modalità preferita per uccidere “li crisctiani” (nel senso delle persone): infangarli.

Le voci girano e si arricciano pesanti e sporche sulle teste delle persone.

C'è chi prepara campagne elettorali e comizi concentrando tutto su questo strumento fangoso.
Cercando informazioni, vere o false che siano, per gettare fango sull'altrui reputazione.

C'è chi la propria reputazione infangata cerca di lavarsela, frequentando certe persone e certi luoghi.

C'è chi toglie il fango dalla persona che fino a qualche mese fa aveva egli stesso infangato per poi conservarla e rovesciarla sul capo di un nuovo o vecchio nemico politico.

C'è chi, più o meno inconsapevolmente, si fa strumento di questo piccolo martirio, e lava, e sporca, e terge, e getta naturalmente fango.

C'è chi usa il fango sugli altri per apparire più pulito.

C'è chi infanga chi ama e chi infanga il fango.

C'è chi fa statue di fango.

C'è chi fa parole di fango.

C'è chi nel fango ha rialzato altre persone dopo esserci caduto, come dice la celebre frase di una nota canzone di un conosciuto film che ha provocato un “infangamento a tempo determinato”.

C'è chi il fango l'ha visto colare addosso per poi essersene liberato e messo sull'altare, ma che a quel fango non rinuncia per identità da porco, per abbellire i suoi social network, per martirizzare amici, ex amici, ex e conoscenti.

C'è chi il fango lo usa come unico strumento elettorale e c'è chi subirà questo fango.

C'è chi vedrà tra qualche settimana volare fango ovunque e ricoprire l'intero paese in ogni suo angolo, anche in quelli coperti da tetti, volte e cappelloni, sottoforma di voci sussurrate, di sguardi torvi e di posti riservati.


E poi c'è chi si è accorto del fango e lo schifa.

C'è chi in questi circuiti ci entrerà perché ogni crisctiano a Carosino può essere infanganto, anche se testimone solo di onestà e verità, perché troppo libero di dire le cose come stanno, di smarcherare facce di fango, di non aver paura nonostante gli avvertimenti.

C'è chi s'indigna e si rattrista per come sia facile per i Carosinesi usare il fango indiscriminatamente, ignorando che la reputazione, la dignità e l'onore di una persona siano elementi fondamentali per poter affrontare serenamente la vita quotidiana.

C'è chi prova sdegno e orrore, nonché vergogna e indignazione per il modo carosinese di uccidere la reputazione di un altro Carosinese, ancora moralmente vivo naturalmente.

C'è chi pensa che non sia il fango a dover far vincere le elezioni o un posto in prima fila nella mente dei paesani.


Ma il Carosinese se ne frega e usa il fango, arma facile ed efficace, per guidare le menti dei non-infanganti (almeno così crede) e dirigerle nella propria direzione.


I Romani usavano mille e uno modi per martirizzare i primi Cristiani.
I Carosinesi sono affezionati ad un solo modo per martirizzare li crisctiani, ma lo usano con la stessa crudeltà.


Prepariamoci alle piogge di fango.
Le elezioni si avvicinano.



FOTO © ho visto nina volare - Flickr